Il punto del Direttore

In questi giorni Milano è la capitale della protesta giovanile, della rabbia, di Greta ormai convinta che ci sono solo bla bla generali sulle questioni climatiche. Il degrado climatico è davanti agli occhi di tutti e non è un caso che a Glasgow i governanti del mondo faranno il punto e daranno gli obiettivi per una indispensabile inversione di tendenza nella crescita della Anidride Carbonica che oggi decide delle sorti del pianeta.

Scioperi, cortei, inni al cambiamento, anche Bella Ciao, che nel clima elettorale in città a Milano non guasta. Una serie di dibattiti che hanno al centro i giovani e il loro desiderio di cambiamento. Un misto di accuse, di sottolineature sul passato e sul presente che mortifica l’ambiente, l’intera classe politica mondiale, italiana, gli imprenditori, le multinazionali, tutti sotto accusa.

La domanda però e anche questa: chi manifesta ha speranza? Pensa sia possibile un cambiamento? C’è non solo desiderio ma anche uno sguardo positivo per le cose nuove che indicano che insieme ce la possiamo fare a cambiare le cose?

Qualche dubbio lo segnala l’analisi Social Sentiment Analysis di PwC Italia in tema di sostenibilità, realizzata da Team Innovation con il coordinamento di Gaia Giussani ESG Director condotta su oltre 160.000 conversazioni e 115.162 tra circa 30.000 utenti attivi sui principali social.
Qualche dubbio sorge.
Si può fare una analisi perfetta di cosa non va, ma è indispensabile poi affermare un positivo presente per promuovere e accendere la speranza di un cambiamento, una inversione di tendenza.

L’agenzia ADNKRONOS ha pubblicato il 1° Ottobre alcuni di questi dati:
Il 73% delle interazioni sui social network in tema di sostenibilità esprime un sentiment negativo, dettato dalla percezione di inefficienza rispetto a quanto fatto da aziende e istituzioni nonostante la crescente preoccupazione per il riscaldamento climatico.
A trainare le conversazioni sui social il sentiment di disapprovazione (64%), seguito da rabbia (17%), tristezza (5%) e paura (2%). Si ferma al 27%, invece, l’apprezzamento per le iniziative messe in atto dalle aziende in ambito di transizione ecologica.

Ben il 68% di conversazioni negative evidenzia l’insufficienza degli sforzi dei singoli e il bisogno di misure più stringenti.
Il 75% delle conversazioni negative si concentra sulle perplessità sul costo elevato, la non disponibilità totale dei cittadini a spendere di più per prodotti green e lo scetticismo degli utenti nei confronti delle aziende che dicono di investire nelle rinnovabili e di partecipare alla transizione ecologica mentre dipendono dagli investimenti neri come carbone, il petrolio e gas.
Le conversazioni negative (58%) sono incentrate principalmente sul greenwashing e sulla poca trasparenza da parte delle aziende.

La sfiducia interiore non può albergare tra coloro che ci tengono ad un vero cambiamento. E’ un non senso il cinismo su ciò che potranno fare imprese e governi, ora che il pericolo devastante di distruzione del pianeta è così evidentemente presente.
Portarsi dietro nel proprio animo l’assenza di speranza e soprattutto di sfiducia nelle persone, nell’azioni di altri – aziende, governi, persone ecc. – non solo è un segno che la manifestazione “contro” manca di concretezza perché non è in grado di leggere il reale positivo, e mostra una assenza di attenzione ai segnali presenti di Buone Prassi.

Ci sono realtà aziendali, programmi politici di molti stati che sono cambiati: ad esempio è proprio l’Italia che con il PNRR ha dato un senso concreto all’orientamento che deve privilegiare l’azione politica.
Occorre infine uno sguardo: sono molte, moltissime le iniziative di imprese nel mondo che hanno cambiato totalmente il proprio DNA produttivo e sociale per ridurre la CO2 in modo sostanziale.
Qui non si tratta di avere un atteggiamento fideistico, ma di leggere la realtà completa.

A COP26 verranno espresse soprattutto queste importanti azioni positive!
Una manifestazione che sottolinea cosa non va deve poi respirare un’aria di speranza per ciò che si fa e si farà. Occorre il giusto senso critico che sorveglia ogni stortura presente nell’immediato e nel futuro, ma l’appoggio e l’incoraggiamento per tutti coloro che si mettono sulla strada dell’innovazione.

Fare una economia diversa, migliorare le fonti energetiche, includere paesi ricchi e poveri, frenare le dispute, evitare le guerre, è un misto di esigenze che non lascia sereni. C’è sempre un sapore amaro per ciò che non si riesce a combinare.
Ma è altrettanto indispensabile valorizzare e sostenere ogni sforzo teso al bene di tutti, al cambiamento di paradigma.

E’ la predisposizione al bene che spesso fa la differenza.
La valorizzazione di particolari che sono esemplificativi di un grande cambiamento che nutre la speranza. Ecco un esercizio che incoraggia la speranza.
Una attenzione di questa natura può essere di grande utilità per Greta stessa, che inizierà ad essere lieta del risultato dei suoi appelli ed avere uno sguardo aperto di speranza…senza bla bla.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile


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