Terzo Settore, per il futuro servono certezze

Le prossime settimane saranno un vero e proprio banco di prova per il nuovo governo, che dovrà predisporre la cabina di regia cui affidare la governance della riforma che riguarda le decine di migliaia di enti impegnati a favore della collettività.

Potremmo pensarle come le montagne russe del Terzo settore. Questo continuo alternarsi di grandi speranze e di lunghe attese, di fari accesi e poi subito spenti, sta però creando grosse difficoltà a molti enti alle prese con l’applicazione delle nuove direttive della Riforma.

Una Riforma, diciamolo subito per sgomberare il campo da equivoci, sicuramente perfettibile ma comunque necessaria: una riforma che ha il grande pregio di aver cercato di mettere ordine in un mondo diventato troppo ampio per poter essere governato dalle “vecchie” norme. Stiamo però attraversando la fase della terra di mezzo: quella in cui si è abbandonata la situazione pre-esistente ma non si sa ancora bene dove si andrà ad approdare.

Il governo da poco insediato dovrà subito affrontare questa situazione: anche perché, come ricordato dai rappresentanti di questi mondi, le scadenze sono imminenti.

Due dei decreti più importanti, quello per i correttivi dell’Impresa sociale e il Codice del Terzo settore, devono essere varati rispettivamente entro il 19 luglio e il 3 agosto. Soprattutto per il secondo c’è grande attesa, anche perché è la norma cardine che regola il funzionamento e le attività di tutti gli enti del Terzo settore: dal cambio di statuto in giù, tutto dipende da questo decreto.

E in mancanza di certezze, il disorientamento è diffuso. Per altro, rischiano di essere poco utili anche le molte iniziative avviate da più parti per illustrare i contenuti della Riforma e le sue possibili attuazioni, visto che nessuno ha capito che cosa succederà fra qualche mese.

Le prossime settimane saranno dunque un banco di prova per il nuovo governo: serve infatti che la situazione venga affrontata in tempi rapidi, che si insedi la Cabina di regia cui è affidata la governance della Riforma, che si traduca in azione il dichiarato interesse ai problemi rappresentati da queste realtà. Serve, soprattutto, che non si butti a mare il lavoro fatto fino a qui: anche perché significherebbe creare confusione e indebolire tutti gli enti impegnati a favore della collettività.

E sarebbe grave per il Paese.

di Elisabetta Soglio

 

Share this Post!

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.