Il punto del Direttore

 

 

 

“La Ripartenza ed il Diritto alla Felicità”
Titolava un articolo del 6 marzo del Corriere della Sera in occasione dell’evento promosso dalla Fondazione Guido Carli, svoltosi nella aula magna dell’Università Luiss di Roma. Il titolo era davvero interessante: “Diritto alla felicità, confronto a due voci sul futuro dell’etica”. Due interpreti: Gianni Letta e Brunello Cucinelli.
“Negli Stati Uniti il diritto alla felicità è sancito nella Dichiarazione di Indipendenza” ha precisato Gianni Letta. Con una precisazione interessante: Franklin inviò la bozza della dichiarazione al filosofo napoletano Gaetano Filangeri che propose di sostituire “diritto alla proprietà” con “alla felicità”.

Il senso, e lo dice proprio l’articolo di Alessio Ribaudo che riprende l’intervento, è quello di fare “un governo giusto in grado di realizzare la felicità nazionale e la possibilità per “ogni cittadino di ricercarla in un quadro di leggi che non la coartasse ma anzi la sostenesse.”
Brunello Cucinelli è un imprenditore che non solo fa profitti ma pensa alla collettività, alla dignità umana: “un capitalismo umanistico”. Tra l’altro egli si è detto “affascinato più che a un diritto alla felicità, dall’idea della sua ricerca”.
La presidente della Fondazione, Romana Liuzzo, ha fatto la proposta più pratica “il diritto alla felicità va introdotto nella Costituzione, aggiungendo un comma all’Articolo 3, (quello che recita “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione…”) che sancisce il principio di uguaglianza (…) e capire che l’economia reale rende un servizio al bene comune se rimane legata all’etica”.

Anche la pubblicità pensa ad una vita sana e felice. Lo suggerisce Heaven, la startup con bontà e salute e sostenibilità vuole farci innamorare del latte d’avena.
Non dimentichiamo infine come la parola Felicità è entrata negli atti costitutivi di una BCORP o di una BENEFIT.

Si pone a questo punto un criterio interpretativo su cosa si intende per felicità.
Innanzi tutto v’è l’evidenza che l’uomo “è fatto” per essere felice. Ha in sé il desiderio della felicità e a non identificarla con qualche cosa di parziale.
“I soldi non fanno la felicità” è un detto che abbiamo sentito molte volte.
Mentre è pur vero che il tentativo fatto dallo Stato di “dare la felicità” è una ambizione attuale e attiva nella nostra società, un grande fallimento storico! (Mai diffusamente accettato da tutti!).
La ragione del fallimento è immaginare che le regole danno la felicità.

L’etica infatti presenta indicazioni da rispettare, norme, leggi, che hanno la pretesa di dare alla persona ciò di cui ha bisogno, suggerimenti, persino esempi positivi, proposte da imitare.
La stessa Sostenibilità pare alludere allo stesso impianto culturale: le indicazioni della Agenda 2030 e le sottocategorie etiche trasformano non solo il pianeta, ma pongono le basi per la felicità dell’uomo.

Se emergono queste spinte culturali è un buon segno: significa che le persone hanno bisogno di essere felici. Desiderano la felicità.
Ci si pone la domanda: ci sono uomini – quelli che fanno le regole e le leggi – che possono dare la felicità ad altri uomini? Come è possibile che un “io” sappia dare la felicità ad un “tu”?
Nemmeno in una coppia di innamorati le leggi danno suggerimenti per amarsi meglio e di più e offrono sicurezza per evitare lo sfaldamento dell’unione.
Porre la speranza nella legge, nei comandamenti, nell’etica, nelle regole buone è un aiuto, l’etica è decisamente importante, ma non le si può attribuire un esito che non le appartiene.

Cercare la felicità infine è la più nobile esperienza umana. Sempre ed in ogni dove: l’animo umano è caratterizzato dalle energie, e dalla passione nel cercare di essere felice veramente. Vogliamo tutti essere felici ed è questo movimento che rende l’uomo più uomo.
E’ un terreno in cui fioccano però le interpretazioni personali più disparate, e ciascuno pone la sua strada alla felicità. Come quelli della Luiss. Come quelli che la cercano con cuore sincero.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

 

 

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