Zalando spinge la moda (più) sostenibile

Moda e sostenibilità: la sfida, per i big del settore, è appena all’inizio. Più che una sfida, a tratti sembra un rompicapo. Se ne è parlato (tanto) anche all’ultimo Fashion Summit di Copenaghen, considerata la Davos dell’industria del fashion.

Qui molti brand globali hanno presentato le strategie per arginare l’impatto sull’ambiente di un settore destinato a crescere dell’81% entro il 2030 e che oggi è responsabile di 92 milioni di tonnellate di abiti che finiscono ogni anno in discarica.

Un ruolo importante lo gioca anche l’ecommerce, soprattutto sul fronte del packaging. Secondo lo studio European Consumer Packaging Perceptions, ad esempio, il 75% dei consumatori ritiene che la possibilità di scegliere un imballaggio a minor impatto sull’ambiente influenza positivamente la scelta di acquistare il prodotto online. Un dato che i colossi del settore non possono più ignorare.

Così Zalando, la piattaforma nata a Berlino nel 2008, 924 milioni di visite al sito nel primo trimestre 2019, clienti attivi in crescita del 14% e un fatturato 2018 di 5,4 miliardi di euro, sta spingendo su una strategia di sostenibilità, a partire proprio dai pacchi dentro cui vengono inviati, in 17 Paesi, abiti e accessori.

Spiega Melanie Hultsch, senior manager corporate responsibility del gruppo: «Per noi la sostenibilità è un fattore chiave su cui concentrare progetti e investimenti e sui cui lavoriamo dal 2015. Il focus oggi è sia sulla riduzione del volume degli imballaggi che sul passaggio a materiali sostenibili al 100% entro il 2020, almeno per quanto riguarda quelli fomiti da noi; per gli altri lavoreremo con partner che ci permettano di raggiungere lo stesso scopo.

Ovviamente continueremo ad assicurarci che l’acquisto arrivi nelle migliori condizioni al cliente». Il percorso della piattaforma è articolato: dal 2018 Zalando usa buste costituite per l’8o% di plastica riciclata, calcolando di risparmiare così fino al 40% delle emissioni di CO2 per chilogrammo e deviando i rifiuti dalla discarica.

«Nel corso del 2019 testeremo materiali più sostenibili per le polybags (le buste trasparenti che proteggono gli articoli) — spiega Hultsch — e alla stessa stregua gli imballaggi beauty (le piccole borse che trasportano i prodotti di bellezza), stanno passando dalla plastica alla carta. Partiremo poi con un progetto pilota sugli imballaggi riutilizzabili».

Anche il tema dei resi è al coatto dell’attenzione. «Stiamo cercando di intervenire su quelli che possono essere evitati—dice la manager—. Ad esempio, agli utenti diamo suggerimenti basati sulle precedenti esperienze di acquisto: in questo modo abbiamo verificato che i resi per errori di taglia sono diminuiti. Un’altra soluzione che abbiamo implementato, ad esempio in Germania, permette al cliente che debba rendere tre acquisti, di farceli pervenire in un solo pacco e tutti insieme, riducendo così l’impatto sull’ambiente: è una pratica che sta avendo molto successo, anche perché è più conveniente».

Sempre sul fronte dei resi, è fresco l’accordo che Zalando ha stretto in Italia con Poste Italiane, per facilitare il processo di restituzione: chi acquista sul web e vuole rendere uno o più prodotti, può rivolgersi a uno degli oltre dodicimila uffici postali abilitati o a un punto della rete Punto Poste (tabaccai, esercizi convenzionati, locker).

Il Belpaese è un mercato centrale nella strategia di crescita internazionale di Zalando: il polo logistico di Stradella, inaugurato nel 2016, è stato il primo aperto fuori dalla Germania e nel 2018 ha raddoppiato la sua capacità a 40 mila metri quadrati, per servire gli altri mercati del sud Europa. Ora è previsto il bis: a Nogarole Rocca (Verona) è in costruzione un nuovo polo logistico di 130 mila metri quadri.

 

di Francesca Gambarini

(da “L’Economia” del Corriere della Sera del 8 luglio 2019)

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