Un prestito? Costa meno se l’azienda è sostenibile

Sei veramente attento alta sostenibilità ambientale e sociale? La banca ti fa uno sconto sul costo del prestito. Non è utopia. Tecnicamente sono definiti «Esg loans» (prestiti legati a criteri enviromental social e governance) e rappresentano un fronte nuovo della finanza Sri (socially responsible investment).

«In genere il tasso di interesse è legato al merito di credito dell’azienda», spiega Francesca Benucci, senior banker di Crédit Agricole Corporate and Investment Bank. «Ma nel caso degli Esg loans il tasso varia anche in base a obiettivi di sostenibilità. Se gli obiettivi sono raggiunti il tasso di interesse viene abbassato. Al contrario, se gli obiettivi non sono raggiunti il tasso sale». L’Italia In questo tipo di finanza sostenibile è avanti e -secondo elaborazioni di Crédit Agricole – rappresenta un quarto del mercato globale che alla fine del 2018 valeva 36,4 miliardi di euro.

Apripista è stata Hera, che a maggio 2018 ha annunciato una linea di credito sostenibile da 200 milioni. Gli obiettivi della multi utility riguardano l’ulteriore riduzione dell’impronta di carbonio dalla produzione di energia, il raggiungimento di nuovi target di efficienza energetica e il miglioramento della raccolta differenziata.

Pochi giorni dopo le Assicurazioni Generali hanno rinnovato prestiti per 4 miliardi in totale: il tasso è legato sia a obiettivi in termini di investimenti green sia a progressi registrati nella sostenibilità. Ad agosto è stata la multiutility A2A con un finanziamento da 400 milioni e che ha fissato tra gli obiettivi l’aumento del recupero della materia dalla raccolta differenziata e la crescita della parte rinnovabile nella produzione di energia.

Poi sono arrivate anche Snam, che ha convertito una linea di credito da 3,2 miliardi In un Esg loan, ed Erg con finanziamenti Esg da 240 milioni. Ma chi stabilisce se gli obiettivi che le aziende si pongono sono effettivamente rilevanti al fini della sostenibilità? «Enti terzi indipendenti», spiega Jacopo Schettini, dell’agenzia Standard Ethics. «Si può trattare di un’agenzia di rating come la nostra, che ha valutato le operazioni di A2A e di Snam, o di una società di consulenza. La cosa importante è che gli obiettivi siano coerenti con le linee guida di Onu, Ocse e Ue.

Il punto di riferimento è l’Icma, che stabilisce gli standard».

di Fausta Chiesa

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 22 gennaio 2019)

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