Diamo un dato po­sitivo: nel 2018 in Italia la quota di plastica immessa al consumo è au­mentata dell’uno per cento, la raccolta differen­ziata però è cresciuta nello stesso tempo del 14%, portan­do all’87,5% la percentuale di plastica totale presente sul mercato che viene raccolta e in parte (circa 0 50%) ricicla­ta». Antonello Ciotti, presi­dente di Corepla (Consorzio nazionale per la raccolta, il ri­ciclo e il recupero degli im­ballaggi In plastica), alla vigi­lia delle Giornate della ricerca (10-11 giugno a Usa) promos­se dal consorzio in collabora­zione con la Scuola superiore di Sant’Anna, ci tiene a fissare alcuni punti prima di iniziare la discussione su un materiale che negli ultimi tempi non gode di buona immagine.

«Faccio un esempio: quan­do in estate i boschi vanno in fiamme, tutti noi ce la pren­diamo con i piromani. Non chiediamo che i fiammiferi vengano messi al bando», continua Ciotti. «Con la pla­stica dovrebbe avvenire la stessa cosa: va biasimato chi butta via la bottiglietta di pla­stica a margine della strada oppure chi non la smaltisce negli appositi contenitori. Quindi, in ultima analisi, noi stessi o i nostri amministrato­ri che non promuovono la raccolta differenziata».

Le buone norme di econo­mia circolare prevedono che tutti gli attori chiamati in cau­sa, dal produttore al consu­matore finale, compiano la propria parte. Le immagini di isole tropicali paradisiache con le spiagge ricoperte di bottigliette o i capodogli spiaggiati con chili di plastica nello stomaco hanno sciocca­to il mondo. Stanno nascendo movimenti che chiedono spiagge e città plasticfree, o per lo meno la messa al bando della plastica monouso. «Noi la plastica la raccogliamo e la ricicliamo. Nel 2005 nei centri di selezione venivano separati cinque tipi diversi di plastica, nel 2018 siamo saliti a diciot­to», spiega Gotti. «Mi piace­rebbe che sul monouso ci fos­se un dibattito tecnologico e non ideologico. Per questo motivo promuoviamo le Gior­nate della Ricerca, per trovare insieme a tutti gli attori del settore (produttori, aziende che usano la plastica, ambientalisti, amministratori, scien­ziati, economisti) soluzioni praticabili per agire su due fronti: da una parte ridurre la plastica nel suo complesso, dall’altro aumentare ancora di più la raccolta e il riciclo. Co-regia agisce da catalizzatore — prosegue il presidente — per analizzare insieme le proposte di industria e centri di ricerca e valutarle in progetti a medio e lungo periodo. Il pro­blema della plastica è come gestire il suo fine vita. Anche perché le alternative sono il vetro, le lattine di alluminio e il tetrapak, che sotto il profilo energetico sono tutte più onerose».

L’Italia non è messa male ri­spetto agli obiettivi europei di raccolta e riciclo della plastica. Con riferimento ai soli ri­fiuti di imballaggio, la percentuale di riciclaggio sull’immesso al consumo è pari al 43%, che supera di molto l’attuale obiettivo europeo del 26%, afferma una nota dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Nel mondo, invece, solo il 15% del 350 milioni di tonnellate di plastica prodotta ogni anno viene riciclata, il 60% finisce in discarica o disperso nell’ambiente. «L’80% della plastica che finisce in mare viene portata da soli dieci fiumi, nessuno dei quali euro­peo. Il problema e globale», secondo Ciotti, che sottolinea come «Corepla non ha mai spedito un solo chilo di plastica in Cina, dove la separazione del rifiuti di plastica si avvale di manodopera a basso costo». E con una punta di orgoglio ricorda che «in vent’anni Corepla ha creato 6 mila posti di lavoro».

La metà dei quali, concentrati in gran parte in Campania e Sicilia, ora sono a rischio con la direttiva europea che vuole mettere al bando la plastica monouso entro il 2021. «L’Italia produce il 60% della plastica monouso europea», dice Ciotti. «L’Ue chiede inoltre che nel 2025 il Pet (la pla­stica delle bottiglie) contenga il 50% di materiale proveniente dal riciclo. Peccato che non abbia specificato che questo debba essere di provenienza europea favorendo in questo modo l’importazione extra-Ue. Alla politica chiedo due cose: più impianti di selezione perché alcune regioni sono sotto la media di raccolta pio capite, e che la pubblica amministrazione chieda e imponga nei suoi acquisti un contenuto minimo di materiale riciclato», conclude il presidente del Corepla. «Abbiamo bisogno di una spinta se vogliamo tutti insieme far del bene all’ambiente».

di Paolo Virtuani

(da Corriere della Sera del 7 giugno 2019)

Leggi anche Corepla, la seconda edizione delle giornate della Ricerca

Share This