Abbiamo bisogno di un nuovo capitalismo, un capitalismo che non metta più il profitto al centro ma che accanto al profitto metta il bene comune, l’impatto che le aziende hanno nel sociale e sull’ambiente. Però il nuovo capitalismo che io vedo già affermarsi attraverso dei modelli che già esistono, ha bisogno di una nuova finanza, di capire che si deve innervare nel territorio, deve poter essere un motore di sviluppo e ha bisogno di non essere isolato. Io credo che quello di cui abbiamo bisogno in questo momento sia un nuovo patto sociale: un patto che fatto dalle istituzioni a livello nazionale e locale, come motore di nuovo sviluppo sostenibile, da nuovo capitalismo, cioè imprese che coniughino il profitto con il bene comune, quindi l’interesse delle persone, dei fornitori, dei territori, dei clienti.

Nel nuovo patto abbiamo bisogno dei lavoratori e del Terzo settore: abbiamo cioè bisogno di una pluralità di attori perché è attraverso l’interscambio e la collaborazione tra attori diversi che è possibile rilanciare il Paese e i Paesi. Perché questo riesca servono però riforme profonde, anche nel campo della pubblica amministrazione. Per esempio, abbiamo bisogno di togliere agli amministratori la paura di firmare perché hanno responsabilità erariali che impediscono loro di firmare i documenti quindi rallentano il processo di autorizzazione alle famiglie e alle aziende. Le imprese, attraverso una pubblica amministrazione rinnovata, non devono aspettare mesi se non anni per avere concessioni o licenze.

Come seconda cosa servono riforme nel campo della giustizia per accorciare i processi e far sì che anche il nostro Paese possa diventare attraente per gli investimenti. Siamo tra gli ultimi Paesi ad avere investimenti internazionali perché le imprese internazionali sono restie ad investire dove la giustizia rischia di essere troppo lenta e di non dare certezze.

Terzo punto: bisogna investire fortemente in una digitalizzazione che aiuti il mondo delle imprese ad esempio consentendo un accesso ai documenti molto più rapido e facile. Con una nuova digitalizzazione potremo anche colmare il cosiddetto digitai divide che è diventato anche un social divide: solo il 12% delle famiglie con figli ha collegamenti internet e in questa emergenza Covid questo ha voluto dire che le lezioni ordine, a distanza, sono state precluse a una buona parte degli studenti.

Con queste tre riforme possiamo costruire una nuova forma di capitalismo. Esistono già delle esperienze straordinarie e credo che in questo anche il Terzo Settore abbia un molo chiave nel colmare i vuoti lasciati dove lo Stato non riesce ad arrivare. Esistono esempi molto belli di welfare aziendale, che crea un ecosistema con il territorio, le imprese e i lavoratori dando vita a forme di protezione, di salute, di previdenza e istruzione che tengono insieme imprese, lavoratori, territori.

Tutti insieme possiamo trasformare questo dramma del Covid in un’opportunità per ripensare concretamente il nostro modello di sviluppo. La globalizzazione ha garantito tanti vantaggi ma ha portato anche a polarizzazione di ricchezza e ha forzato troppo sul tema del profitto individuale.

Credo però siamo arrivati in un momento in cui invece abbiamo bisogno di capire che sono le relazioni umane quelle da rimettere al centro, perché attraverso le relazioni umane, attraverso una contaminazione di settori, attraverso una visione diversa da parte di tutti è possibile arrivare a una «economia generativa». Mi piace molto questo termine. In questo ovviamente anche la finanza ha un ruolo importante: nell’indirizzare i capitali verso investimenti a tutela dell’ambiente, delle problematiche relative ai cambiamenti climatici e alla perdita di biodiversità.

Gli indicatori degli investimenti green sono importanti, danno lavoro a molte persone, a milioni di persone, creano lavoro. Io credo che con gli indicatori giusti, ed è un punto sul quale tomo sempre ma purtroppo non ci si è ancora riusciti, accanto al Pii adesso dobbiamo mettere indicatori diversi, indicatori che ci diano il segnale dell’importanza degli altri capitali: il capitale umano, il capitale sociale, il capitale ambientale. Perché senza una cura del nostro pianeta e una cura delle persone che lo abitano, in particolare le future generazioni, questa nuova economia faticherebbe. Sono convinta che mettendoci insieme in questo nuovo patto sociale ce la possiamo fare.

di Letizia Moratti
Presidente Ubi Banca

(da Buone Notizie – L’impresa del bene del 23 giugno 2020)

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