La mobilità sostenibile migliora nelle grandi città come Milano, Torino Firenze, ma non nella Capitale. Il modo in cui gli italiani si muovono sta mutando, verso ima sempre maggiore propensione a scegliere modalità a emissioni zero e mezzi alternativi come e-bike, monopattini o vetture in sharing con un basso impatto ambientale. Secondo il rapporto «Città Mez», realizzato da Legambiente e Motus-e, nelle città più ricche e prosperose d’Italia, che hanno recuperato il reddito perso nella crisi del 2008-2013, il tasso di motorizzazione è decisamente più basso, nonostante ci si muova più che nella media nazionale. Due volte tanto, ad esempio, a Milano. Inoltre qui la popolazione urbana è aumentata.

La onlus ha confrontato venti città italiane con il reddito medio più alto con altre venti dove il reddito è più basso, considerando anche la penetrazione del tasso di mobilità emissioni zero (Mez), che è l’obiettivo dell’Accordo di Parigi sul clima per tutte le metropoli per il 2040. Emerge è che «quasi tutti i comuni più ricchi hanno recuperato il reddito perso durante la recessione, a eccezione di Roma (che perde il 3% sul 2007) e di Modena (che invece recupera oltre +1% sul 2007) — afferma Andrea Poggio, responsabile mobilità di Legambiente .

Quattro città su 20, considerate le più ricche e benestanti, risultano stabili o in crescita demografica (oltre il 3%), mentre il tasso di motorizzazione medio è 61 auto ogni 100 abitante (50 a Milano, in tutti i casi mediamente in calo) e ogni abitante usa in media 169 volte all’anno il mezzo pubblico. Il 28% degli spostamenti dei 2019 in queste città, situate quasi tutte al Nord, si possono considerare a emissioni zero».

Ci si è dunque mossi a piedi, in bicicletta, oppure con mezzi elettrici, tram, metro, filobus, treni, servizi di sharing mobility, dal monopattino alle auto elettriche. «Nei capoluoghi più abbienti, in primis Milano, gli abitanti utilizzano quindi di più il trasporto pubblico e hanno il 10% di auto in meno pro capite rispetto alle città del sud», aggiunge Poggio.

La ricerca prende poi in considerazione venti capoluoghi d’Italia meno ricchi e dove i salari sono più bassi. «Otto su venti (Taranto, Agrigento, Siracusa, Catania, Reggio Calabria, Vibo Valentia, Caltanissetta e Foggia), non hanno recuperato il reddito perso nella crisi e solo il 10% degli spostamenti (prevalentemente a piedi e, in rari casi, in bicicletta) è a emissioni zero. Qui il tasso di motorizzazione è stabile a 66 auto ogni cento abitanti (quindi il 10% circa più alto delle città più ricche) e ogni abitante prende appena 26 volte all’anno il mezzo pubblico (due volte al mese). Inoltre si tratta di zone a rischio spopolamento», aggiunge Poggio. In generale, solo due centri (Ascoli e Bene- vento) hanno visto diminuire la popolazione residente di più del 5%, mentre Rimini e Crotone sono i due che perdono meno abitanti della media italiana.

Ma come sensibilizzare ancora di più gli italiani verso una mobilità urbana a zero impatto? «Non basta una forte spinta alla ciclopedonalità o un’attenzione prioritaria al trasporto pubblico o alla sharing mobility, si devono integrare e innovare tutte queste modalità, in modo da offrire diverse possibilità di scelta ai cittadini», aggiunge Poggio. Quello che la onlus chiede al governo, «è che gli investimenti previsti nei Piani della mobilità sostenibile (Pums) delle città italiane diventino una priorità del Recovery pian che l’esecutivo dovrà approvare—dichiara il vicepresidente Edoardo Zanchini — per accelerare nella direzione di città a emissioni zero, realizzando subito nuove piste ciclabili, aprendo i cantieri di metro e tram, rafforzando l’offerta di sharing mobility. È una ricetta che fa bene alle città, all’ambiente e che aiuta i cittadini».

 di Barbara Millucci

 (da L’Economia del Corriere della Sera del 20 luglio 2020)

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