E così Larry Fink è tornato ad affondare il colpo. Da quando è il numero uno – presidente e ceo – di BlackRock, il gestore di fondi di investimento più grande del mondo con 10mila miliardi di dollari in portafoglio, la sua lettera annuale rivolta ai Ceo è diventato più che un appuntamento: quasi un manifesto. È stato lui, l’anno scorso, a dare uno dei colpi più forti per indurre aziende e investitori a puntare sulle emissioni zero annunciando la conversione definitiva del fondo verso questo tipo di imprese. Sul Corriere della Sera, stamattina, avete letto come una parte importante del messaggio d’inizio 2022 consiste nell’invitare i datori di lavoro a comprendere che il vecchio «mondo è finito», che dove e come lavoriamo non sarà mai più lo stesso», e che ora diventa essenziale «rispondere ai propri dipendenti» creando un ambiente migliore e pagando di più chi lavora».

Ma nel suo messaggio, Fink è tornato alla carica ancora e soprattutto sul tema della sostenibilità aziendale. «Spingere sulle politiche climatiche riguarda i profitti», ha spiegato, «non è una questione ideologica (a “woke”, in inglese)». Le imprese, le città e i Paesi che non pianificano un futuro carbon-free resteranno indietro. «Ci focalizziamo sulla sostenibilità non perché siamo ambientalisti ma perché siamo capitalisti e responsabili verso i nostri clienti… Non cadete in errore, il giusto perseguimento del profitto è ciò che anima il mercato. E la profittabilità di lungo periodo è la misura del mercato che determinerà il successo delle vostre aziende».

Il ceo di BlackRock ha messo in campo tutto il suo peso spingendosi anche a fare una previsione impegnativa: «I prossimi mille unicorni (le imprese con oltre un miliardo di dollari di fatturato, al momento nel mondo ce ne sono 900, ndr) non saranno motori di ricerca o social media companies (il riferimento ai vari Google e Metaverso/Facebook, ndr) ma saranno innovatori sostenibili e scalabili – startup che aiuteranno il pianeta a decarbonizzarsi e renderanno la transizione energetica raggiungibile per tutti i consumatori». Altro tema, quest’ultimo, oggetto di un passaggio importante, con l’invito ai governi e alle aziende a impegnarsi a garantire alle persone la possibilità di attingere a fonti di energia affidabili e accessibili. E se un assoluto gigante come Fink mette la propria voce e il proprio peso su questa questione è decisamente un buon segno per tutti, e indica una strada che può essere percorsa da gesti così grandi ma anche molto più piccoli e quotidiani.

di Edoardo Vigna

(da Clima e ambiente newsletter del Corriere della Sera)

LA LETTERA DI LARRY FINK DEL 2022 AI CEO

 


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