La quinta edizione del Festival dello Sviluppo Sostenibile che si è chiusa il 14 ottobre (anche se ci saranno ancora iniziative “nei dintorni del Festival”) è stata indubbiamente un successo di partecipazione, con 770 eventi sul tutto il territorio nazionale e anche nelle ambasciate italiane all’estero.

Quali sono i messaggi che emergono da questa grande manifestazione? Possiamo provare a sottolinearne alcuni, dalle cronache degli eventi organizzati dal Segretariato dell’ASviS e dai gruppi di lavoro dell’Alleanza che potete rileggere (ma anche dai dibattiti che potete riascoltare integralmente) dal sito festivalsvilupposostenibile.it. Nel complesso, una ventina di eventi dai quali cogliamo queste spigolature, senza alcuna pretesa di completezza.

Non c’è più tempo. L’urgenza di cambiare strada per affrontare con piena consapevolezza il tema della transizione ecologica e sociale era già contenuto nella premessa del rapporto ASviS presentato in apertura del Festival il 28 settembre, ma è stato ribadito con forza in diversi incontri e sottolineato anche nel messaggio che Papa Francesco ha inviato all’ASviS in occasione del Festival. Nella lettera della Segreteria di Stato, nella quale si esprime il pensiero del Santo Padre, si legge:

Gli eventi climatici estremi, che gravano maggiormente sulle popolazioni e le comunità più vulnerabili, ci mettono di fronte all’urgenza di azioni coraggiose e congiunte da parte della comunità internazionale. La Casa di tutti è in pericolo a causa dell’avidità, dell’ingiustizia sociale e dello sfruttamento incontrollato delle risorse, al punto che la crisi ecologica minaccia il futuro della famiglia umana: il grido della terra e quello dei poveri sono sempre più forti e allarmanti.

Accenti altrettanto preoccupati sono risuonati nell’intervento di Gianfranco Bologna, coordinatore del Gruppo di lavoro sui Goal 6, 14 e 15:

Quello che vorremmo far capire a tutti è che è impossibile coniugare sostenibilità e crescita illimitata. Bisogna per forza tener conto dei limiti biofisici del Pianeta. È un tema centrale per lo sviluppo sostenibile, non possiamo permetterci una scorretta interpretazione della sostenibilità. Nessuno ha naturalmente una ricetta per tutto il Pianeta, però in questi decenni la cultura scientifica ci ha consentito di avere degli importantissimi ‘guardrail’.

e Johan Rockström nel suo intervento:

Il mondo ha l’ultima possibilità per evitare conseguenze ben più drammatiche legate al clima: È il momento della trasformazione e la scienza è molto chiara nel dirci che questa è l’ultima possibilità che abbiamo se vogliamo evitare di superare punti di non ritorno che ci porterebbero in modo irreversibile nella direzione sbagliata.

Il ruolo delle istituzioni. Numerosi ministri sono intervenuti agli eventi dell’ASviS, ma è toccato al sottosegretario alla presidenza del Consiglio Bruno Tabacci tracciare un quadro del funzionamento del governo rispetto ai temi della sostenibilità. Il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica, anche grazie alle richieste dell’ASviS è diventato Cipess, dovendo farsi carico delle valutazioni ai fini dello sviluppo sostenibile, ma nel frattempo è nato anche il Cite, Comitato interministeriale per la transizione ecologica. Ma la sostenibilità non riguarda soltanto l’ecologia: è quindi necessario che i progetti che arrivano al Cipess siano corredati da una scheda di valutazione ai fini del loro impatto sullo sviluppo sostenibile.

La necessità di misurare. L’Istat ha elaborato un’ampia batteria di indicatori per misurare l’avvicinamento ai target degli Obiettivi di sviluppo sostenibile, seguendo le indicazioni dell’Onu e l’ASviS ha lavorato su questi indicatori con varie produzioni tra cui, nel corso del Festival, un’analisi della situazione dei diversi Paesi del G20. Occorre però sviluppare l’elaborazione di dati a livello regionale e locale, per analizzare meglio le diverse situazioni sui territori. Come ha detto Mara Cossu, del ministero per la Transizione ecologica:

Ci stiamo avvicinando a un sistema in grado di valutare le azioni pubbliche, ma ci sono elementi che mancano e altri, già esistenti, su cui costruire un percorso.

Cibo e ambiente. L’importanza delle modalità di produzione del cibo ai fini della sostenibilità è stata sottolineata dalla presidente dell’ASviS Marcella Mallen:

Il sistema di produzione e consumo del cibo è certamente tra i settori che hanno una più forte correlazione con quei fattori di lungo periodo che caratterizzano gli scenari futuri. Esiste una relazione biunivoca del cibo con i cambiamenti climatici. I sistemi alimentari di tutto il mondo sono responsabili di oltre un terzo delle emissioni di gas effetto serra di origine antropica. Alta è l’ambizione dell’Unione europea che mira non soltanto a riformare il mercato interno ma a diventare uno standard globale in materia di sostenibilità e responsabilità sociale. Entro il 2030 il piano della Commissione europea “From farm to fork” mira a trasformare il sistema alimentare europeo, rendendolo più sano, equo e sostenibile attraverso, tra le altre cose, la riduzione dell’uso dei pesticidi e aumentando la quota del biologico.

Il passaggio alle energie rinnovabili. “Non dobbiamo più parlare di se, ma parlare di come”, ha detto Toni Federico, presidente del comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e coordinatore per l’ASviS dei Gruppi di lavoro Energia e clima (Goal 7 e 13). Federico si è concentrato sul rincaro dei prezzi del mercato energetico: “Questo aumento va contrastato accelerando la transizione verso l’energia rinnovabile, senza preoccupazioni sull’utilizzo di suolo”:

Con un raddoppio di produzione entro il 2030 – che comporta un raddoppio di superficie – per gli impianti fotovoltaici avremo utilizzato lo 0,66 per mille del territorio nazionale, lo 0,15% della superficie agricola (al netto dell’agrivoltaico) e l’1,6% appena della superficie non utilizzata”. (…) Una transizione ben governata costerebbe circa 190 miliardi di euro, ma porterebbe guadagni per 400 miliardi di euro”. (…)

di Donato Speroni

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