E’ in programma per il prossimo autunno, per la precisione il 12 e 13 ottobre, ma già se ne parla da parecchie settimane. Sono oltre 180 le organizzazioni – tra queste anche CSRoggi – che hanno finora scelto di essere tra i protagonisti della nona edizione del “Salone della CSR e dell’innovazione sociale” che si svolgerà, come da tradizione, a Milano, negli spazi dell’Università Bocconi.

Quest’anno l’appuntamento più atteso da chi crede e opera nella sostenibilità avrà il titolo “Rinascere sostenibili”. Ne parliamo con Rossella Sobrero, fondatrice, organizzatrice e anima del Salone e di tutte le iniziative a esso connesse, come “Il Giro d’Italia della CSR” e “Il Salone extra”.

Dott.ssa Sobrero, il titolo “Rinascere sostenibili”, che cosa significa?
«Questo titolo è stato scelto dal Gruppo promotore e dal Comitato scientifico a ottobre 2020, appena conclusa l’edizione precedente del Salone. Rinascere sostenibili non vuole essere solo un auspicio o una speranza per un futuro diverso: rappresenta un impegno e una sfida che coinvolge già oggi tutti gli attori sociali. Siamo convinti che per rinascere sostenibili sono necessari coraggio, innovazione, capacità di visione, fattori importanti per riuscire ad attuare quella trasformazione del modello economico che è considerata da tutti davvero urgente e necessaria».

Il Salone nazionale giunge a Milano in Bocconi il 12 e 13 ottobre dopo il vostro Giro d’Italia 2021: quali sensazioni avete raccolto in tutti questi difficili mesi?
«Il Giro d’Italia è stato un viaggio molto positivo che ha previsto 15 tappe tra gennaio e giugno. Le tappe sono state: Bari, Bologna, Genova, Ivrea, Lago Di Como, Messina, Milano Mind, Napoli, Padova, Roma, Torino, Trento, Treviso, Udine, Verona. In questi sei mesi abbiamo incontrato tante realtà diverse che però hanno in comune un elemento importante: tutti, dalle imprese più grandi alle PMI, dalle organizzazioni del Terzo Settore agli Enti locali stanno cercando di modificare concretamente il loro modo di operare in una logica sempre più sostenibile. Anche quest’anno il Giro d’Italia è riuscito a valorizzare in particolare le esperienze di chi ha compreso l’importanza della collaborazione: solo quando esistono relazioni positive e il principio di sussidiarietà è reale, imprese, enti locali e organizzazioni del Terzo Settore riescono ad ottenere risultati utili per la comunità».

Nel corso del Giro d’Italia avete riscontrato reazioni e sensibilità differenti, verso la sostenibilità, nelle varie regioni italiane?
«Il ruolo dei territori nel percorso verso lo sviluppo sostenibile è riconosciuto come sempre più importante: cresce infatti la consapevolezza che il confronto tra gli attori sociali è più facile a livello locale grazie alla conoscenza e alla fiducia reciproca. Nelle realtà dove la dimensione relazionale è forte il processo di cambiamento può avere una accelerazione proprio in un periodo difficile come quello che stiamo attraversando. In alcune regioni, come per esempio l’Emilia Romagna, il Veneto, il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia il percorso verso lo sviluppo sostenibile è più avanzato e molte organizzazioni hanno fatto della responsabilità sociale un driver strategico. Anche nelle regioni del Centro e del Sud ci sono esempi positivi ma sono meno le occasioni di confronto. A volte le imprese che hanno avviato un percorso di cambiamento si sentono più isolate: per questo è importante aumentare, come abbiamo fatto quest’anno, la presenza nelle regioni del Centro Sud. Il Giro d’Italia ci ha confermato l’importanza di andare verso una responsabilità sociale di territorio: per sottolineare quanto sia fondamentale superare la visione limitata all’azione della singola impresa, della singola organizzazione non profit, del singolo ente pubblico e considerare invece il sistema di relazioni e di interazioni che legano tra loro i soggetti nel territorio».

Al Salone nazionale di ottobre sono già “iscritti” più di 180 protagonisti. Come sono cambiati, nel corso degli anni, i vostri interlocutori?
«Certamente la crisi sanitaria, economica e sociale ha messo – e sta ancora mettendo – a dura prova tutte le organizzazioni che in molti casi hanno dovuto rivedere i propri modelli, innovare alcuni processi, fare scelte alternative. Ma tra organizzazioni che partecipano come “Protagoniste” al Salone 2021 è evidente la speranza che si possa presto ripartire con il piede giusto per andare verso un domani più sostenibile. Negli ultimi anni abbiamo rilevato un cambiamento molto interessante: sono sempre di più le imprese che hanno adottato una visione sistemica dello sviluppo sostenibile e hanno inserito i principi della sostenibilità nei loro piani industriali. La sostenibilità è sempre meno tattica e diventa sempre di più una scelta strategica».

