Vibrino in noi con forza quelle parole che Egli pronunciò sulla croce: «Ho sete». Papa Francesco ha citato questo passaggio del Vangelo di Giovanni, nel suo discorso per la Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, per diffondere un forte appello sul problema dell’acqua. Dobbiamo garantire acqua pulita a tutta l’umanità, ma anche proteggere gli oceani dall’inquinamento e dall’acidificazione e tutelare le risorse ittiche del Pianeta.

Desidero richiamare l’attenzione sulla questione dell’acqua, elemento tanto semplice e prezioso, a cui purtroppo poter accedere è per molti difficile se non impossibile. Eppure, l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale, perché determina la sopravvivenza delle persone, e per questo è condizione per l’esercizio degli altri diritti umani. Questo mondo ha un grave debito sociale verso i poveri che non hanno accesso all’acqua potabile, perché ciò significa negare ad essi il diritto alla vita radicato nella loro inalienabile dignità. 

E ancora, sulla “questione dei mari e degli oceani”:

Custodire ogni giorno questo bene inestimabile rappresenta oggi una responsabilità ineludibile, una vera e propria sfida: occorre fattiva cooperazione tra gli uomini di buona volontà per collaborare all’opera continua del Creatore. Tanti sforzi, purtroppo, svaniscono per la mancanza di regolamentazione e di controlli effettivi, specialmente per quanto riguarda la protezione delle aree marine al di là dei confini nazionali. Non possiamo permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante. Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi.

Ho citato solo due passaggi di un discorso molto ricco, dedicato ai temi degli Obiettivi 6 (acqua e servizi igienici) e 14 (vita nei mari) dell’Agenda 2030. Francesco non è solo, nel denunciare il bisogno dell’umanità di acqua pulita e oceani ricchi di vita. Ecco qualche segnalazione dalle cronache di questi giorni.

Un gruppo di ricercatori ha studiato gli effetti dell’acidificazione degli oceani nei pressi di Shikine-jima, un isolotto vulcanico al largo della costa di Tokyo, che ha la particolarità di essere bagnato da acque particolarmente ricche di acido carbonico. Come riferisce Liberation, ripresa anche dalla rassegna stampa del Corriere della Sera,

nei fondali intorno a Shikine-jima ci sono esattamente quei livelli di acidità marina che le previsioni proiettano sulla fine secolo. «A cinque metri dalla superficie il paesaggio è di una semplicità desolante. Con pochi pesci, per lo più erbivori e non commestibili, e nessun corallo: un tappeto di alghe monocolore». L’acidificazione degli oceani è ormai una realtà, dal 1950 i fondali dove è sparita quasi ogni forma di vita si sono quadruplicati. E le acque morte di Shikine-jima ci ricordano cosa potrebbe diventare il pianeta se non invertiamo rotta.

Altra notizia: l’inglese Lewis Pugh per primo ha percorso a nuoto la Manica da ovest a est, per un totale di 531 chilometri in 49 giorni. Dal resoconto del Corriere:

Ciò che contava per il nuotatore era sensibilizzare l’opinione pubblica sull’inquinamento della Manica e più in generale delle acque marine. Tanto che appena ultimata l’impresa, fradicio e con l’asciugamano sulle spalle, ha twittato queste parole da un notebook che qualcuno gli ha consegnato mentre ancora tremava sul molo Shakespeare del porto di Dover: «Durante la nuotata non ho praticamente visto fauna selvatica, salvo rari uccelli, qualche delfino e una tartaruga. Ho invece visto tanti rifiuti. I nostri oceani sono molto maltrattati. Abbiamo tolto il pesce dai mari e lo abbiamo sostituito con la plastica».

Ed ecco un’altra notizia di questi giorni, da La Repubblica:

Quando cavalca le onde al largo della costa paradiso dei surfisti, i pezzi di plastica le rimangono incollati alla tuta. Prima di arrivare alle Hawaii, Sarah-Jeanne Royer, 38 anni, ricercatrice canadese, ha navigato i mari di tutto il mondo studiando i danni della plastica che finisce negli oceani.

Di recente, inoltre, abbiamo segnalato sul nostro sito il grande spreco che si fa del pescato: un terzo di ciò che i pescatori raccolgono dalle acque viene poi buttato perché non si riesce a conservarlo o perché non corrisponde alla domanda commerciale.

