L’imprenditore benefit si assume l’obbligo di rendere esplicito il beneficio che attraverso la sua attività apporterà a sé, alla comunità che lo circonda e all’ambiente.

È un imprenditore lungimirante, che usa il business come forza positiva.

La disciplina delle società Benefit, introdotta in Italia con la Legge di stabilità del 2016, sta lentamente producendo frutti: a oggi sono circa 350 le aziende italiane che hanno acquisito la qualifica di Benefit.

Mi sono appassionata al tema delle società benefit fin da subito, quasi amore a prima vista. Perché? Ho avuto un nonno imprenditore nel settore alimentare, ho respirato la passione per quello che creava, la dedizione al suo lavoro, la responsabilità nei confronti dei suoi dipendenti e collaboratori e nei confronti del territorio nel quale sorgeva la sua fabbrica.

Ho visto che è nel DNA dell’imprenditore, oltre il fare profitto, il creare benessere nell’ambiente in cui vive e opera la sua impresa. La società benefit rappresenta la possibilità per l’imprenditore di esplicitare nei confronti degli stakeholders e del suo mondo relazionale, attraverso l’obbligo che statutariamente e volontariamente si assume, quale è il beneficio che apporterà per sé, per la comunità e per l’ambiente. Ma l’imprenditore benefit è solo un filantropo o è un imprenditore che sa guardare al proprio business con lungimiranza?

Le nuove generazioni sono attente alla sostenibilità

I dati ci dicono che il problema ambientale oggi è uno dei problemi più sentiti dalle nuove generazioni. I recenti “Fridays for future” ne sono una lampante dimostrazione. Le nuove generazioni, ovvero i compratori del prossimo futuro, sono attente alla sostenibilità, si preoccupano dell’impatto ambientale delle proprie scelte di vita e delle proprie azioni.

Secondo uno studio della U.S. Chamber Of Commerce Foundation, la generazione Z (che comprende i nati tra il 1997 e il 2010) nel 2020 costituirà circa il 40% dei consumatori totali, con una capacità di spesa autonoma di 43 miliardi di dollari.

Due sono in particolare le peculiarità della generazione Z: utilizzano in media 5 dispositivi (smartphone, desktop, notebook, TV e tablet o Ipod) contro i tre utilizzati dalla generazione Y (i “Millenials” nati dal 1980 al 2000). È necessario considerare la soglia di attenzione con cui è possibile raggiungere questo target: la media è 8 secondi.

I giovani della generazione Z sono cresciuti in un’epoca di bombardamento di messaggi commerciali, e pertanto hanno sviluppato una velocità nella valutazione preventiva sull’utilità e la qualità dell’informazione. Pertanto comunicano a livello visuale e non testuale (come i Millennials).

La seconda caratteristica è che hanno spirito imprenditoriale e di intraprendenza, tendono a fare del proprio hobby il proprio lavoro, sono pronti a lavorare sodo ma all’insegna dell’idealismo: vogliono provocare un impatto positivo sulla vita delle persone e lasciare il proprio segno nel mondo attraverso le loro attività di business.

Il business usato come forza positiva

L’imprenditore benefit è un imprenditore lungimirante: sa far suo, anticipando i tempi, il movimento inarrestabile che usa il business come forza positiva. Contribuisce con la sua azione, con le sue scelte statutarie a creare una mentalità nuova d’imprenditorialità. Sa attrarre quella fetta di stakeholders attenti alla sostenibilità e alla tutela ambientale.

Diventare benefit comporta un cambio radicale del modo di fare impresa che coinvolge la governance, le scelte strategiche, gli investimenti, la redazione del bilancio e la relazione annuale prevista dalla legge.

Imprenditore benefit non è improvvisazione ma è frutto di un percorso. Oserei direi, quasi obbligato per il futuro. Se si vuole fare profitto.

di Guenda Preti Moavero
Avvocato, si occupa di CSR, rendicontazione
delle informazioni non finanziarie e società benefit

(da CSRoggi Magazine, anno 4, n.3, Luglio 2019, pag. 6)


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