Si dice che per trovare il punto esatto di confine tra Emilia e Romagna basta uscire da Bologna su via San Vitale, sempre dritto, e suonare a ogni campanello dicendo che hai sete: finché con lo gnocco fritto ti danno una brocca d’acqua sei in Emilia, alla prima porta dove con la piadina tirano fuori il sangiovese e si offendono se lo rifiuti comincia la Romagna.
Chiaro che la leggenda è di solare origine romagnola, ma neppure il suo Ignoto e poi fazioso inventore mette In discussione la premessa: nessuno ti manda via assetato e tutti ti d anno comunque da mangiare anche se non lo chiedi. Forse si può partire semplicemente da qui per capire non solo come mai l’Emilia-Romagna è in testa alla maggior parte delle classifiche sul Terzo settore in Italia, ma anche come mai proprio qui nascono prima che altrove molte «innovazioni» del sociale: a Bologna sono nate le social streets ed è partito il primo Last minute market, sull’Appennino emiliano sono state inventate le cooperative di comunità che ne stanno ripopolando i borghi, le cooperative sociali emiliano-romagnole danno lavoro da sole a 43 mila persone, ancora a Bologna sono stati concepiti (e ora li imitano un po’ovunque) i Patti di Collaborazione tra cittadini e istituzioni. Insomma: «L’Emilia-Romagna è la regione italiana che già da tempo ha imboccato il sentiero della sussidiarietà circolare». Come dire la solidarietà che non è elemosina ma sta in piedi con le sue gambe, che dà persino lavoro: «E non v’è dubbio che a questa via non vi siano alternative se si vuole porre mano alla trasformazione dell’attuale modello di sviluppo economico, ormai non più sostenibile».
Il virgolettato è dell’economista Stefano Zamagni, inventore ormai oltre 25 anni fa — proprio nell’ambito dell’Università Alma Mater di Bologna, la più antica al mondo — del primo corso di laurea complete in «economia sociale», social business per chiamarla col nome globale che ha oggi- una volta un ossimoro, ora è il futuro.
E sarà appunto Zamagni uno dei protagonisti a Bologna del grande evento che rappresenta la seconda tra le otto tappe del viaggio in Italia promosso e condotto da Buone Notizie, il settimanale del Corriere in edicola ogni martedì gratis col quotidiano: dopo lo speciale di febbraio sulla Sicilia questo numero è tutte dedicate a raccontare — arricchito dalle foto del maestro Nino Migliori, bolognese adottivo — perché l’Emilia-Romagna può essere «un faro» per le «nuove frontiere di welfare e accoglienza»,.
La seconda fermata del «viaggio delle Buone Notizie» tra le «storie ed energie del Terzo settore» si svolgerà in un luogo-simbolo di Bologna e non solo quale il Teatro dell’Antoniano, che l’Italia naturalmente conosce da mezzo secolo per lo Zecchino d’Oro ma che in città corrisponde all’Istituzione creata assai prima dai frati minori di padre Ernesto Caroli per «sfamare i poveri» con quella che oggi è divenuta assai più di una, mensa.
Oltre a Zamagni saranno sul palco con la responsabile di Buone Notizie Elisabetta Soglio l’arcivescovo Matteo Maria Zuppi, l’assessore al Lavoro e Terzo settore Marco Lombardo, Teresa Mazzocchi della Fondazione San Petronio coordinatrice del progetto «Insieme per il Lavoro». Tra le firme del Corriere impegnate a seguire il viaggio di Buone Notizie sarà questa volta Marco Imarisio a intervistare il cantante de Lo Stato Sociale Lodo Guenzi, mentre il cuore dell’incontro — aperto al pubblico a partire dalle 18 — saranno le dieci storie scelte per rappresentare a titolo di modello l’Impresa del Bene, raccontate dai loro protagonisti: da Maila Quaglia della rete di cooperative il Nazareno per l’inserimento e l’accoglienza a Fulvio De Nigris della Casa dei Risvegli per l’assistenza ai cerebrolesi, da Alessandra Abbado dell’Associazione Mozart 14 per la musica in carceri e ospedali a Giovanni Teneggi per le cooperative di comunità. Solo per dirne alcuni.
Ovvio che la strada ancora da fare è sempre tanta: «Serve un nuovo Umanesimo — invoca l’arcivescovo Zuppi — perché anche qui oltre alla tanta accoglienza c’è molta paura. E affrontare le paure solo in termini di sicurezza è un errore, per crescere bisogna abbattere i muri come fece Bologna un secolo fa, dando la precedenza al futuro e uno spazio a tutti». Magari come Roberto Morgantini, che nella «città grassa» ha inventato la Cucine Popolari per chi ha fame; come la cooperativa Piazza Grande che ispirata alla canzone di quel suo figlio che fu Lucio Dalla oggi da lavoro a oltre cento dipendenti; come il Cefa che insegna ai villaggi africani le tecniche dei contadini emiliani. «Tra la via Emilia e il West», come sintetizzava Guccini, c’è del resto l’unica regione d’Italia cresciuta interamente attorno a una strada. Non può essere abitata che da gente sempre in cammino. Sul sociale più che mai.
di Paolo Foschini
Leggi anche Sussidiarietà circolare, questa terra fa tendenza
(da Corriere della Sera del 18 marzo 2019)
