Non è un imprenditore come gli altri, Brunello Cucinelli. Intanto, non ama parlare di numeri anche se sono la prova subito evidente del suo successo. All’annuncio dei risultati preliminari sulle vendite del 2019, il titolo in Borsa è salito di oltre il 6%, avendo l’estero registrato crescite importanti: il mercato nordamericano dell’8,9%, quello europeo del 12,9% e il cinese del 14,7%. Totalizzando così, con il mercato italiano all’1,9%, ricavi netti per 607,8 milioni di euro.

«Un bell’aumento di fatturato – l’ha definito Cucinelli – e vista l’ottima qualità delle vendite ci aspettiamo sani, equilibrati e sostenibili profitti». Così l’incontro del re del cashmere con i lettori del Corriere della Sera, la scorsa settimana, è cominciato con quella che sembra una contraddizione al facile concetto della moda come sostituzione continua e vita breve dei capi: «Riparare e tramandare». C’è una spiegazione pratica («abbiamo organizzato in azienda un servizio di rimessa a punto e cura dei capi perché i filati pregiati, se ben tenuti, possono accompagnarci per moltissimo tempo») e c’è una motivazione ideale, che corrisponde al suo modo di fare impresa, trovare un equilibrio con il creato.

Scuole
«Creato è la parola che amo di più—aggiunge—che noi umbri, legati a San Francesco, abbiamo profondamente reso nostra. Io, che sono un imprenditore, uso gli strumenti che ho per mostrare concretamente il rispetto verso la natura e le persone». Anche per questo ha organizzato all’interno scuole di formazione che assicureranno il futuro a quel know-how artigianale indispensabile a realizzare prodotti come quelli che caratterizzano il marchio Cucinelli. «Ho avviato corsi anche per formare nei negozi chi è a contatto diretto con i clienti. Per me non si tratta di commessi ma di ambasciatori del brand ai quali ho affidato il compito, delicatissimo, di trasmettere il valore aggiunto dei capi, giustificando tra l’altro il loro costo finale». Ma questo progetto di caratterizzare il marchio con i filati più lussuosi e aristocratici, com’è nato? «Sinceramente? Non lo so. In Umbria non mancano le pecore, ma non sono certo quelle del cashmere. Una parola che nemmeno sapevo scrivere, io che sono cresciuto in campagna aiutando mio padre nei campi a tirare l’aratro. Però mi sono rivolto a uno che conosceva un altro che poteva fare credito e insomma, arrivo a portare la mia prima balla di cashmere dal tintore chiedendogli di tingerlo. “In arancione?” Mi ha chiesto. “Perché lo fai?” “Perché a me piace”, dico e cominciamo a cercare il tono giusto. Ci siamo riusciti al venticinquesimo tentativo. Era il 1978 e la storia è cominciata così».

Carolina Cucinelli, la secondogenita, 28 anni e studi d’arte, che spesso si riferisce al padre chiamandolo Brunello, non si stupisce di questo racconto. «Io imparo da lui, qualunque cosa faccia». Nel suo percorso all’interno dell’azienda di famiglia, ha ricoperto vari ruoli fino ad assumere la responsabilità di brand & media relations manager, oltre a far parte del consiglio di amministrazione. È semplice lavorare con Cucinelli? «Direi piuttosto che è un’esperienza sempre diversa perché ci si muove seguendo metodi sempre nuovi, e prima del collocamento in Borsa, ha deciso che per una struttura come la nostra basata sulla famiglia e situata nell’entroterra umbro, bisognava muoversi senza rispettare i soliti riti. Quindi ha deciso che sarebbe stato logico invitare gli investitori a Borgo Solomeo, dove Cucinelli lavora e abita, cenando con noi e visitando i nostri laboratori». Come dice Kant, e la citazione piacerebbe a Cucinelli che ha scoperto l’immenso filosofo quando era ragazzetto: «Abbi il coraggio di usare il tuo intelletto».

È questo uno degli aspetti più interessanti della sua personalità e della cultura d’impresa che lo caratterizza. Lo racconta, una volta dì più, con quale intelligenza e sottigliezza un brand globale del lusso come il suo abbia affrontato lo spettro del coronavirus che in Cina, oltre al mercato, ha paralizzato anche una parte notevole della supply chain. Se a questo aggiungiamo che i cinesi acquistano il 35% dei beni di lusso per la persona (pari a circa un terzo dei consumi mondiali) si capisce che un’analisi nuova è indispensabile.

Asia
In uno degli incontri periodici tenuti in azienda con i dipendenti, Cucinelli ha valutato con parole tranquille la situazione. «Non sottovalutiamo niente. Assecondiamo le indicazioni della Oms, e aspettiamo con la fiducia di chi ha buone risorse aziendali l’annuncio che l’epidemia si sta risolvendo». Conferma Carolina Cucinelli che «l’andamento generale è soddisfacente. A cominciare dall’America, fino alla Germania e all’Italia, che stanno crescendo con tutta l’area orientale». Controcorrente come sempre, questo imprenditore, che conta su 2mila dipendenti diretti e su 4.900 collaboratori esterni, ha dato suggerimenti alla nuova generazione in cerca di una strada personale al lavoro. «Non spedite a pioggia il curriculum ma andate a consegnarlo di persona, qualcuno vi noterà. Dovete essere concentratissimi o nessuno si ricorderà mai di voi. E non esagerate nello stabilire i budget. Il sogno della mia vita come ho detto in un piccolo libro dedicato a Solomeo, è sempre stato quello di lavorare per la dignità morale ed economica dell’essere umano e volevo conseguire il giusto profitto con etica, dignità e morale. È un progetto che piace anche a voi?».

di Giusi Ferré

(da L’Economia del Corriere della Sera del 24 febbraio 2020)

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