Persino un colosso come Boeing ci ha pensato. Secondo Bloomberg, lo scorso aprile, la maxi corporate americana dell’aeronautica sarebbe stata pronta ad annunciare ai suoi 161.000 dipendenti l’avvio di un’operazione di workers buyout, o impresa rigenerata, ovvero l’acquisto della società realizzato dai dipendenti dell’impresa stessa. L’operazione, per ora, non si è verificata, ma certo le richieste di workers buyout subiranno a breve un’impennata in tutto il mondo, vista la moltitudine di aziende messe in ginocchio dalla crisi che segue l’emergenza Covid-19.
In Italia, tra i primi a comunicare una possibile operazione di questo tipo in tempi di coronavirus, è stata Steelcoop Valdarno. La situazione è ancora incerta ma tra gli interessati a reindustrializzare il polo industriale ex Bakaert di Figline Valdarno, in provincia di Firenze, che oggi conta 180 addetti tra operai, impiegati e quadri in cassa integrazione, c’è anche Steelcoop Valdarno, cooperativa che ha proposto in questi mesi di avviare un percorso di workers buyout per rilevarlo e attivare la produzione di hose wire e servizi di manutenzione, affiancato da un partner industriale, al fine di preservare competenze tecniche, impatto economico sul territorio, occupazione e innovazione.
Fondi dal ministero
«A breve ci aspettiamo nuovi richieste da aziende non associate interessate ad avviare un processo di workers buyout. Per poter far fronte a questa domanda forte speriamo di avere un incremento di fondi dal ministero – commenta Camillo De Bernardinis, amministratore delegato di Cfi- Cooperazione Finanza Impresa -. Stiamo raccogliendo informazioni sugli effetti dell’emergenza sanitaria sui nostri soci, su quali sono le misure che stanno adottando e le loro necessità per aprire, entro fine maggio, uno strumento che finanzi il circolante da erogare nel trimestre successivo». Nel frattempo sono tante le cooperative che hanno fatto recentemente il grande passo e che oggi sono protagoniste dell’emergenza Covid-19.
Il Centro Moda Polesano di Stienta (Rovigo), per esempio, è passato dall’alta moda alla produzione di mascherine. L’azienda manifatturiera del 1962, che meno di due anni fa è stata salvata dal fallimento grazie alle sue operaie che hanno rilevato la società costituendosi in cooperativa, ora con altre undici cooperative ha riconvertito la sua produzione. Nei progetti futuri c’è anche quello della produzione di camici da ospedale.
Il blocco dell’edilizia
Nonostante il blocco dell’edilizia per oltre un mese di lockdown riparte anche Mate, cooperativa di progettazione, nata dall’integrazione di due società di ingegneria italiane, Tecnicoop e Veneto Progetti, acquisite dai loro dipendenti. Con lo stanziamento di 300mila euro da parte di Cfi la cooperativa ha aperto una sede a Milano che si aggiunge a quelle di Bologna e Treviso. I componenti del gruppo hanno all’attivo grandi progetti tra cui la riqualificazione della città vecchia di Taranto, il piano urbanistico del Comune di Bari e Nuoro, l’ampliamento del tratto autostradale A4 tra San Donà di Piave e Alvisopoli, l’Università Bicocca di Milano e la riqualificazione di diverse stazioni ferroviarie.
Le cooperative sono protagoniste della Fase 2 anche per il sostegno di altri settori: si pensi a FairBnB.coop, sistema di prenotazione di alloggi, alternativa e solidale al booking tradizionale, che prevede la destinazione del 50 per cento delle commissioni sulle prenotazioni a progetti di comunità a rilevante impatto sociale. In questo momento, la parte di commissione, sarà devoluta a istituti impegnati nella lotta alla pandemia delle sei città pilota di Genova, Bologna, Venezia, Amsterdam, Barcellona e Valencia. Finanziato da Cfi e Banca Etica, questo sistema di home sharing privilegia le persone e le comunità locali rispetto al profitto e offre la possibilità di esperienze di viaggio realmente autentiche e sostenibili.
Cfi-Cooperazione Finanza Impresa ha appena finanziato la cooperativa entrando nel capitale con una partecipazione di 5omila euro e un prestito subordinato di altri 50mila. Intanto Cfi, per aiutale le oltre 160 cooperative socie, ha annunciato il rinvio di cinque mesi dei rimborsi dei piani di finanziamento e ha concesso la moratoria sul capitale che detiene nelle imprese con lo slittamento dei rimborsi fino al 31 dicembre e con un piano di rientro rateizzato che partirà da gennaio per una trentina di cooperative.
di Giulia Cimpanelli