Per il Salone di Milano questa sarà la nona edizione. Ce n’è una che più di ogni altra ha rappresentato la “svolta” nella vostra azione di diffusione della cultura della responsabilità sociale?
«Il Salone nasce del 2005 (allora il nome era Dal Dire al Fare) quando la CSR era prevalentemente oggetto di confronto tra esperti del mondo accademico e studiosi del tema. A partire dal 2013 la manifestazione ha cambiato nome diventando Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale mondificando in parte il format e aggiornando la composizione del Gruppo promotore. L’edizione del 2019 è stata molto importante con oltre 6mila presenze in due giorni. Ma anche in un anno difficile come il 2020 la manifestazione si è confermata come un appuntamento importante per chi crede nella sostenibilità: abbiamo avuto oltre 12mila connessioni a dimostrazione che l’interesse per questi temi è in continua crescita. L’edizione 2020 aveva come titolo I volti della sostenibilità ed è stata dedicata alle persone che fanno della responsabilità sociale un impegno quotidiano: modificando il modo di fare impresa, migliorando la relazione con gli stakeholder, sviluppando progetti per il benessere dei dipendenti, rinnovando il rapporto con i fornitori, realizzando iniziative a favore della comunità. Il tema della responsabilità individuale, oltre di quella delle organizzazioni, continuerà a essere al centro dell’attenzione anche nell’edizione 2021».

Oltre al Giro d’Italia della CSR, siete organizzatori anche del Salone EXTRA, ce ne vuole brevemente fare cenno?
«Da tempo il Salone va ben oltre i due giorni dell’evento nazionale per cercare di mantenere alta tutto l’anno l’attenzione sulla sostenibilità e condividere tante esperienze positive. Per questo abbiamo deciso di creare il Salone EXTRA, un programma di incontri che ha visto la presentazione di libri e l’organizzazione di eventi dedicati all’approfondimento di temi specifici. Tra gli eventi più partecipati ricordo quello sulla moda etica dove esperti e imprese si sono confrontati sulle modalità più efficaci per promuovere un cambiamento nei modelli di produzione del settore dell’abbigliamento. Anche grazie al Salone EXTRA cresce il patrimonio di progetti e idee: possiamo quindi dire che il Salone è sempre di più un contenitore di esperienze positive e uno spazio di confronto multistakeholder. Mi fa piacere ricordare che questo patrimonio cresce ogni anno anche grazie alla CSR Gallery, uno spazio sul sito dove conoscere le storie e i progetti messi in campo dai Protagonisti per raggiungere gli obiettivi per lo sviluppo sostenibile».

Sostenibilità, oggi tutti ne parlano. Con un occhio rivolto al futuro, quali sono gli aspetti positivi e quali quelli negativi di questa improvvisa (e a volte “vuota”) sovraesposizione?
«In un momento in cui si parla molto di sostenibilità è necessario prestare attenzione ai contenuti e alle modalità con cui le organizzazioni, in particolare le imprese, comunicano il proprio impegno sociale e ambientale. La comunicazione della sostenibilità offre infatti tante opportunità ma presenta anche alcuni rischi che vanno evitati: il greenwashing può infatti indurre i consumatori ad acquistare in buona fede prodotti non sostenibili o adottare comportamenti non corretti. In questo modo si rischia di incrinare la fiducia del mercato nei confronti di tutte le imprese, anche di quelle che hanno fatto della sostenibilità una scelta responsabile. Bisogna cercare nuove idee: anche per questo i giovani e le start up possono giocare un ruolo importante. Spesso da loro arrivano le soluzioni più innovative perché hanno un approccio diverso capace di coniugare collaborazione, conoscenza e innovazione. Inoltre per cercare di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030 dobbiamo coinvolgere di più le persone: per esempio è importante ripensare alcuni servizi attraverso l’ascolto di chi li utilizza, un processo utile per scoprire nuove soluzioni a volte inaspettate grazie alla sinergia con gli “user”».

a cura di Luca Palestra

(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.3, Maggio/Giugno 2021, pag. 62)

 

 

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