Tuttavia le notizie non sono solo negative perché sulla gestione delle acque c’è una consistente mobilitazione internazionale. Dal 26 al 31 agosto a Stoccolma si è tenuta l’annuale World water week, sul tema Water, ecosystems and human development. L’incontro ha mobilitato più di tremila esperti, operatori e amministratori pubblici. In precedenza, sempre a Stoccolma, si è tenuto il 29mo Un water meeting, con l’obiettivo di far fare un salto di qualità alle politiche sull’acqua. L’Obiettivo 6 era tra quelli affrontati al’High level political forum (Hlpf) di luglio, la riunione che fa il punto sull’Agenda 2030 affrontando ogni anno un diverso gruppo di Goal.  Un precedente rapporto delle Nazioni unite aveva segnalato i ritardi:

Sono ancora tante le persone che non hanno accesso a risorse idriche sicure. La scarsità dell’acqua è un problema in molti Paesi dell’Africa settentrionale e dell’Asia, dove il livello di stress idrico è superiore al 70%. Nel 2015 solo il 27% dei Paesi meno sviluppati disponeva di servizi idrici base. Poiché la cattiva gestione della risorsa idrica ostacola lo sviluppo sociale ed economico, solo migliorando l’efficienza e la gestione dell’acqua sarà possibile garantire il continuo aumento della richiesta globale.

I partecipanti all’Un water meeting di Stoccolma hanno però lamentato che nell’Hlpf non c’è stato abbastanza tempo per discutere a fondo di acqua e servizi igienici, cioè i temi dell’Obiettivo 6, e hanno concordato che è necessario alzare il livello della comunicazione, anche in occasione del prossimo World water day, il 22 marzo, ma anche del più vicino World toilet day,  il 19 novembre perché stopping open defecation (target 6.2) è un obiettivo fondamentale dell’Agenda 2030. Ancor oggi 892 milioni di persone nel mondo defecano all’aperto e 4,5 miliardi si avvalgono di servizi che non possono davvero essere considerati igienici, con quasi due miliardi di persone che bevono acqua che potrebbe essere contaminata dalle feci.

Non sarà per i servizi sanitari (anche se talvolta in certi luoghi pubblici lasciano a desiderare), ma anche l’Italia ha i suoi problemi, per l’approvvigionamento idrico e per la difesa dei mari che la circondano. Il cambiamento climatico mette a rischio le nostre riserve idriche e rende sempre più importante la riparazione degli acquedotti che tuttora hanno perdite  in rete molto elevate, pari al fabbisogno di dieci milioni di persone: questo è uno dei grandi capitoli delle opere pubbliche necessarie per proteggere il Paese dalle minacce del futuro. Inoltre, il riscaldamento dei mari modifica l’equilibrio delle specie marine, mentre il sovrasfruttamento riguarda quasi tutti gli stock ittici.

Di acqua si parlerà anche nel prossimo Rapporto 2018 dell’ASviS sull’Italia e gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, che sarà presentato alla Camera dei deputati il 4 ottobre. Non potrebbe essere altrimenti, considerando il fatto che il Rapporto dedicherà particolare attenzione ai temi del territorio, così fortemente intrecciati con quelli delle risorse idriche, delle nostre coste e dei nostri mari.

Segnaliamo a questo proposito che, a causa dell’eccezionale adesione all’evento di presentazione del Rapporto annuale dell’ASviS manifestata immediatamente dopo l’apertura delle registrazioni, ed essendo i posti dell’Aula limitati, la registrazione effettuata non potrà essere automaticamente accolta. Sarà nostra cura darvi conferma dell’avvenuto accredito nei prossimi giorni.

Confermiamo comunque che l’evento sarà trasmesso in streaming e sarà possibile scaricare il Rapporto in pdf dal sito ww.asvis.it

Oltre 400 richieste di partecipazione in poco più di 24 ore: una conferma dell’attenzione che circonda il lavoro dell’ASviS, un invito a fare sempre di più per mettere l’Italia davvero su un percorso di sviluppo sostenibile.

di Donato Speroni

(da Newsletter ASviS del 6 settembre 2018)

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