Il difficile percorso verso gli obiettivi climatici stabiliti nell’accordo di Parigi sarebbe a un punto di svolta. È quanto sostiene un’analisi di Climate action tracker (Cat), un’organizzazione scientifica nata dalla collaborazione di Climate Analytics e NewClimate Institute, pubblicata a dicembre col titolo “Paris agreement turning point”, secondo cui l’incremento della temperatura media globale potrebbe essere di circa 2,1 gradi Celsius  al 2100. Un valore che sfiorerebbe l’obiettivo minimo (2 °C) indicato dall’accordo di Parigi, di cui il 12 dicembre ricorre il quinto anniversario. “Si tratta di uno sviluppo davvero importante”, ha detto Bill Hare, un esperto di Climate Analytics che ha collaborato al report, “più del 50% delle emissioni globali odierne sono prodotte da Paesi che si sono impegnati a raggiungere il target di emissioni zero entro il 2050”.

Lo studio, riportato dalla Bbc, presenta dati decisamente più incoraggianti rispetto a quelli elaborati nel settembre scorso, in cui Climate action tracker prevedeva un riscaldamento globale di circa il 2,7 °C entro il 2100, con effetti disastrosi per il Pianeta. Ma le nuove promesse climatiche della Cina e di altre nazioni potrebbero modificare in modo sostanziale la traiettoria del riscaldamento globale. A settembre Pechino ha annunciato che raggiungerà la neutralità climatica entro il 2060 e il picco di emissioni nel 2030, un fattore che da solo potrebbe ridurre il riscaldamento da 0,2 a 0,3 °C entro la fine del secolo. Xi Jinping, nel presentare i piani del Paese in un discorso alle Nazioni unite, non ha spiegato in dettaglio come la Cina avrebbe raggiunto il suo obiettivo, ma la sua promessa è stata giudicata comunque sorprendente da molti osservatori (leggi il commento del New York Times).

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Joe Biden, ha promesso di portare gli Stati Uniti a zero emissioni nette entro il 2050 (in questa ipotesi, si ridurrebbe il riscaldamento  di altri 0,1 °C) e ha avviato gli incontri con la vice Kamala Harris e il suo staff per far rientrare gli Usa nell’accordo di Parigi. Nel giugno 2017, era stato Donald Trump ad annunciare la sua intenzione di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo, ritiro che è diventato ufficiale lo scorso 4 novembre. Il 23 novembre Biden ha anche nominato John Kerry come suo inviato speciale per il clima. Nel primo intervento da inviato speciale, Kerry ha sollecitato il mondo ad aumentare le ambizioni della lotta contro il cambiamento climatico, dicendo che “l’accordo di Parigi non è abbastanza”. Anche il Sudafrica, il Giappone, la Corea del Sud e il Canada hanno recentemente annunciato obiettivi di zero emissioni nette. In totale, rileva Climate action tracker, 127 Paesi responsabili del 63% delle emissioni stanno prendendo in considerazione o hanno adottato obiettivi netti zero.

 

Gli scenari climatici
In realtà, le previsioni elaborate in questi mesi dai climatologi sono meno ottimistiche. In tre dei quattro scenari di emissioni (Representative concentration pathways-Rcp) presi in considerazione nei recenti rapporti dell’Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), i +2°C di riscaldamento verrebbero superati negli anni 2040. Secondo lo scenario Rcp4.5, entro la fine del secolo le temperature globali aumenteranno da 1,7 a 3,2°C sopra i livelli preindustriali e per lo scenario Rcp8.5 da +3,2 a +5,4°C. L’unico scenario con una possibilità di rimanere entro i limiti stabiliti dall’accordo di Parigi è Rcp2.6, che prevede un riscaldamento da +0,9 a +2,3° C.

Secondo Met Office, il servizio meteorologico nazionale del Regno Unito, la temperatura media globale della Terra potrebbe raggiungere un calore record durante il quinquennio 2020-2024: se ciò fosse confermato, si arriverebbe a +1,5 °C già nel 2024. Queste analisi sono confermate da numerosi studi, tra cui il New energy outlook 2020 della società di ricerca BloombergNef che ha osservato come, nonostante il progresso della transizione energetica e la diminuzione della domanda di energia causata dal Covid-19, il mondo si stia dirigendo verso un aumento della temperatura di 3,3 gradi Celsius entro il 2100. Per mantenere le temperature ben al di sotto dei 2 °C, i ricercatori hanno proposto uno scenario climatico che prevede un’economia energetica futura a basse emissioni di carbonio, in grado di fornire 100mila Terawattora di elettricità pulita entro il 2050. Si tratta di cinque volte tutta l’elettricità pulita prodotta nel mondo oggi e richiederebbe un sistema di alimentazione 6-8 volte più grande in termini di capacità totale. Servirebbero investimenti compresi tra 78 e 130 migliaia di miliardi di dollari, avverte lo studio, per applicare questo modello di sviluppo.

Scienziati, giovani e numerose organizzazioni della società civile hanno avvertito a più riprese che, se la temperatura globale media aumentasse anche solo di 2 °C, potremmo assistere a un aumento significativo di eventi meteorologici estremi, da giornate estremamente calde, a forti piogge e inondazioni, a siccità diffuse. Gli incendi boschivi diventerebbero più frequenti, mentre il livello del mare aumenterebbe, mettendo le aree costiere basse e le piccole isole a rischio di inondazioni e mareggiate. Centinaia di milioni di persone sarebbero costrette a emigrare da aree divenute inadatte a ospitare la vita umana, mentre i virus troverebbero un clima più accogliente per la loro diffusione.

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