Lupo solitario

 

 

 

Mentre a Berlino si sta pensando di mettere in atto un piano che prevede una grande area urbana libera dal traffico di auto private destinata a diventare la più vasta al mondo – 88 chilometri quadrati, la metà della superficie dell’intera Milano –, e mentre le cronache esaltano l’esperienza di Pontevedra, città spagnola di 80mila abitanti nota per essere la “città senza macchine” grazie alla pedonalizzazione del centro storico ma anche di molti quartieri esterni, vogliamo qui raccontare brevemente l’esperienza di chi ha scelto di vivere senza auto.

La scelta
Per 4 anni una famiglia di Milano composta da 4 persone – padre, madre e due figli adolescenti – ha fatto a meno dell’auto. La decisione, nello specifico, è stata: addio all’auto di proprietà e via libera all’utilizzo di auto in car sharing o a noleggio nei casi di bisogno: trasferte cittadine da dover fare assolutamente in auto – ad esempio nel caso di trasporto di oggetti ingombranti o pesanti – e trasferte “fuori porta” come quelle delle vacanze estive o quelle delle gite nel fine settimana. Una scelta certo più facile da attuare in un contesto urbano, dove – in aggiunta al car sharing – si possono avere a disposizione soluzioni alternative efficienti come trasporti pubblici e piste ciclabili. Più difficile da attuare in piccole cittadine, paesi o addirittura agglomerati di poche case in montagna o in campagna.

I motivi
I motivi della scelta sono molti: desiderio di non avere più vincoli amministrativi come bolli, assicurazioni, revisioni, ecc.; desiderio di non trovarsi più bloccati nel traffico; desiderio di non dover più cercare parcheggio nelle vie sotto casa; desiderio di “liberare uno spazio” in città; desiderio di non inquinare l’aria; desiderio di non subire più danni da vandalismi, grandinate, “disattenzioni” degli altri automobilisti…

Aspetti positivi
Da una parte grande serenità e consapevolezza di attuare una scelta positiva per sé e i propri cari ma anche per l’intera comunità, nella certezza che senza auto, o comunque con le auto ridotte all’essenziale, le città sarebbero più belle, vivibili, green e sostenibili. “Scoperta” della bicicletta come mezzo principale degli spostamenti cittadini, ma anche le camminate non vengono disdegnate, con beneficio anche per la salute del proprio corpo. Riscoperta dell’uso del treno, con tutto quello che ne consegue: minor rischio di incidenti, maggiore rilassatezza dei viaggiatori – in particolare del guidatore – con possibilità di dormire, leggere, chiacchierare senza nervosismi provocati dalla troppa velocità o dalla troppa lentezza vissuta negli spostamenti in auto. È una scelta che rende orgoglioso chi la attua, che viene guardato con un certo rispetto dalle altre persone che, in cuor loro, tendono comunque a pensare: «Io non ce la potrei fare».

Difficoltà
La scelta comporta alcuni problemi di organizzazione interna ed esterna alla famiglia. Ci sono situazioni che sono “scoperte” e non risolvibili con le auto pubbliche.
Il car sharing è ancora troppo poco diffuso, spesso è difficile, se non impossibile, trovare auto a disposizione. È un problema anche di distribuzione dei veicoli sul territorio cittadino: in alcune ore della giornata, soprattutto mattina e sera, questi tendono a concentrarsi in alcuni quartieri – del centro o della periferia – e sono spesso assenti su altri. C’è un problema, inoltre, per quanto riguarda le trasferte di medio raggio.
Un esempio pratico: la trasferta del figlio che gioca a basket e che deve essere portato, in un orario serale, in una città dell’hinterland. Troppo lontano per il car sharing e utilizzo troppo “breve” per dover procedere con tutte le pratiche – spesso molto lunghe da espletare – relative al noleggio. Impossibilità di andare in bicicletta, coi mezzi pubblici e con il treno. Risultato: o il figlio va con altri genitori o resta a casa. Soluzione che può essere attuata una, due volte, dopo di che è facile supporre che il pensiero che tende a sorgere nella testa dei genitori ospitanti – è ovvio e anche più che normale – sia «bello fare gli splendidi con le auto degli altri…».

Morale finale
Con il passare del tempo diventa sempre più difficile sostenere la posizione all’interno della famiglia. Anche le trasferte nei grandi centri commerciali ai confini della città – anche in quelli che vendono mobili, per fare un esempio – sono praticamente precluse, e questo si può immaginare quanto pesi sulla serenità familiare… Aumentando le pressioni, si è portati a un certo punto a dire; vabbè, prendiamo una macchina piccola, da usare per i piccoli-medi spostamenti. Ma questo è il primo passo verso il cedimento, perché il pensiero successivo è: sì, ma che senso ha avere un’auto che non puoi usare tutti e quattro con una certa comodità e, nel caso dovesse servire, anche potendo trasportare bagagli proporzionati? A questo punto prendiamo un’auto un po’ più grande, magari stiamo attenti che consumi e inquini poco (elettrica? No, costa troppo e poi dove la ricarichi? Il garage non ce l’abbiamo e la colonnina più vicina è a più di un chilometro da casa…). E così in un attimo rischi di ritrovarti di nuovo a dover girare mezz’ora la sera alla ricerca di un parcheggio, sapendo che domani dovrai portare l’auto dal meccanico a fare il tagliando e ricordandoti improvvisamente che la prossima settimana ci sarà l’assicurazione da rinnovare…

Lupo Solitario

(da CSRoggi Magazine, anno 6, n.4, Settembre/Ottobre 2021, pag. 78)

 

 


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