Un assordante silenzio

L’uomo della strada

 

Ci stiamo abituando ad ascoltare solo “esperti”. Nei dibattiti televisivi si sentono solo “parlatori” di professione, sedicenti “opinionisti”, sui giornali professoroni e pennaioli di lungo corso. Ma a noi, uomini della strada (non aggiungo “donne” perché “donne della strada” suonerebbe male), quando ci viene dato lo spazio per far sentire la nostra voce?

Questo succede per tutti gli argomenti e quindi anche il mondo della CSR (io preferisco Sostenibilità) non fa eccezione.

E allora mi prendo la libertà che io, uomo della strada, voglio dire la mia (se qualche lettore vuol partecipare, è benvenuto).

E la mia sulla Sostenibilità, oggi, si appunta su qualcosa che è sicuramente attuale. E’ tempo, infatti, di Bilanci Sociali. O, se preferite, Bilanci integrati (situazione finanziaria e investimenti sociali) o ancora Rendicontazione non finanziaria.

Una legge europea, recepita dall’Italia (la 254 del 30.12.2016) in zona Cesarini, firmata dal Presidente della Repubblica e da ben 7 componenti del Governo, impone a “taluni gruppi di grandi dimensioni” la redazione di una dichiarazione  di carattere non finanziario. Non ottemperando a tale decreto legislativo sono previste sanzioni da 20.000 a 100.000 Euro. Non bruscolini, insomma.

Le aziende coinvolte non sono tantissime ma ovviamente si dovranno dar da fare per aggiungersi alle altre che già questi bilanci li redigono.

Non faccio considerazione sulla velocità con la quale si arriverà a far sì che tutte le aziende, per propria scelta ragionata e non solo per legge vorranno compilare questo tipo di report, ma, da uomo della strada, mi chiedo come mai, le grandi aziende e organizzazioni che già magari da anni lo fanno, lo realizzano e poi lo tengono ben nascosto.

Cosa intendo? Un Bilancio Sociale di una grande azienda è una cosa che richiede un certo investimento, e per realizzarlo nei contenuti e per dargli una forma elegante, di prestigio, adatta agli standard dell’azienda stessa.

Ne vengono stampate un certo numero di copie che poi vengono date in omaggio a personaggi di livello, istituzioni importanti, ospiti illustri. Copie che spesso, dopo al massimo un’occhiata, fanno la fine di una “sepoltura” in una libreria. Il massimo di divulgazione si concretizza nella pubblicazione sul sito dell’azienda, dove riposa in pace. E poi, il silenzio.

Ma noi, uomini della strada, non potremmo essere interessati a conoscere il DNA di una azienda, le prospettive, la missione e gli aneliti sociali? E soprattutto i collaboratori di questa azienda non sarebbero fieri di leggere che lavorano per chi pensa a …., e si preoccupa anche di …. .

La cosa che mi stupisce è che queste grandi organizzazioni che, come dicevamo, investono molto per arrivare alla realizzazione di un Bilancio Sociale, non riescono a farsi consigliare da qualche consulente di comunicazione e farsi spiegare come si può fare per far circolare un messaggio, per far arrivare ai più il buono e il bello che si persegue. Ma possibile  che l’immagine e la reputazione che si possono ottenere non li stimolino un po’?

 

di Ugo Canonici

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