Quando anche l’assise del World Economic Forum (Wef) decide di occuparsi dell’economia circolare, significa che la faccenda si è fatta seria. Dal 1973, navigando fasi economiche e correnti di pensiero, il vertice dell’élite mondiale si ritrova infatti a Davos a discutere del futuro; e, naturalmente, di affari. Che le cose importanti succedano dietro alle scene, e non negli incontri istituzionali di fronte a pubblico e media, non sfugge a nessuno: eppure, ogni tematica indica una direzione, traccia una linea da seguire se si vuole capire cosa riempirà le scelte economiche e il dibattito negli anni a venire.
La circular economy è una di queste, e si inserisce nel solco tracciato dagli United Nations Sustainable Development Goals, cioè gli obiettivi di sviluppo che le Nazioni Unite si sono date nel 2015 come fari guida per uno sviluppo sostenibile nel quindicennio successivo; obiettivi che dovrebbero consentire alla Terra, tra molte altre cose nobili, anche di resistere all’impatto di 3 miliardi di nuovi consumatori che nel 2030 si affacceranno sui mercati.
Salvo un cambio di rotta, queste persone si adegueranno infatti al modello lineare basato sull’usa e getta: produzione, consumo, fine del ciclo di vita del prodotto. Cioè quello che oggi sta mettendo alle corde le risorse limitate del pianeta, il consumo di terra, la pazienza stessa dei consumatori.
di Gea Scancarello
(da businessinsider.com del 21 gennaio 2019)
(foto: newtimes.co.rw)