Prosegue il dibattito sul documento dei Ceo americani, avviato il 17 settembre dal professor Stefano Zamagni.
A quasi un mese di distanza dalla sua pubblicazione, la Dichiarazione di principi firmata alla fine di agosto dal 181 Ceo delle principali big company americane riunite nella Business Roundtable ha raggiunto almeno un risultato. È riuscita ad attirare l’attenzione dell’opinione pubblica Internazionale e a suscitare il dibattito, non solo fra gli addetti ai lavori, su una questione – lo scopo dell’impresa – in apparenza “tecnica”, ma di grande impatto sociale.
L’idea di fondo della Dichiarazione, secondo la quale la principale priorità dell’impresa non sarebbe più la massimizzazione del profitto per gli azionisti bensì la creazione di valore per tutti gli stakeholder, è senz’altro inconsueta per un consesso che rappresenta il cuore del capitalismo organizzato americano. Già a inizio anno Larry Fink, il ceo di BlackRock, primo fondo mondiale per asset, aveva scritto nella lettera agli azionisti che la missione sociale di un’azienda è essenziale per fare aumentare i profitti e, poco prima dell’ultimo G 7 di Biarritz, Medef, la Federazione degli imprenditori francesi, aveva promosso un documento congiunto dei rappresentanti delle imprese e del lavoratori del sette Paesi secondo cui non ci può essere sostenibilità dell’economia globale se si esclude dai benefici della crescita una larga parte della popolazione mondiale.
I principi affermati dalla Business Roundtable sono intrinsecamente connaturati alla cultura dell’economia sociale di mercato e alla dottrina sociale della Chiesa. Anche in quest’ultimo contesto, peraltro, negli ultimi tempi – e in particolare a partire dall’Enciclica Laudato Sì – si riscontra una forte crescita di attenzione per l’economia, la finanza e la sostenibilità ambientale, che si va traducendo nella elaborazione di molteplici testi (fra cui il Documento «Oeconomicae et pecuniariae quaestiones», elaborato nel 2018 dalla Congregazione per la dottrina della fede e dal Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell’attuale sistema economico-finanziario) e iniziative che culmineranno con l’evento internazionale «The Economy of Francesco» in programma ad Assisi nel 2020.
Viviamo in un’epoca di, quantomeno apparente, convergenza su grandi tematiche, spiegabile alla luce del fatto che, nell’era della globalizzazione e anche per effetto dell’irruzione della tecnologia, i mercati hanno assunto un ruolo inedito nelle relazioni umane e l’asimmetria fra le partì che dei mercati sono protagoniste (imprese – sempre più spesso multinazionali – e consumatori/utenti) ha raggiunto livelli mal toccati prima.
Ecco dunque che, di fronte a trasformazioni ritenute di portata tale da mettere in crisi l’efficienza stessa del sistema capitalistico, emerge la necessità di una connotazione etica delle relazioni e delle operazioni che orientano i mercati e di una ridefinizione delle finalità ultime delle imprese. E questa è una buona notizia, considerato che da tale ridefinizione discendono una serie di conseguenze oltremodo concrete in punto di remunerazioni di manager e lavoratori, destinazione dei profitti al riacquisto di azioni proprie piuttosto che per investimenti produttivi, valutazione In termini di sostenibilità dell’attività aziendale. Per raggiungere questi scopi non sono certo sufficienti mere, per quanto autorevoli, dichiarazioni d’intenti, né, d’altro canto, sembrano essere decisive neppure le numerose regole di recente introdotte a livello internazionale ed europeo per promuovere la sostenibilità ambientale e sociale anche nel comparto finanziario.
Un così significativo cambio di paradigma non può che passare da una rinnovata cultura d’impresa che, a sua volta, richiede di rivolgere specifica attenzione al capitale umano. Quindi, nel mediolungo periodo, diventa indispensabile un forte impegno – che chiama direttamente in causa scuole ed università – nella formazione dei giovani rispetto alle grandi tematiche economiche e ambientali. In questo senso è fondamentale lavorare sui giovani non solo per trasferire loro competenze ma anche per accrescere la loro consapevolezza sul fatto che viviamo tutti in una casa comune, di cui ciascuno è chiamato ad essere responsabile.
di Antonella Sciarrone Alibrandi
Prorettore e Ordinario di Diritto dell’economia Università Cattolica del Sacro Cuore
(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 24 settembre 2019)
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