Il podio saldamente nelle mani delle grandi città del Nord-Italia, capitanate da una Milano sempre più “smart”. La continua crescita delle città di medie dimensioni, con Modena a fare da capofila. La spinta da un milione di posti di lavoro. Ma anche un divario tra grandi e piccoli che continua inesorabilmente ad allargarsi, a causa di un ritardo sul fronte infrastrutturale.

Sono queste le principali evidenze della quarta edizione dello Smart City Index, il rapporto biennale elaborato da EY analizzando le 117 città capoluogo italiane.  Il report si è avvalso quest’anno di oltre 480 indicatori, attinenti a quattro aree: infrastrutture di rete, sensoristica, piattaforme dati, applicazioni mobili e web. La grande novità riguarda Milano che, grazie alle infrastrutture di trasporto pubblico e alle piattaforme digitali, soppianta Bologna in testa alla classifica. Il capoluogo lombardo si conferma così in grado di confrontarsi alla pari con le città metropolitane delle altre regioni industriali europee.

A superare Bologna, capolista nella classifica del 2016, è anche Torino che sale dalla terza ala seconda posizione. Un risultato spinto dalla diffusione della banda larga fissa e mobile e dal trasporto pubblico, a cui si aggiunge la buona performance nei servizi e-government al cittadino e nella “new economy” (luoghi per l’innovazione, co-working, start up, economia digitale). Bologna, rilevano comunque gli analisti di EY, resta comunque la città che meglio ha saputo definire una strategia e una vision strutturate negli ultimi anni.

Sempre in tema di grandi città, Roma e Firenze migliorano la propria posizione classificandosi rispettivamente settima e ottava. La Capitale sconta un ritardo su infrastrutture e reti ma spicca sulla trasparenza, complice l’impegno a rendere accessibile ai cittadini il suo patrimonio informativo. In generale, le smart city si conferma più attrattive e competitive della media delle città italiane e rappresentano un volano significativo dell’economia del Paese. Ed è una buona notizia anche per il lavoro: si prevede che lo sviluppo delle tecnologie IoT (Internet of Things), in grado di generare finora un mercato da 3,7 miliardi di euro, creerà proprio nelle città 1 milione di posti di lavoro nei prossimi cinque anni.

Da segnalare anche il percorso di crescita intrapreso da qualche tempo dalle città di media dimensione, testimoniato dalla presenza di cinque realtà nella top ten. Ottimi risultati per Modena (4ª posizione), che ha avviato un percorso di ammodernamento delle infrastrutture e di sviluppo di piattaforme per l’erogazione dei servizi. Tra le dieci regine smart figurano anche Trento, Bergamo, Parma e Brescia. Menzione speciale per il forte progresso di alcune città del Sud, come Bari e Lecce: grazie al significativo miglioramento nelle aree della sensoristica e delle piattaforme di servizi, le due città pugliesi salgono rispettivamente dal 40° al 18° e dal 52° al 26° posto nella classifica generale.

Donato Iacovone, amministratore delegato di EY in Italia e managing partner dell’area Mediterranea«Le nostre città hanno investito sulle infrastrutture abilitanti e, pur con velocità diverse, sono diventate più connesse e intelligenti, sviluppando nuovi modelli di mobilità, sostenibilità e interazione con i cittadini. Oggi la sfida chiave delle smart city si gioca sul piano culturale – avverte Donato Iacovone, amministratore delegato di EY in Italia e managing partner dell’area Mediterranea – Le città intelligenti possano generare valore per i cittadini e sviluppo per le aziende, occorre mettere in relazione l’offerta di servizi con la domanda, focalizzandosi sugli investimenti che hanno ricadute concrete e contribuiscono ad accrescere la cultura digitale».

Resta infine da mettere in evidenza il significativo ritardo delle città di piccole dimensioni, che continuano a perdere terreno rispetto alle grandi città, soprattutto del Nord. Il problema, spiega il rapporto di EY, è che la realizzazione di una smart city necessità di una massa critica significativa di risorse e di un’ampiezza di mercato, oggi rilevabile nelle città con più di 80mila. Lo Smart City Index conferma poi l’esistenza di una correlazione tra digitalizzazione e qualità della vita, pur rilevando città ad alta vivibilità nonostante un’innovazione limitata come Belluno, Aosta e Sondrio.

«Il nostro Paese deve guardare alle iniziative smart di successo e interpretarle come tappe di un percorso che trasformi le città in luoghi con qualità della vita crescente e a costi sostenibili – sostiene Andrea D’Acunto, Mediterranean government and Public sector leader di EY – Le città devono rianalizzare i driver di cambiamento tecnologico e di competenze che influenzano i comportamenti dei cittadini e l’imprenditorialità del tessuto economico. Si tratta di ridefinire le priorità di investimento e rifocalizzare la governance».

di Andrea Frollà

(da repubblica.it del 15 novembre 2018)

Scarica il rapporto Smart City Index 2018

 

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