Come Life Company, A2A si prende cura della vita ogni giorno, perché l’energia, l’acqua, un ambiente pulito, grazie all’uso circolare delle risorse naturali, sono le condizioni necessarie affinché la vita accada. Con l’obiettivo di rigenerare il potenziale di ogni risorsa e creare sempre nuovo valore per tutti, il Gruppo si ispira e opera secondo una visione del mondo condivisa, sostenibile e rispettosa del futuro. Si tratta di progetti concreti, inseriti in un piano investimenti al 2030 da oltre 16 miliardi, con progetti al 90% allineati agli SDGs dell’Agenda 2030 dell’ONU.
Obiettivo: creare valore condiviso nel tempo
Per raccontare il costante impegno di A2A sui temi legati alla sostenibilità, fin dal 2009, il Gruppo redige un Bilancio di sostenibilità, che nel 2017 si è evoluto in Bilancio Integrato e nel 2018 è diventato anche la Dichiarazione non Finanziaria ai sensi del D.Lgs. 254/2016. Il documento, seguendo il framework dell’Integrated Reporting, è strutturato secondo la logica dei sei capitali (Finanziario, Manifatturiero, Naturale, Umano, Intellettuale, Relazionale) da cui l’organizzazione dipende per garantire i propri servizi.
Consapevole che una parte dei capitali viene consumata nella generazione dei servizi che A2A offre e che solo il mantenimento degli stessi possa essere la chiave per una crescita sostenibile, A2A ha definito una strategia che integra obiettivi di business con obiettivi di sostenibilità, redigendo un Piano Industriale al 2030 che consente di reimmettere valore all’interno di ciascun capitale, per mantenerne inalterata la capacità. L’obiettivo più alto è infatti quello di creare valore condiviso nel tempo, per l’azienda, per il pianeta e per le comunità.
In effetti, il Bilancio Integrato rappresenta un appuntamento annuale che offre a tutti gli stakeholder del Gruppo la possibilità di conoscere e acquisire consapevolezza del valore creato da A2A, nonché degli orientamenti strategici di medio e lungo periodo che l’azienda intende perseguire, attraverso una fonte informativa chiara e trasparente.
I Bilanci di Sostenibilità territoriali per sei aree
Nell’ambito del percorso intrapreso da A2A per ribadire il forte legame del Gruppo con i territori e l’orientamento alla sostenibilità come fattore competitivo e valore etico profondamente radicato, A2A ha affiancato a questo documento, a partire dal 2015, la pubblicazione di Bilanci di Sostenibilità territoriali, che raccontano l’impegno e i risultati di A2A su uno specifico territorio (attualmente i bilanci di sostenibilità territoriali sono redatti per sei aree: Brescia, Milano, Bergamo, Valtellina e Valchiavenna, Friuli Venezia Giulia e Piemonte).
Questi documenti sono redatti per rappresentare il contributo di A2A al raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU per ogni territorio e, per l’edizione 2020, il racconto si snoda sul filo di tre parole chiave: Pianeta, Persone, Comunità, ambiti identificati dal World Economic Forum con il documento “Towards Common metrics and consistent Reporting of Sustainable Value Creation”.
Questi documenti sono presentati, annualmente, all’interno di specifici momenti di coinvolgimento delle diverse categorie di stakeholder locali. Infatti, sempre nel 2015, A2A ha attivato un programma di stakeholder engagement, il forumAscolto, che consiste nella realizzazione di workshop ed eventi, sui diversi territori in cui l’azienda opera, finalizzati a “dare voce”, nonché a raccogliere le esigenze e le necessità delle diverse categorie di portatori di interesse.
Il coinvolgimento degli stakeholder
Il tema del coinvolgimento degli stakeholder, che il Gruppo porta avanti già da diversi anni, rappresenta oggi per aziende come A2A un aspetto estremamente rilevante da presidiare. Da un lato, è sempre più riconosciuta l’efficacia del coinvolgimento degli stakeholder da parte delle aziende ai fini della creazione di valore condiviso. A livello europeo, infatti, è in fase di definizione una direttiva sulla Governance Sostenibile, che punta ad allineare meglio gli interessi delle imprese, dei loro azionisti, dei loro gestori, delle parti interessate e della società, creando il «dovere ESG verso gli stakeholder» in capo agli amministratori delle società (duty of care).
Dall’altro lato, in un contesto caratterizzato da una sempre maggiore attenzione al tema del cambiamento climatico e degli impatti che esso può generare sul pianeta e sulle comunità, dare vita a un’economia sempre più sostenibile dal punto di vista ambientale e sociale – compiendo la cosiddetta transizione ecologica – è diventa- to prioritario. Ma questo è un compito che aziende o istituzioni, per quanto impegnate sui temi della sostenibilità, non possono compiere da sole e il contributo delle comunità e degli individui si rivela cruciale per poter effettivamente realizzare una svolta concreta verso stili di produzione e consumo più sostenibili.
È un obiettivo comune e sarà possibile raggiungerlo solo con il contributo attivo di tutti. Tuttavia, la costruzione di un dialogo efficace tra aziende e stakeholder risulta in alcuni casi particolarmente complessa e delicata visti i livelli di tensione, sfiducia e “dispercezione” su argomenti delicati come le decisioni ambientali. L’European Green Deal Barometer, ad esempio, identifica tra le principali barriere alla realizzazione della transizione ecologica la mancanza di consenso su cosa si intenda per sostenibilità, il ricorso a processi decisionali calati dall’alto che non prevedono il coinvolgimento locale e, infine, la mancanza di politiche credibili che redistribuiscano gli impatti negativi della transizione.
