Il punto del Direttore

 

 

 

E’ un argomento che è stato oggetto di nostre considerazioni poche settimane fa.
Il 21 Aprile qualche cosa è cambiato: la Commissione Europea ha pubblicato la proposta di modifica della Dichiarazione Non Finanziaria insieme agli adempimenti connessi sulla tassonomia green.
Un dato importante.

I destinati a pubblicare la DNF passano da 11.000 a 55.000 e tale estensione riguarda le aziende non quotate, quelle fuori listino, dovranno (ecco c’è un obbligo!), fornire informazioni legate ai parametri ESG.
Non è stato reso noto se sarà indispensabile segnalare il numero di dipendenti per cui tale obbligo è impegnativo, ma certamente cade la soglia dei 500 dipendenti.
I tempi di applicazione non sono brevi: ma il 2024 è alle porte per chi fa programmazione e a questa si dedica per approfondire il rapporto con la realtà.
Occorre prepararsi.

In questo tempo v’è stato un duplice atteggiamento: per alcuni la DNF è stata una opportunità che si è manifestata in diverse misure che hanno cambiato nella sostanza il tipo di reportistica di Bilancio e di Governance; per altri solo una occasione in più di autoreferenzialità nella comunicazione. Non è infrequente infatti, soprattutto sfogliando i siti internet di molte imprese pubbliche e private, imbattersi in dichiarazioni di intenti e in Bilanci Sociali, anche datati, che sembrano dettati dal desiderio di mostrare la propria miglior vetrina.

 

Il tema della reportistica è decisamente importante e la Commissione Europea se ne fa carico.
C’è però un tipo di reportistica, che è stata oggetto recentemente di un interessantissimo Webinar, moderato da Cristiana Rogate di REFE, che manifesta una fantastica opportunità per coloro che hanno a cuore la trasparenza, la disponibilità a comunicare e far sapere come vanno le attività, durante l’anno, attraverso una reportistica periodica.
Mi riferisco al Web Reporting. (Open Report).

Definirlo non è semplice. Si tratta di Rendicontazione. Essa però è legata al portale aziendale e fornisce informazioni chiare per rispondere alla esigenza di conoscenza di una azienda, la sua pianificazione organizzativa, le performance. Con stabilità, periodicamente, frequentemente, durante l’anno.
Il beneficio per stakeholder, e mercato è davvero molto importante.
Se l’informazione è il punto più importante per progredire nelle relazioni utili, trovare dati certi con sistematicità e periodicamente è di grande utilità.
Non così fruibile è il Bilancio di Sostenibilità.

L’Open Report rappresenta il superamento del Bilancio Sociale, che permane come punto di sintesi e di informazione primaria utile ad un primo approccio.
Evidentemente la cura della Rendicontazione, della Reportistica non può non tendere al vero.
La reputazione si accresce con il Web Reporting: se l’aggiornamento periodico non è veritiero il rischio di crollo della reputazione è facilmente riscontrabile.

Conclude Vitaliano D’Angerio sul Sole 24 Ore del 29 Aprile scorso: “Ecco allora che inserire informazioni sostenibili in bilancio è diventato un elemento determinante per attirare i capitali degli investitori: Un discorso che vale soprattutto per le quotate, (…) Le PMI fuori listino dovranno dunque attrezzarsi. Prima o poi.”

Aggiungiamo.
Il Web Reporting è una misura ancora più interessante.
Non è un obbligo imposto dal recepimento delle Direttive europee, ma una convenienza.
Un modo per mostrare stima nel comunicare che la propria attività è gestita e programmata per obiettivi certi; che essi si raggiungono nel tempo attraverso l’impiego di risorse definibili, che le relazioni umane interne svolgono un ruolo decisamente importante e che i dati che vengono forniti documentano i passi del lavoro.

Un impegno costante nel tempo, che non termina, perché ne seguirà un altro. Un operare, diceva Marialuisa Parmigiani Direttrice di Unipolis che così concludeva il suo intervento sull’Open Report recentemente, “è un lavoro che non finisce mai.”

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 

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