Il punto del Direttore

 

 

 

C’’e una spinta, nonostante inflazione e aumento dei tassi di interesse, tesa all’innovazione.
I protagonisti dello sviluppo economico si possono dividere in due parti distinte: quelli che hanno preso sul serio il cammino della sostenibilità e quelli, numerosi, che “si adattano” a qualche cambiamento soprattutto perché è il mercato che lo chiede.
Questi ultimi senza una vera convinzione.
E’ uno scenario particolare: c’è una imprenditoria che eccelle per lungimiranza ed un’altra che vive a rimorchio del pensiero dominante.

In questo scenario le grandi Multinazionali della Consulenza hanno il compito di dare un aiuto per un passo innovativo qualificato e destinato a crescere in modo continuo e performante ovvero aiutano a coprire nuove esigenze immediate, di piccolo respiro, che diventano pecette perché coprono un buco aziendale ma non hanno la forza di introdurre cambiamenti radicali e di convincere il Board aziendale ad un mutamento del paradigma generale.

In questo caso l’imprenditore afferma “ci è richiesto un passaggio per adeguare le nostre informazioni a esigenze dettate dalla CSR, ebbene noi faremo questo passaggio nei limiti richiesti, ma niente di più!”
Queste seconde realtà alla fine dovranno passare alla consapevolezza.
Senza un approccio sistemico allo sviluppo sostenibile non è possibile fare azienda da oggi e per il futuro.

Titola il Corriere della Sera, in un articolo di Andrea Rinaldi, del 11 Giugno 2022 “L’UE FINANZIA MIDAC. E LE BATTERIE AL LITIO NASCERANNO DAL RICICLO” (pag. 40).
E’ una grande notizia perché la programmazione che prevede la fabbricazione e la circolazione di Auto Elettriche da una certa data – negli anni ’30, dovrà vedere solo mezzi circolanti elettrici.
Il desiderio di non restare dipendenti dai cinesi nasce dalla amara esperienza di questi mesi in cui ci siamo scoperti dipendenti dal GAS Russo.

E’ una valutazione sana: non bastano gli accordi commerciali per stabilizzare un’economia di una nazione e soprattutto di iniziative industriali, occorre prima valutare il tasso di dipendenza da altre nazioni nei propri processi innovativi.
Russia e Cina non offrono garanzie di stabilità, proprio per la natura del proprio regime: entrambe peccano di scarsa democrazia e di conseguenza di limiti alla libertà individuale e d’impresa economica.
“Lo stato ordina e tu obbedisci!” è il modo perentorio con cui la popolazione si relaziona con chi guida il paese.

Filippo Girardi, presidente e AD di MIDAC ha idee chiare: “La ditta veronese ha ricevuto dall’Unione Europea 37,5 milioni di Euro per sviluppare tre progetti relativi alla produzione, al riutilizzo, e alla gestione sostenibile del fine vita delle batterie al litio”.
Girardi aggiunge: “le nostre ricerche sono partite due anni fa e ora stiamo registrando un brevetto: la road-map prevede di qui al 2029 la costruzione di un impianto di riciclo e successivamente di assemblaggio di batterie al litio.” Conclude il Presidente Girardi “Questo finanziamento va nella direzione di perseguire il raggiungimento dell’autonomia strategica nazionale ed europea in un settore come quello delle batterie”

Sono parole che sollevano lo spirito perché ci parlano con lungimiranza del futuro e tolgono quel senso di paura che sovviene sempre nell’incertezza su come procedono le cose.
C’è la speranza di non vedere montagne di rifiuti di batterie che potrebbero rappresentare la peggior ricaduta all’innovazione rispetto al tema dell’elettrificazione delle auto.

Anche l’intervista di Diana Cavalcoli, sullo stesso numero del quotidiano milanese, a Gianni Vittorio Armani, CEO di IREN ha il merito di ridare fiducia per uscire dalla crisi energetica: Dice infatti: “abbiamo gli strumenti per uscire dalla crisi energetica. Penso alle rinnovabili ed anche ai rifiuti. Già oggi possiamo gestire l’umido con impianti moderni e creare biogas.
Solo l’umido urbano può arrivare alla riduzione del 5% del consumo tradizionale di gas italiano”.

Infine riflettendo sul ruolo delle Banche, Roberto Ghisellini, Condirettore Generale di Credit Agricole Italia conclude che le banche possono fare molto per la transizione ecologica.
Bisogna però specializzarsi, conoscere le filiere, accompagnare le aziende nella trasformazione dato che oggi il pricing del credito è già legato ai parametri di sostenibilità”.

Esempi e testimonianze sono il cuore del nostro lavoro. CSRoggi fin dall’origine non ha fatto discorsi, non ha voluto affermarsi sul mercato editoriale attraverso opinioni più o meno verificate, o peggio attraverso una posizione ideologica che divideva il mercato italiano in buoni e cattivi.
Con i nostri media abbiamo sempre informato. E privilegiato i fatti!
La speranza nasce dalla realtà, ed i fatti sono quei sassolini sul terreno che guidano il cammino della concretezza della esperienza.

Chi avrebbe immaginato anche solo 20 anni fa a queste problematiche di sviluppo: l’energia che il petrolio, il gas, ci offrivano erano manna per una visione del futuro.
Oggi davanti alle crisi energetiche e al degrado ambientale del pianeta i paradigmi sono cambiati.
L’economia circolare ha ancora molto da raccontare, e non mancheremo di darne conto anche nel futuro.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 


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