Sustainability, developt durable, sostenibilità. L’impegno di Ada Rosa Balzan per la sostenibilità non ha confini.

Docente e coordinatrice scientifica in vari master e alta formazione post laurea in Università Cattolica, Business School Sole24ore, Business School Fondazione Cuoa e Scuola Italiana di Ospitalità in Ca’ Foscari a Venezia. È responsabile nazionale dei progetti di sostenibilità in Feder- turismo Confindustria e membro di varie commissioni nazionali e internazionali tra cui UNI per l’elaborazione di nuovi standard ISO, gruppi di lavoro di sostenibilità di Confindustria. Ha coordinato lo scorso anno i tavoli del G20 spiagge per la sostenibilità, ha partecipato come esperta a svariati altri appuntamenti dedicati alla sostenibilità, fra cui i tavoli degli Stati generali Pietrarsa, il Sustainable Investment Forum di Parigi e il Climate Change di Londra e la COP23.
È la creatrice di “SI rating”, il primo algoritmo in grado di valutare la gestione della sostenibilità delle aziende.

Dottoressa Balzan, il suo sistema è molto all’avanguardia e rappresenta una novità che ha colmato un gap. Con quale obiettivo nasce “SI rating”? Ci racconta come funziona?

«Abbiamo proprio pensato, come obiettivo, a colmare un gap che emerge sempre più dalle richieste di clienti, di avere uno strumento semplice, veloce, fruibile online per fare l’analisi della gestione della sostenibilità della propria azienda. In particolare queste analisi erano proibitive da affrontare per le piccole-medie aziende, che costituiscono la maggioranza della realtà italiana, con “SI rating” abbiamo anche società fatte da una persona soltanto che hanno ricevuto la valutazione proprio perché la nostra

piattaforma si pondera in base non solo al settore di appartenenza ma anche alle dimensioni aziendali. “SI rating” è ad oggi riconosciuto come il primo algoritmo che ha elaborato tutti gli strumenti internazionalmente riconosciuti dei criteri ESG – ambientali, sociali e di governance – e dei 17 obiettivi della Agenda 2030 delle Nazioni Unite, gli SDGs, utilizzando una piattaforma online per lo scambio di informazioni. È stato validato da RINA e siamo in collaborazione con SASB».

Come avviene la valutazione delle aziende?

«L’azienda in poco tempo ottiene la valutazione della sua gestione della sostenibilità non solo con un valore complessivo, ma anche con tutti i singoli punteggi e la spiegazione in un report di circa 30/40 pagine del perché su ognuno ha per formato in quel modo e di come fare a migliorare. Sono dati molto utili anche per creare o arricchire il proprio bilancio di sostenibilità e sempre più richiesti anche dal mondo bancario e finanziario».

Le aziende sempre più cercano una certificazione esterna che possa validare anche attraverso dati quantitativi il proprio impegno per la sostenibilità. Lei si occupa di queste tematiche da molto tempo: com’è cambiata la prospettiva in Italia negli ultimi 5 anni?

«Si è passati dal concetto di certificazione come costo e come obbligo, magari per partecipare a bandi di gara, alla scelta consapevole di un percorso di sistema di gestione che standardizza le procedure, le rende chiare e trasparenti: questo è un vantaggio interno ma anche esterno perché il criterio di trasparenza è sempre più richiesto dagli stakeholder».

Alcune eccellenze italiane hanno ottenuto “SI rating”. Ciò fornisce loro un vantaggio competitivo sul mercato? Più dal punto di vista dei clienti o degli investitori?

«Assolutamente sì, perché la trasparenza nel comunicare le informazioni è ormai un must sia verso gli stakeholder sia verso gli shareholder. La sostenibilità è un percorso condiviso con tutti loro. Avere “SI rating” consente di basare anche il piano di comunicazione su dati oggettivi che nascono dalla valutazione fatta sugli strumenti internazionali di riferimento».

In molti ci stiamo chiedendo quale sia l’impatto della pandemia da Covid-19: ritiene che svilupperà una sensibilità maggiore sul rapporto tra uomo e sfruttamento irresponsabile delle risorse naturali?

«Non solo tra uomo e risorse naturali ma anche nelle stesse interazioni umane. Già durante le settimane del lockdown la maggior parte delle aziende ha avviato percorsi di riflessione e di analisi sulla sostenibilità perché è stato lampante che si doveva cambiare paradigma, che siamo un unico organismo interconnesso con il mondo e questa riflessione ha riguardato tutti. Un esempio è come è cambiata la modalità lavorativa in pochi giorni: lavorare da remoto prima era quasi un tabù in Italia, noi lo pratichiamo da sempre e non ci ha colti impreparati ma molte aziende era la prima volta che lo sperimentavano e si sono trovate ad affrontare problemi anche “banali”: come avere gli strumenti di base, come il computer, o poter usufruire di una linea internet con una connessione buona. Ora fare riunioni grazie a piattaforme a distanza è entrato nel nostro quotidiano, quando lo proponevamo noi lo scorso anno era fantascienza. Ricordiamo che, secondo l’ISTAT, un terzo delle famiglie italiane non ha un PC o un tablet a casa, quindi è stata una rivoluzione organizzativa anche la didattica delle scuole e delle università online».

di Ylenia Esther Yashar

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.5, Ottobre 2020, pag. 35)


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