Di fronte a tale complessità, risulta ancor più importante avviare dei canali di dialogo con i territori, al fine di metterne a fuoco le specificità e di individuare le leve abilitanti più adatte a promuovere il cambiamento e a sostenere la transizione ecologica.
Le dieci “svolte giuste” della transizione ecologica
Proprio in questa logica si inserisce l’edizione 2021 del programma forumAscolto, realizzata con il supporto di The European House Ambrosetti, che nasce dalla consapevolezza che la transizione ecologica pone aziende, istituzioni e territori di fronte a delle scelte, dei veri e propri bivi dove entrambe le strade percorribili sembrano le più giuste ed è difficile stabilire quale strada percorrere. All’inizio del percorso sono state identificate 10 “svolte giuste”, dei veri e propri bivi della transizione ecologica, selezionati per rispecchiare il settore, il posizionamento e le ambizioni del Gruppo A2A, e, nell’ambito del ciclo di incontri “I territori della sostenibilità”. I bivi sono stati sottoposti agli stakeholder di sei territori coinvolti e a un gruppo di under 30 di tutt’Italia, per capire come ogni area si caratterizza e per identificare le soluzioni migliori per implementare gli obiettivi del Piano Strategico al 2030 di A2A, sostenendo un cambiamento inclusivo, efficace e su misura.
Per ciascuna Svolta Giusta entrambe le strade sembrano corrette, e risulta difficile prendere una decisione netta, anche in considerazione del fatto che nella realtà tendono a prevalere delle combinazioni tra le opzioni disponibili. Le risorse a disposizione per implementare la transizione ecologica sono tuttavia limitate, e vanno sfruttate rapidamente e in modo efficace. Pertanto, è stata operata una polarizzazione che ha vincolato i territori a scegliere per ogni bivio solo una tra le due alternative possibili, con il suggerimento di riflettere come spendere un ipotetico “ultimo euro” disponibile.
Il punto di vista del territorio

Marco Patuano, ad di A2A
A ciascun incontro hanno partecipato circa 20 stakeholder locali, selezionati per interpretare il punto di vista del territorio grazie alle loro esperienze, competenze, valori e relazioni, che si sono confrontati sui bivi ritenuti più rilevanti. Al termine di ciascun incontro, i risultati emersi dal confronto sono stati presentati ai vertici di A2A.All’inizio di ottobre 2021 è stato realizzato un evento conclusivo che ha messo a sistema gli spunti emersi nei diversi incontri, sia a livello generale sia di singolo territorio. I risultati di questo percorso sono stati commentati dal Presidente di A2A, Marco Patuano, dal Ministro per le pari opportunità e la famiglia, Elena Bonetti, e da un panel di esperti, a cominciare da Jeffrey Sachs, economista statunitense, presidente dell’UN Sustainable Development Solutions Network (SDSN) e direttore del Center for Sustainable Development della Columbia University.
Futuristi, accoglienti, ambientalisti e prudenti
A livello di sistema, si possono evidenziare alcuni tratti che hanno accomunato i diversi territori coinvolti nel percorso di ascolto, in primis, i bivi ritenuti prioritari da tutti:
- innovazione tecnologica o comportamenti individuali
- generazione Z o boomer
- cambiamenti radicali o cambiamenti incrementali
- istituzioni o stakeholder
- ambiente o società.
Guardando quindi ai risultati delle valutazioni complessive su questi 5 bivi è possibile tracciare un profilo degli stakeholder coinvolti nei diversi territori, riassumibile in 4 caratteristiche chiave.
Gli stakeholder di A2A sono futuristi. Sono proiettati verso l’innovazione tecnologica (per il 60,4%), pur consapevoli che l’implementazione delle innovazioni non sarà possibile senza il contributo dei comportamenti individuali, e sono molto attenti ai diritti delle nuove generazioni (per il 92%), messi a repentaglio da un eccessivo consumo di risorse e dai costi di un debito pubblico che ricadrà sulle loro spalle, tradizionalmente generato da chi ha detenuto e ancora detiene il potere decisionale. I territori coinvolti tendono ad essere accoglienti più che esclusivi, ovvero convinti che le decisioni necessarie a promuovere la transizione ecologica vadano prese coinvolgendo tutti gli stakeholder (per il 73,7%) e non interfacciandosi solo con le Istituzioni.
Prevalgono inoltre gli ambientalisti: gli stakeholder si dimostrano focalizzati sulla tutela dell’ambiente (per il 73,5%), delle sue risorse e della sua biodiversità, anche a scapito dei bisogni della società.
Infine, gli stakeholder coinvolti sono più prudenti che rivoluzionari: per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità, si orientano verso i cambiamenti incrementali (per il 70%), piuttosto che verso i cambiamenti radicali, che rischiano di creare spaccature e conflitti nella società. Questi risultati sono stati declinati anche sui singoli territori, identificando analogie e differenze nell’approccio ai bivi, aiutando A2A ad aumentare la propria consapevolezza sulle modalità più efficaci di mettere a terra il suo ambizioso Piano Strategico decennale, tenendo in considerazione le specificità locali.
a cura di Andrea Lisi
(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.4, Settembre/Ottobre 2021, pag. 30)