Editoriale
Le azioni vanno misurate dai risultati.
Dalle valutazioni si devono trarre correttivi e nuovi incentivi per migliorare. Si potrebbe dire con una parola, oggi poco usata, che un’esperienza va verificata.
Come si può giudicare una strada, un percorso, una storia o anche solo una piccola cosa se non si verifica il fatto?
Eppure nella nostra mentalità corrente vengono enfatizzati gli inizi, le inaugurazioni, la pubblicazione di una legge, ma gli effetti restano nel dimenticatoio per anni; si insiste sul programma, si brinda all’inizio di una strada, all’apertura di una procedura, di una galleria, ecc…
Si dovrebbe farlo alla fine, dopo la valutazione.
Accade da sempre. Accade oggi.
Ora un esempio attuale: valutiamo il Reddito di Cittadinanza e VERIFICHIAMO che l’adesione è inferiore alle attese.
Sono state investite risorse immense su questa legge, c’è da modificare qualche cosa? Ovvero queste risorse non usate cambieranno la loro destinazione o staranno lì inutilizzate, come accade per molti investimenti, o saranno introdotti correttivi, cambiamenti per cancellare le cose sbagliate, le inutilità, o si persevererà sulle attese fatte a tavolino?
Nel mondo della sostenibilità la valutazione d’impatto di un’azione è abbastanza riconosciuta come indispensabile e la casistica è molto diffusa.
Quando raccontiamo una storia sul nostro Magazine vediamo che la testimonianza già contiene uno studio per partire, un inizio, un percorso e una valutazione finale. C’è una prima conclusione, ci sono dei dati, c’è una riflessione conclusiva.
È difficile che un percorso non si concluda con una valutazione di risultato.
La verifica è insita nel giudizio. È insita nella serietà di chi avvia un’azione.
Come giudicare un’azione se non verificandola in tutti i suoi aspetti?
Occorre lealtà per riconoscere che tutto non va sempre bene, che vi sono elementi da correggere – direi sempre – e che le cose andate a buon fine vanno sottolineate, va pure valutato il grado di solidità e lo spazio lasciato aperto per la continuazione della “Fase 2” dell’iniziativa, per progredire meglio.
Il progettare sul progetto avviato è l’elemento più esaltante.
Avviare un’azione positiva che apre spazi ancor più grandi di applicazione, d’innovazione, di miglioramento è l’elemento più interessante della valutazione.
Analizzare i questionari, i documenti, gli elementi di prova e anche prevedere punteggi prima dell’introduzione degli strumenti valutativi, introdurre come ipotesi i punti di forza o di debolezza che si possono prevedere esattamente come dare attenzione alle aree di miglioramento, procedere alla raccolta delle prove di funzionalità, sono le piccole tracce di un percorso previste dallo stesso percorso della verifica.
Il tema dell’impatto è legato direttamente solo alle risorse investite, o alle attività realizzate ma sul CAMBIAMENTO, sull’EFFETTO creato, sull’impatto generato.
Per misurare l’impatto ci si pone una domanda: «Quale obiettivo mi pongo? Quale cambiamento intendo operare?»
La misurazione dell’impatto, dei risultati e la verifica della esperienza distolgono dall’idea del primato dell’intenzione, degli annunci, dei proclami mentre si apre ai temi connessi alle parole “Risultato”, “Realizzazione”, “Miglioramento” che introducono altre parole che viaggiano insieme: “Fiducia”, “Interesse”, “Stima”, “Apertura di credito”.
I nuclei di valutazione che vanno aprendosi un po’ ovunque, che approfondiscono quello che un tempo era una funzione unicamente accostata alle azioni di Marketing, rappresentano, a livello organizzativo, uno strumento organizzativo importante, indispensabile leva della comunicazione, della reputazione, della sicurezza, e dell’innovazione.
Il Bene Comune non è una forma d’idealità, ma una linea d’indirizzo della verifica della misurazione di impatto.
Bruno Calchera
Direttore Responsabile di CSRoggi