Paesi con spesa e debito pubblico più sostenibili e le imprese che hanno integrato business e sostenibilità hanno dimostrato maggiore capacità di resistenza di fronte alla pandemia globale». Enrico Falck, 44 anni, al vertice del gruppo di famiglia Falck Renewables, è da marzo presidente di Sodalitas, la Fondazione che da 25 anni promuove la responsabilità sociale d’impresa.

Il processo di recovery valorizzerà percorsi sostenibili o li farà scivolare in secondo piano?

«Sono realista: il rischio che in un primo tempo prevalgano le priorità di ricostruzione mi sembra concreto. La speranza è che anche questa fase, seppur emergenziale, sia impostata in modo sostenibile. Le condizioni però per la ripresa vanno create sul piano macro perché l’epidemia ci sta portando verso una crisi economica di domanda e offerta mai vista in passato, e tutto questo in presenza di un debito pubblico che già in precedenza contribuiva a rendere molto difficile per l’economia italiana crescere. È quindi diventato insostenibile non attuare quelle riforme che sono decenni che l’Italia aspetta: burocrazia, fisco, distribuzione del reddito. Per le imprese, al di là dell’immediato bisogno di liquidità, piani di recupero di valore e competitività saranno attuabili più efficacemente laddove tutte le componenti di capitale, economico, umano, ambientale e sociale, condividano ricchezza e difficoltà, obiettivi e risultati. La sostenibilità è dunque ben più di un’opzione fra tante. Le imprese che hanno adottato modelli sostenibili sono state più resistenti e sono “dimostrazioni concrete” della validità di questa scelta».

Perché?

«Sostenibilità significa aderire ai principi della stakeholder economy adottando modelli gestionali capaci di individuare e remunerare tutti i portatori di interessi. Il risultato è una minore volatilità del business, grazie a ima creazione di valore più stabile e omogenea, e una maggiore capacità di adattamento di fronte a situazioni di emergenza. La pandemia poteva essere difficile da prevedere, ma l’impatto dipende anche da scelte e modelli adottati in precedenza, in assenza dei quali non resta che agire solo, e non anche, con strumenti emergenziali».

Andiamo sul concreto: voi?

«La nostra lunga storia è segnata dalla riconversione dalla siderurgia all’energia rinnovabile. Ma finché, circa 10 anni fa, non abbiamo cominciato ad adottare modelli di gestione del rischio,eravamo molto più esposti a cicli e oscillazioni, a grandi investimenti e grandi rischi. L’attuale management è talmente convinto di questa impostazione che a fine febbraio, quando ha cominciato a manifestarsi l’emergenza, in un paio di giorni oltre il 70% della nostra forza già lavorava in smart working. E ciò perché anni prima era già stato sviluppato come strumento per una migliore gestione delle risorse umane».

La politica saprà dare obiettivi di sostenibilità?

«Credo che la leadership possa essere assunta responsabilmente dalle imprese. Va in questa direzione, per esempio, la Ceo call to action, l’appello dei vertici delle aziende europee lanciato da Csr Europe, di cui Fondazione Sodalitas è partner per l’Italia e a cui hanno aderito oltre 70 amministratori delegati italiani. Sostenibilità e green economy sono parole d’ordine condivise dalla Business Roundtable americana e da Larry Fink di BlackRock: in tutti i casi si tratta di messaggi forti lanciati da uomini di impresa e finanza a economia e politica».

E quale ruolo può svolgere una fondazione come Sodalitas? «Sodalitas si rivolge a cinque stakeholder prioritari: imprese, giovani, mondo del lavoro, comunità locali e terzo settore. Lanceremo presto una “Cali for future”, rivolta ad aziende, istituzioni, società civile e ai giovani per far crescere e rendere riconoscibile il movimento delle imprese impegnate a realizzare l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite».

Molte aziende, compresa la vostra, hanno promosso campagne di solidarietà e aiuto in questo periodo di emergenza. Resteranno iniziative “tattiche”?

«La solidarietà dimostrata dalle aziende ha messo in evidenza come sia profondo il legame con territori e comunità. Dovremo imparare a far leva su questo legame, senza aspettare le emergenze. Non lavorare in emergenza ma pianificando le attività è il valore aggiunto della sostenibilità. Si lavora, si resiste e si cresce meglio».

di Sergio Bocconi

Il progetto

Cinque imprese al fianco della ricerca, contro i nuovi focolai

Un progetto di ricerca per prevenire altre crisi da Covid. Cinque imprese di Fondazione Sodalitas sostengono «Covid-19: oltre l’emergenza» che la stessa Fondazione ha definito insieme al Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche «Luigi Sacco» dell’Università degli Studi di Milano, diretto dal professor Massimo Galli. L’obiettivo è di offrire al Sistema Sanitario Nazionale le possibili risposte farmacologiche di volta in volta efficaci per affrontare eventuali nuovi focolai di Covid-19.

Le imprese di Sodalitas che sosterranno per intero la realizzazione sono Falck Renewables, Groupe Roullier Zone Italie, Saint Gobain, Smeg e Whirlpool. La prima parte del progetto sarà dedicata ad eseguire la tracciatura epidemiologica molecolare del Covid-19 con l’obiettivo di studiarne il patrimonio genetico per ricostruire l’origine dell’epidemia, definirne l’andamento e le traiettorie di dispersione nel territorio del Nord Italia. La seconda parte, invece, metterà a punto le possibili risposte farmacologiche basate su una serie di composti antivirali e ne testerà l’efficacia in vitro. Nel frattempo, Falck Renewables ha lanciato un programma internazionale di sostegno con azioni mirate in favore delle comunità locali e dei territori in cui opera. Il programma – per un valore complessivo di 720mila euro – aiuterà le comunità locali che vivono in prossimità degli impianti eolici e solari di Falck Renewables nel Regno Unito, Italia, Francia, Spagna e Stati Uniti, dove l’epidemia sta creando rilevanti conseguenze sanitarie e sociali.

(da Buone Notizie – L’impresa del bene del 19 maggio 2020)

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