Se il sistema scolastico italiano fosse un computer potremmo dire che i suoi problemi erano, già prima della pandemia, tanto di hardware quanto di software. Nel primo fronte rientra il fatto che, solo per fare un esempio, in media un edificio scolastico su quattro nel territorio nazionale non era nato per essere una scuola e specie nelle grandi città ha spesso più di un secolo di vita: il che oltre a qualche pro aveva già prima diversi contro, figurarsi adesso con volumetrie e distanze obbligate. Il secondo fronte è ancora più vasto se solo si pensa alla disparità digitale per cui (Buone Notizie ne ha trattato ampiamente in luglio) un milione di minori sui dieci residenti in Italia non aveva durante il lockdown e tuttora non ha né un pc né un tablet. Anche al netto delle difficoltà da Covid è questo il contesto – misurato nei due ambiti appena richiamati da altrettante indagini dell’impresa sociale Con i Bambi­ni in collaborazione con Openpolis – in cui sta per calarsi la ripresa delle scuole italiane gravata da tutte le incognite da virus e controvirus che non stiamo a riassumere.

Ma è a partire da questo contesto che il mondo delle Fondazioni bancarie rappresentato da Acri ha rinnovato il suo impegno – mai cessato neppure nei mesi della didattica a distanza – affinché la ripresa della scuola «in pre­senza» possa non solo avvenire ma tradurre, come si dice sempre, le nuove necessità in opportunità. Lo spirito del resto è sempre quello del Contra­sto alla povertà educativa minorile cui le Fondazioni, in accordo col governo e col Forum nazionale del Terzo setto­re, hanno dedicato dal 2016 un Fondo specifico gestito da Con i Bambini che ha finora promosso e finanziato 355 progetti in tutta Italia. Con adesioni ovunque: Fondazione Cariparo, per dirne una, contro la povertà educativa nelle province di Padova e Rovigo aveva già impegnato più di 30 milioni di euro in quattro anni e ora ne ha aggiunti altri tre per la ripresa scolastica nell’emergenza. Ma accanto a questi casi ci sono le iniziative specifiche delle singole Fondazioni, impossibili da citare tutte, nelle quali lo spirito di cui sopra è costantemente riconoscibile. E riproponibile a prescindere dall’emergenza in atto.

In Piemonte si può partire dal proget­to Diderot di Fondazione Crt, nato per consentire agli studenti delle scuole primarie e secondarie di tutta la regio­ne e della Valle d’Aosta l’opportunità non solo di approfondire le materie tradizionali con metodi nuovi ma di affrontarne di nuove combinate con quelle solite: arte e matematica, economia e computing, stili di vita e pre­venzione delle dipendenze, inglese e opera lirica. Sempre in Piemonte Fon­dazione Cr Biella ha invece lanciato il bando «Scuola+», rivolto alle scuole che l’emergenza Covid ha messo in crisi e pensato per sostenere in antici­po gli studenti che dovessero trovarsi in difficoltà con le nuove condizioni; mentre Fondazione Cr Cuneo, dopo avere promosso tra i ragazzi già prima dell’estate il concorso «La scuola che vorrei» in vista di settembre, si appresta a tradurre per quanto possibile in realtà quei sogni e desideri.

In Liguria il bando «Torniamo a scuola» di Fondazione Carispezia contribuirà a finanziare gli interventi necessari per garantire la riapertura in sicurezza. Mentre in Toscana viene rilanciato da Fondazione Cr Firenze il progetto «TuttoMeritoMio» per gli studenti «ad alto potenziale»; Fonda­zione Crpt ripropone per la sesta volta a Pistoia e Pescia l’iniziativa «Scuole in movimento» con 35omila euro per l’innovazione; e Fondazione Mps promuove a Siena la quinta edizione di «sCool Food» sull’educazione alla cittadinanza attiva, allo sviluppo sostenibile, ai diritti umani.

Più pratica che mai infine la possibilità offerta da Fondazione di Sardegna che per le scuole dell’isola aveva stanziato lo scorso anno un milione e mezzo di euro da spendere nei progetti più vari: ora gli istituti potranno usare quei soldi per qualsiasi intervento relativo alle nuove norme anti-Covid, con una semplice comunicazione e senza alcuna burocrazia, anche se li avevano ottenuti per altri motivi.

di Paolo Foschini

 (da Buone Notizie – L’impresa del bene del 1 settembre 2020)

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