Gli amministratori delegati sono a un bivio. O cambiano il modello di business oppure alcune delle loro aziende rischiano di sparire dal mercato. Per il 71% dei Ceo la crescita dipende dalla capacità di mettere in discussione l’esistente, sfidando i valori e la cultura su cui spesso si è fondato il successo di un’organizzazione. Occorre reinventare i modelli operativi e rivisitare il modo in cui l’azienda crea valore. Per fare tutto questo serve un nuovo modello di leadership.
Sono i risultati della Kpmg Ceo Survey 2019, ricerca condotta su 1.300 amministratori delegati di 11 tra le principali economie mondiali, tra cui l’Italia. Dall’indagine emerge una consapevolezza degli alti dirigenti: che non è più possibile difendere la propria posizione facendo leva sulla dimensione dell’impresa o su storiche rendite di posizione. Oggi, le leadership devono uscire dalla propria comfort zone. Serve un nuovo atteggiamento per definire modelli originali di partnership, strategie alternative di fusioni e acquisizioni (M&A), riqualificare le competenze.
L’incognita ambientale
I cambiamenti climatici sono il rischio numero uno. L’«effetto Greta» si fa sentire non solo a livello politico, ma anche nel mondo del business. I ceo vedono nei cambiamenti climatici il più grande rischio per la crescita aziendale. E la prima volta, in cinque anni, che il cambiamento climatico è in cima alla lista delle preoccupazioni dei business leader, superando i rischi tecnologici, operativi e geopolitici. Questo richiede l’elaborazione di nuovi modelli di risk management in grado di intercettare le discontinuità regolamentari e legislative legate alla tutela dell’ambiente.
L’altra informazione che emerge dalla ricerca è che bisogna, davvero, imparare dai fallimenti. Per l’84% degli amministratori delegati è importante adottare la cultura del fail fast, vale a dire apprendere rapidamente dai fallimenti. Di fatto però solo il 56% degli intervistati afferma che questo tipo di cultura è realmente presente nella propria organizzazione. Per questo otto amministratori delegati su dieci stanno provando a modificare lo status quo, rinnovando la loro prima linea manageriale.
Altro tema dì rilievo è la cyber security, affiancata dall’intelligenza artificiale. La sicurezza informatica continua a essere tra le priorità dei ceo. Per il 71% di loro una chiara strategia su questo è fondamentale per ottenere la fiducia degli stakeholder. La sicurezza delle informazioni si conferma un fattore chiave della strategia sull’innovazione e una fonte di vantaggio competitivo. Sono invece ancora pochi gli investimenti in intelligenza artificiale. Soltanto il 16% dei capi azienda dichiara di avere implementato tecnologie per l’automatizzazione dei processi.
La leva M&A
Diverso è l’atteggiamento verso le fusioni e acquisizioni, utili per ottenere nuove competenze digitali. Per molti ceo, l’M&A è anche un’opportunità per la riqualificazione aziendale, in particolare per aggiornare le competenze digitali dell’ azienda. Una strategia di M&A proattiva è nell’agenda dell’84% dei ceo, che dichiarano una propensione medio-alta per le fusioni e acquisizioni di aziende innovative nel prossimi tre anni: leva per assorbire più rapidamente competenze nel digitale. Infine, c’è il nodo della riqualificazione del personale.
Benché, a oggi, la maggioranza dei ceo abbia privilegiato gli investimenti in tecnologia (68%) piuttosto che sviluppare programmi di riqualificazione della forza lavoro (soltanto il 32% dichiara di averli realizzati), è sempre più diffusa la consapevolezza che per creare l’apprendimento continuo non serve solo l’infrastruttura tecnologica, ma bisogna anche e soprattutto mettere le persone nella condizione di approfittare dei vantaggi dell’innovazione, con robusti investimenti in formazione. Questo richiede un nuovo ruolo strategico delle risorse umane, più coinvolte nei programmi di cambiamento.
In sintesi, i risultati della ricerca ci indicano chiaramente che siamo entrati in una nuova era di leadership. Serve un profilo di ceo in grado di costruire organizzazioni resilienti e agili, dove si possano sperimentare idee senza pregiudizi. Dove i dati e le informazioni circolino liberamente ai diversi livelli organizzativi secondo un modello di connected enterprise che permetta di anticipare i bisogni del mercato. Soltanto in questo modo si possono creare le condizioni per una nuova stagione di crescita.
di Domenico Fumagalli
Senior partner Kpmg Italia
(da L’Economia del Corriere della Sera del 3 giugno 2019)
