Quando, poco più di un anno fa, pubblicavo un libro dal titolo abbastanza eloquente di “Sostenibilità Digitale”, declinare il tema della trasformazione digitale rispetto a quello della sostenibilità non era considerato un fatto scontato, né così auto-evidente. Ursula von der Leyen aveva appena lanciato il suo Green Deal, ma di lì a poco sarebbe arrivato il Covid-19, destinato non solo a spostare l’attenzione dei più verso l’emergenza sanitaria, ma a cambiare – e per sempre – il destino del mondo.
Per molti mesi non si è pensato che all’emergenza in corso, in una società affannosamente impegnata a cercare di comprendere come sopravvivere in uno scenario che sembrava preso di peso da un catastrofico film distopico.
Il digitale, per continuare a vivere
Eppure, proprio quei mesi hanno dimostrato al di là di qualsiasi dubbio il ruolo del digitale nel garantire continuità dei processi, nel supportare persone, aziende ed istituzioni, nel continuare, insomma, a vivere. Segregati, distanziati, impauriti ma vivi e in attesa di ripartire, seppur senza mai essersi fermati del tutto proprio grazie alla rete, a internet, alle tecnologie.
Proprio quei mesi hanno reso evidente quanto il tema del digitale sia intrinsecamente connesso a quello della sostenibilità. Perché se è vero che con il telelavoro abbiamo continuato a lavorare, con la teledidattica a studiare, con il commercio elettronico a fare acquisti e con i social media abbiamo continuato a “vederci”, seppure dietro lo schermo di un monitor o di uno smartphone, è altrettanto evidente come questi strumenti abbiano condizionato le nostre giornate.
Ed è evidente come tale condizionamento sia stato positivo o negativo da una parte in funzione del cambiamento nella nostra quotidianità dovuto all’emergenza in corso, ma dall’altra delle modalità con le quali gli strumenti digitali sono stati declinati in questa quotidianità.
La rotta di “una nuova normalità”
È questo il punto centrale quando si parla delle inscindibili relazioni tra digitale e sostenibilità: il cosa (sia cambiato) e il come (sia cambiato). Un “cosa” e un “come” che non dipendono dalla dimensione tecnologica, ma dal mondo nel quale essa viene implementata, tanto rispetto agli strumenti dei quali disponiamo quanto rispetto alle modalità, alle logiche e agli approcci con i quali decidiamo di svilupparli. Modalità, logiche e approcci la definizione dei quali rappresenta la sfida del prossimo decennio. Decennio che servirà a tracciare la rotta di quella “nuova normalità” che non sarà una restaurazione del passato, ma una declinazione di un mondo nuovo, del quale in questi mesi abbiamo appena percepito opportunità e minacce. Per disegnarlo non potremo che ispirarci ai principi di sostenibilità sociale, economica e ambientale definiti nello scenario di Agenda 2030.
Il Covid-19, nel bene e nel male, ci ha messo alla guida di una potente automobile: il digitale. Ma non ci ha insegnato a guidare, né ci ha dato la patente. Per imparare a condurre questa automobile abbiamo bisogno di istruzioni. Queste istruzioni si chiamano sostenibilità, e quello che dobbiamo fare è imparare a disegnare la sostenibilità digitale necessaria alla nuova normalità.
di Stefano Epifani
(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.2, Marzo/Aprile 2021, pag. 68)
