«Questo non è il momento di chiedere ma il momento di condividere». Francesco Casoli, presidente dell’Aidaf — l’associazione italiana della aziende familiari, che raggruppa oltre 2oo imprese che producono circa il 15 per cento del Pii italiano e occupano oltre 600 mila lavoratori — è convinto che la coesione sia un elemento chiave per uscire dalla difficilissima crisi che stiamo attraversando a causa della pandemia da Coronavirus.
Perché l’unità di intenti è così importante?
«È necessario un patto sociale tra imprese, lavoratori, sindacati e autorità di governo perché la sfida che stiamo affrontando è durissima e ci costerà molto cara in termini di caduta della produzione e di aumento della disoccupazione».
Qual è il pericolo maggiore in questo momento?
«C’è il rischio, e questo dobbiamo impedirlo ad ogni costo, che si blocchino intere filiere produttive. Penso in particolare alla meccanica, ma anche alla logistica. Oggi le imprese italiane che operano in questi settori lavorano al 10-15% della loro capacità produttiva, mentre in Germania si lavora al 50-60% della capacità. In queste condizioni le nostre aziende rischiano di perdere non soltanto fatturato ma anche quote di mercato».
C’è quindi urgenza di tornare alla normalità…
«L’obiettivo deve essere quello di tornare al lavoro in condizioni di ragionevole sicurezza. Noi siamo pronti a farlo con tutte le misure necessarie che vanno dalla dotazione di mascherine, alla sanificazione degli ambienti, al distanziamento tra i lavoratori. Lavoro e sicurezza debbono procedere insieme».
Di che cosa ci sarà più bisogno per affrontare al meglio la Fase 2 dell’emergenza?
«Sarà molto importante che ci sia una leadership autorevole e capace di dare indicazioni chiare. La nomina di Vittorio Colao alla guida della task force per la ripartenza va nella giusta direzione».
Quali saranno le imprese in grado di riprendere per prime la produzione?
«Soprattutto le aziende a filiera “corta”, caratterizzate da pochi passaggi nella catena degli approvvigionamenti e della distribuzione. Le aziende meccaniche sono un esempio di questo tipo. I tempi saranno invece più lunghi per le imprese a filiera “lunga”, ad esempio nel settore dell’auto».
Le prime a muoversi saranno le Pmi o le grandi imprese?
«Per la loro struttura, per la capacità di avere processi formalizzati e per la maggiore disponibilità di risorse, le aziende medio-grandi sono in grado di mettere in atto meglio delle piccole tutte le misure necessarie per lavorare in sicurezza. A questo punto sarà compito delle aziende che stanno al vertice di una filiera produttiva dare sostegno e consulenza alle aziende più piccole in modo che anche queste possano raggiungere degli standard ottimali».
Che cosa cambierà nel sistema industriale italiano?
«Questa crisi sarà l’occasione per una profonda razionalizzazione dell’intero sistema produttivo. Si svilupperà una tendenza alle aggregazioni e alla crescita dimensionale delle imprese e anche le banche dovranno accompagnare questo processo».
di Marco Sabella