«La premessa è doverosa. Rispetto al goal numero 3 dell’Onu, quello che punta ad assicurare la salute e il benessere per tutti e per tutte le età, l’Italia performa meglio di molti Paesi sviluppati ». Carla Collicelli, ricercatrice assodata del Cnr-Itb e tra i curatori del Rapporto Asvis 2018, prima di parlare di quello che ancora c’è da fare sul fronte della salute ci tiene a guardare il bicchiere mezzo pieno. E non ha torto. Tra il 2010 e il 2016 la situazione italiana è migliorata molto e a incidere è soprattutto la riduzione del tassi di mortalità.

«L’Italia – spiega Collicelli – ha raggiunto l’obiettivo posto per la mortalità neonatale e per la mortalità sotto i cinque anni, collocandosi tra I Paesi con il minor numero di decessi infantili. Da ti che continuano a migliorare anche nel Mezzogiorno dove prima si registrava una situazione critica».

Dal 2004 è in costante diminuzione anche il tasso di mortalità per tumori maligni, diabete mellito, malattie cardiovascolari e malattie respiratorie croniche. «Ci sono poi pochi suicidi rispetto al resto dell’Europa e il numero di morti in incidenti stradali si è quasi dimezzato tra il 2004 e il 2016», dice Collicelli. In più i fumatori sono in calo tra i giovanissimi e le vaccinazioni in età pediatrica, in picchiata dal 2013, hanno subito un incremento in conseguenza del Decreto Vaccini dell’anno scorso. Ci sono però delle aree critiche. «La prevenzione secondaria, ovvero quella che riguarda screening e interventi sanitari funziona bene. Mentre sugli stili di vita registriamo addirittura dei peggioramenti».

Quel che non va

«Ad esemplo il fumo è in calo ma l’obesità è in aumento tra i giovanissimi – sottolinea – e anche l’impegno nello svolgere attività sportive regolarmente non è ancora diffuso quanto dovrebbe». Il tallone d’Achille di noi italiani è quindi la cosiddetta prevenzione primaria quella che interessa i comportamenti in grado di evitare o ridurre a monte l’insorgenza e lo sviluppo di una malattia, il che si ripercuote anche sulla sanità: abbiamo ospedali sovraffollati che faticano a gestire il numero di pazienti. Come Asvis abbiamo quindi sollevato li tema dell’accesso alle cure». Si parla di liste d’attesa infinite e del costi a carico del paziente che per le persone in condizione di indigenza molto spesso non sono sopportabili. Tra le criticità del nostro sistema sanitario l’Ocse indica infatti la spesa pubblica inferiore del 10 per cento rispetto alla media europea e I alta percentuale di spese a diretto carico del pazienti, 23 per cento contro una media europea del 15. «Rispetto a questo le differenze regionali sono marcate però registriamo anche come il privato offra servizi non solo in tempi molto più rapidi del Ssn, ma a volte con un costo vicinissimo a quello del ticket».

Sanità poco inclusiva

Uno dei versanti più critici è poi quello della salute delle persone con disabilita. Se è vero che nei Livelli essenziali di assistenza (Lea) ovvero le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, sono stati inseriti alcuni punti fondamentali per i disabili (tra cui la continuità assistenziale) è anche vero che non sempre la normativa viene applicata. «Su questo fronte i passi avanti non sono stati molti. Le famiglie sono seguite nel caso di emergenze ma sono lasciate a loro stesse nei quotidiano. Sicuramente c’è anche un’assistenza sul fronte sociale che va potenziata ma anche il servizio sanitario può fare di più». In questo l’organizzazione del lavoro negli ospedali è cruciale perché è chiaro «che se mancano medici, infermieri e assistenti è ovvio che il servizio offerto non potrà che peggiorare alla luce del numero di non autosufficienti in Italia».

Il Decalogo

Per tirare le fila di tutte queste necessità Asvis ha presentato un «Decalogo» con l’idea di favorire alcuni interventi specifici. In primis l’inserimento dei tema della salute nella programmazione economica e politica del governo a cui dovrebbe seguire un monitoraggio del Lea. In particolare rispetto all’accesso e al tempi di attesa per le prestazioni. Fondamentale anche misurare gli avanzamenti su alimentazione corretta, fumo, abuso di alcol e diffusione delta pratica sportiva. «Dobbiamo intensificare gli sforzi per la medicina della povertà e il supporto preventivo e assistenziale ai poveri, agli stranieri in difficoltà, agli anziani soli, al carcerati, e misurare i relativi avanzamenti», spiega Collicelli. Oltre, scrive Asvis, a combattere gli sprechi diffondendo una corretta informazione ed educazione sanitaria. «Bisogna assolutamente combattere le informazioni false e farlo in tutti gli ambiti della vita sociale in cui si fa dibattito: dalla scuola all’università passando per le palestre e le associazioni sportive fino ovviamente ai mass media», conclude Collicelli. Il sogno però rimangono i maggior investimenti in ricerca e innovazione che avrebbero un effetto positivo, a cascata, sulla salute e il benessere di tutto il Paese.

di Diana Cavalcoli

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 4 dicembre 2018)

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