Sostenibilità è diventata una parola di moda. Nel senso che viene usata quasi come un distintivo per assicurare reputazione e qualità. È bene che sia così. Perché la sostenibilità, nella più larga accezione di questo termine, deve essere ormai considerata un parametro essenziale per la vita delle imprese e del mondo in cui viviamo.

Non solo, anche se sono punti importantissimi, per la tutela dell’ambiente e la lotta ai cambiamenti climatici. Ma anche per la dimensione della responsabilità, direi anzi, della solidarietà sociale.

L’attenzione ai destinatari dei prodotti o dei servizi, cioè ai consumatori, è un elemento altrettanto fondamentale dell’attenzione attiva verso gli stakeholders, un’attenzione non solo strumentale, ma concretamente attuata fino a prefigurare una partecipazione alle scelte strategiche dell’impresa.

In questa prospettiva un esempio di riflessione può essere costituito dalle realtà del terzo settore, dalle cooperative, dalle onlus che hanno nel proprio DNA la proiezione verso il territorio, elemento costitutivo della loro attività. Si tratta di realtà che sono direttamente e senza intermediazioni produttive di sostenibilità. Per questo sono un esempio di come ad ogni livello di impresa sia possibile costruire uno scenario di sostenibilità.

(da Argisnauta n. 15, newsletter di Argis del 16 maggio 2020)

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