Secondo me

 

 

 

“Le parole sono pietre” si diceva una volta per evidenziare che anche le parole vanno usate con attenzione, con prudenza, con la coscienza di ciò che possono produrre. Come se fossero delle armi.

E tutti noi ne abbiamo certamente avuto evidenze concrete. Nel male e nel bene.

Visto il momento, ci sembra giusto che ci orientiamo sulla parte positiva di questo concetto, e raccogliamo al volo due parole pronunciate e ripetute tante volte in questi giorni: “Next generation”. Parole importanti da sole ma ancora più importanti se unite alla terza che le accompagnava “fund”, e cioè “Next generation fund” (oggi “Next generation EU”) e a chi le ha pronunciate.

Ripartiamo dall’inizio. Tutti siamo informati sull’impegno di convincere l’Europa nel prendere decisioni nella direzione dell’aiuto ai Paesi bisognosi di supporti di vario tipo (leggi principalmente “denaro”).

Quando finalmente si è giunti (sembra) a un impegno concreto, la presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen ha sostenuto che i fondi messi a disposizione devono essere utilizzati soprattutto pensando alla sostenibilità, avendo in mente le prossime generazioni (un proverbio Navajo dice “Non ereditiamo la terra dai nostri antenati, la prendiamo in prestito dai nostri figli”).

Ma l’attenzione ai giovani, e quindi alla sostenibilità, era stata urlata a gran voce dai giovani stessi, sollecitati dalla grinta di una giovane, appunto, Greta Tumberg. Per le strade e nelle più importanti sedi istituzionali e mondiali, le parole pronunciate non lasciavano spazio a repliche contrarie.

E, sempre ascoltando parole, quelle che si sono sentite negli ultimi tempi nelle sedi Istituzionali di casa nostra, sembra che siano riuscite a imboccare, finalmente, la giusta strada della programmazione di attività e piani sostenibili. E il CIPE (il Comitato per la programmazione e il coordinamento della politica economica) ha ufficialmente dichiarato che “l’Italia vuole essere protagonista nell’azione di perseguimento degli obiettivi dell’Agenda 2030. A ciò è indirizzata la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile, elaborata attraverso un percorso partecipativo e adottata il 22 dicembre 2017 con la delibera CIPE n. 108/2017, finalizzata a indirizzare le politiche, i programmi e gli interventi per la promozione dello sviluppo sostenibile in Italia, cogliendo le sfide poste dai nuovi accordi globali”).

Per fare ancora una citazione, dell’Enciclica “Laudato si'” e di tutte le sagge parole lì contenute, ne vogliamo parlare?

I vari riferimenti a chi le ha pronunciate ci sottolineano come si tratti di parole ufficiali. E ci auguriamo che, queste sì, come pietre lascino il segno e non si perdano nei ghirigori della burocrazia.

E ancora sono state parole ufficiali quelle della presidente della commissione Ue Ursula von der Leyen quando si sofferma sul programma Next Generation EU sostenendo che nasce «un’alleanza tra generazioni, un’opportunità unica per l’Italia. Ora sta a voi farlo succedere».

Ci viene detto, con parole chiare, che la nuova Europa e il mondo intero hanno come sfida “esistenziale” l’ambiente e la protezione del Pianeta pensando prima di tutto alla lotta ai cambiamenti climatici.

Ma parole altrettanto chiare sono state pronunciate dal nostro commissario in Europa, Paolo Gentiloni: «La priorità assoluta sarà la crescita. C’è molto da cambiare e da fare per rilanciarla in Europa, per renderla più sostenibile anche sul piano sociale».

E aggiungiamo anche il pensiero del portavoce di ASviS: «Notiamo soddisfatti – ha sottolineato Enrico Giovannini – una maggiore sensibilità e impegno verso uno sviluppo che sia sostenibile dal punto di vista economico, sociale e ambientale e chiediamo alle istituzioni e alla politica di accelerare sulle azioni relative agli obiettivi dell’Agenda 2030. D’altra parte è quello che chiedono anche i cittadini, sempre più sensibili sulla necessità di politiche per lo sviluppo sostenibile».

Certo tante belle parole. Si potrebbe anche temere il pericolo di tornare indietro, e che si possa perdere questa nuova sensibilità per uno sviluppo differente e sostenibile.

E il professor Giovannini ci tranquillizza: «L’allentamento della tensione sui temi legati alla sostenibilità esiste. Tuttavia, credo che molte imprese si stiano veramente chiedendo dove andare, perché la fragilità delle catene del valore internazionale, il cambiamento di stile dei consumi e anche, direi, la possibilità di fare un salto tecnologico nell’organizzazione del lavoro, danno a tutti l’indicazione di coniugare sicurezza, innovazione e sostenibilità. Solo pochi mesi fa, la finanza già andava in questa direzione e non capisco perché ora dovrebbe cambiare indirizzo dopo una crisi che ha mostrato i limiti sociali e sanitari di un modello basato solo sull’efficienza. Anzi, la lezione che viene da questa crisi è: perché devo investire in una società, in un’impresa, che non punta sulla prevenzione, sulla protezione dei propri lavoratori?».

Per ora queste sono le parole. Ma le parole hanno un valore. Le parole sono pietre.

di Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.4, Luglio 2020, pag. 34)

 

 


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