L’emergenza sanitaria rimane ormai sullo sfondo e tutti speriamo non si ripresenti con la tanto temuta seconda ondata. È doveroso concentrarsi sulla ripartenza, riflettere sugli insegnamenti di un periodo drammatico, ritrovare un percorso di crescita non solo economica, ma anche e soprattutto nella più vasta dimensione sociale. Il ruolo del Terzo settore è pur timidamente salito alla ribalta, sia per le capacità espresse nell’affrontare alcuni punti caldi della situazione sanitaria, sia per la possibilità di valorizzare positivamente le grandi risorse soprattutto umane che sono proprie di una grande tradizione italiana di solidarietà.
Proprio del ruolo del Terzo settore, sulle sue potenzialità, sulle sfide da cogliere in tempi brevi Argisnauta ha raccolto l’opinione di Paolo Gibello, presidente della Fondazione Deloitte.
“In attesa che la riforma del terzo settore diventi finalmente realtà – afferma Gibello – la vera sfida per il futuro è quella di riuscire a creare degli enti in grado di generare valore perché questo possa essere reinvestito assicurando continuità operativa nel tempo e creando i presupposti per una ulteriore crescita sostenibile. Stiamo attraversando un periodo in cui le nuove generazioni risultano molto più attente alla sostenibilità e al sociale. In generale anche nel mondo profit c’è un movimento benefit molto corposo. Parliamo di oltre tremila società che sono benefit corporation, vale a dire hanno nel profitto uno dei loro valori ma puntano soprattutto su sostenibilità, un’accountability maggiore e una spiccata transparency verso il mondo esterno. Terzo settore a parte, in Italia con la legge n° 208, entrata in vigore il 1° gennaio 2016, sono state istituite le società benefit, che allo stato attuale sono già più di 300 e che mettono il nostro Paese al primo posto in Europa su questi temi. In generale quindi il mondo della sostenibilità rappresenta un po’ il primo passaggio tra il mondo profit e no profit, facendo da ponte tra le due realtà.
Il terzo settore non è solo volontariato. L’obiettivo primario resta la contaminazione positiva tra i giovani e passa inevitabilmente dall’istruzione, soprattutto quella superiore e universitaria.
Dalla posizione privilegiata di un network come Deloitte, abbiamo analizzato il fenomeno nel corso degli ultimi anni riscontrando che le professionalità presenti nel terzo settore non sempre riescono a esprimere capacità manageriali che consentano di estrarre tutta la potenzialità di valore. Parte di questo valore rimane pertanto inespresso. Per sopperire a questa lacuna il terzo settore deve diventare attrattivo per i talenti, perché laddove i talenti sono presenti il successo dell’iniziativa è assicurato. Mi piace ricordare come esempio virtuoso Punto Cometa di Como che, nata 30 anni fa, ha saputo crescere, diversificarsi, precorrere i tempi, essere innovativa grazie all’intuito dei promotori assistiti da una squadra manageriale di primissimo piano.
La sfida principale quindi sarà quella di garantire al terzo settore degli sbocchi professionali che siano di rilievo, per attrarre non solo coloro che sono animati dal senso del volontariato ma anche dal senso del business e della crescita nel lungo periodo.
In questo senso una chiave di volta è rappresentata proprio dal mondo universitario, chiamato ad aprirsi definitivamente verso nuovi orizzonti con piani di studio dedicati e nuovi corsi, come quello lanciato dall’Università Bocconi per la gestione dell’impresa sociale attraverso imprenditorialità e sviluppo sostenibile. Va in questa direzione anche l’Osservatorio di Fondazione Deloitte, l’evento online che ha avuto una larga partecipazione giovedì 16 luglio per promuovere un dibattito e nuove idee su tematiche di impatto sociale ed economico tra istituzioni, business community, terzo settore e, in particolare, il sistema scolastico e universitario. Oggetto dell’Osservatorio proprio un’analisi su educazione e formazione in ambito STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), al fine di poter contribuire a una sfida complessa che la società italiana deve affrontare per migliorare la sostenibilità sociale ed economica del Paese e assicurare il benessere delle generazioni future. (Per maggiori info https://www2.deloitte.com/it/it/events/Eventi/2020/osservatoriofondazione-deloitte.html).
Che ruolo possono avere le Fondazioni d’impresa? Nello scenario italiano quali sono le prospettive e i punti di forza di queste realtà?
Il mondo del no profit nasce con impronta anglosassone, ma rappresenta ormai una presenza importante anche in Italia. Da noi, dove le imprese familiari rappresentano la spina dorsale del tessuto economico, si incontrano molteplici esempi di aziende radicate nel territorio in grado di dare un contributo importante al Paese, di lasciare un segno per la collettività ed essere presenti nel momento del bisogno e dell’emergenza. Le Fondazioni vincenti sono quelle gestite da veri e propri manager d’azienda che mettono le loro capacità al servizio della charity foundation dell’impresa.
(da Argisnauta newsletter n.16 del 22 luglio 2020)