Ormai è un imperativo categorico: servono gli incentivi per far ripartire il mercato dell’auto. Lo ha dichiarato anche il sottosegretario allo sviluppo economico Alessia Morani «occorre introdurre uno strumento-incentivo che si concentri sul 2020/2021 per smaltire lo stock di auto prodotte, rimaste invendute, che hanno standard elevati per quanto riguarda la riduzione delle emissioni».
Un argomento così forte da mettere d’accordo anche i sindacati che si sono espressi attraverso il segretario nazionale Fiom-Cgil, Michele De Palma, responsabile per l’automotive, che ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per chiedere un intervento, rapido, non più rinviabile sull’occupazione e sul rilancio del settore.
Le discussioni sono aperte, il sostegno va dato non solo alle auto elettriche ma a tutte le motorizzazioni, benzina e diesel, che rispondono alle norme anti inquinamento. L’industria, in Italia, è pesantemente in cassa integrazione, i concessionari non sono più in grado di assorbire altro prodotto, come ha comunicato Federauto. Si chiede la massima accelerazione, da indiscrezioni potrebbero essere attivati aiuti per 300milioni di euro (oltre ai cento milioni già operativi per l’auto elettrica), a partire dal 1° luglio, ma non si conoscono ancora tutti i dettagli.
Questa data potrebbe salvare, in piccola parte, le immatricolazioni dei due mesi estivi, considerando che le vetture sono pronte alla consegna, e tamponando, parzialmente la caduta delle vendite che ha penalizzato tutta l’Europa. Certo, Francia e Germania hanno messo in campo, solo a favore dei clienti, 2.2 miliardi ciascuno.
In Italia, a maggio, il mercato ha segnato un meno 49,6%, ma non si possono fare confronti con gli altri Paesi poiché i giorni lavorativi non coincidono. La situazione potrà stabilizzarsi solo con le immatricolazioni di giugno.
di Bianca Carretto