Il tema della casa in Italia è fermo da anni, fortunatamente nel frattempo il settore non si è del tutto fermato: sono stati realizzati interventi significativi, capaci di indicare una strada. In Europa il settore è molto vivace da tutti i punti di vista: modelli abitativi, soluzioni economico-finanziarie, processi realizzativi, formule gestionali.
Un comitato nazionale per l’housing sociale si è costituito sulla spinta di domande quali: “come dovremmo realizzare nuovi quartieri accessibili?” E, a ancora “con quali caratteristiche?”. A costituirlo Federcasa, Alleanza delle Cooperative Italiane di Abitazione, Fondazione Housing sociale, Compagnia San Paolo e Fondazione Sviluppo e Crescita.
Il comitato nazionale ora per l’housing sociale muove i primi passi e per la prima volta l’intero sistema dell’Housing sociale italiano si presenta unito a Bruxelles.
È noto come il sistema italiano dell’housing sociale sia caratterizzato dal lavoro autonomo di differenti attori: pubblici (per la maggior parte), privati, non- e low-profit. Il risultato di questa eterogeneità sono progetti, spesso interessanti, ma troppo piccoli per rispondere ai requisiti e all’interesse di investitori italiani e stranieri e troppo frammentati ed occasionali per essere considerati come parte di un disegno più ampio. La debolezza delle tante risorse messe in campo è infatti causata soprattutto dall’impossibilità di delineare degli obiettivi comuni verso i quali dirigersi e dalla mancanza di un’unica strategia all’interno della quale poter agire in modo coordinato valorizzando il contributo specifico di ogni attore.
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Continua la lettura da corrierequotidiano.it del 30 settembre 2019.