Più che l’anno del record di passeggeri, il 2019 sarà ricordato come quello del «flight shaming». Anche se il trasporto aereo contribuisce solo al 2,1% delle emissioni globali di anidride carbonica, il movimento ambientalista ha preso di mira il settore e costretto le compagnie a ridiscutere i loro sforzi. Non solo i vettori, a dire il vero. Ma anche gli aeroporti. Chiedere per informazioni a Sea, la società che gestisce gli scali di Milano Malpensa e Linate (30 milioni di viaggiatori nei primi dieci mesi dell’anno) che su questo fronte ha deciso di dare un’ulteriore accelerata ai suoi piani di sostenibilità ambientale. Ma con una differenza ben precisa: inutile — come fanno certi impianti stranieri — puntare mediaticamente allo slogan «Plastic free», cioè via tutta la plastica, perché è impossibile che questo accada nell’immediato. Molto meglio lavorare al «plastic-less», come sottolinea durante una chiacchierata Giorgio Medici, manager per l’ambiente e la sicurezza aeroportuale di Sea. Una politica che però è solo una parte del piano di interventi.

Prima i numeri. Secondo Medici, prese tutte le emissioni annuali di C02a Malpensa e Linate, l’infrastruttura aeroportuale contribuisce per il 6%, il 34%è costituito dalle fasi di decollo e atterraggio degli aerei e il 60% dal trasporto -su gomma e su ferro — per raggiungere gli scali o per lasciarli. A voler essere pignoli, insomma, l’aeroporto strettamente inteso ha le «colpe» minori.

Arrivare e ripartire

«Ma non ci vogliamo sottrarre alle responsabilità, anche perché il restante 94% comunque ha a che fare con noi», sottolinea il dirigente. Che mostra altri valori. Dal 2009 al 2018 l’anidride carbonica emessa a Malpensa è calata del 30%, a Linate del 26%, mentre i consumi energetici si sono ridotti rispettivamente del 35 e del 18% nello stesso arco temporale. Come agire allora? L’intervento è su più fronti, sintetizza Medici. Si parte dal cosiddetto «shift modale»: l’accesso agli aeroporti deve spostarsi da quello su auto a quello collettivo, meglio su ferro. In questo caso in Sea ricordano il successo della linea ferroviaria Malpensa Express — operata da Trenord — durante la chiusura di Linate da fine luglio a fine ottobre di quest’anno (+45%) e i lavori per l’apertura della linea M4 della metropolitana che arriverà fino allo scalo cittadino. «C’è poi l’impegno della nostra società a sostenere la transizione all’elettrico e all’ibrido», prosegue il manager. Per esempio: la nuova navetta che collega i Terminal 1 e 2 e Cargo City a Malpensa dal secondo semestre del 2020 «sarà operata da pullman elettrici». E, sempre nel corso del prossimo anno, nei due aeroporti «entreranno in servizio 15 bus elettrici tra i terminal e gli aerei». Il target, al 2024, è di incrementare l’incidenza della tecnologia elettrica/ibrida dal 32 al 53% dei mezzi. E però, avverte Medici, la transizione verso mezzi più puliti ha bisogno anche di politiche statali di incentivazione.

Differenziarsi

Poi c’è il capitolo dei rifiuti. Linate e Malpensa, calcolano in Sea, producono mediamente ottomila tonnellate l’anno: il 98%, sottolineano, viene recuperato con il riciclo o la termovalorizzazione. «Ma dobbiamo spingere ancora di più sulla raccolta differenziata — sostiene il dirigente —: il 40% dei rifiuti viene prodotto dagli aerei (la Iata calcola 1,43 chili per passeggero). «Dal 2020 avvieremo una serie di iniziative per ricevere dalle compagnie i rifiuti di bordo separati per tipologia», commenta Medici.

E ancora. Verranno installati i compattatori nelle aree di imbarco, mentre attenzione particolare è dedicata a «Split»: queste macchine – sviluppate nell’ambito di Sea InSight con Cefriel del Politecnico di Milano — testate a marzo a Malpensa nel Terminal 1 e oggi presenti a Linate, migliorano la gestione delle bottigliette di plastica e dei liquidi ai filtri di sicurezza, offrendo ai passeggeri in partenza la possibilità di smaltirli. La plastica viene compattata e l’acqua recuperata viene destinata a irrigazione o altro utilizzo in aeroporto. Meno plastica circolerà anche con l’introduzione dei punti di distribuzione di acqua. In Sea ricordano anche l’inquinamento sonoro. L’idea è di prevedere tariffe aeroportuali che favoriscano l’utilizzo di velivoli più moderni non soltanto per le emissioni di CO2, ma anche per il rumore.

di Leonard Berberi

(da L’Economia del Corriere della Sera del 23 dicembre 2019)

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