Terzo Settore e Sostenibilità aziendale: dalla filantropia alla partnership

Il Terzo settore è presente nel nostro Paese in forme e ambiti diversi: si va dalle erogazioni di servizi per le persone e il territorio al perseguimento di valori e motivazioni ideali con l’obiettivo di migliorare la vita intervenendo nei diversi bisogni incrementando il senso di appartenenza in un certo contesto sociale. Le aziende hanno sempre manifestato una positiva attenzione al territorio e al capitale umano ivi residente e in modo sempre più marcato hanno iniziato a imbattersi in risorse positive che hanno suscitato interesse crescente tale da spingere il board aziendale a tessere relazioni. Si è passati, nel tempo, dalle forme di sostegno economico di tipo filantropico a vere e proprie attività di collaborazione con il Terzo settore.

Come si manifesta la partnership sociale

Questa partnership sociale si manifesta in diversi modi:

  • da relazione tra partner diversi improntata alla reciprocità e alla sussidiarietà
  • da una compresenza di soggetti: istituzionali insieme a mercato e Terzo settore
  • da un’azione diretta, intenzionale, collaborativa, fondata su relazioni in chiave di co-marketing per iniziative promozionali
  • dall’attivazione di processi favoriti dalla Pubblica Amministrazione. 1 bandi della Pubblica Amministrazione sempre più intendono favorire la reciproca relazione
  • dalla realizzazione di progetti condivisi nel tempo, anche temporaneamente
  • dal perseguimento di comuni opportunità.

In modo molto generico abbiamo tentato di descrivere l’avvio della condivisione e della collaborazione: resta il fatto, ormai consolidato nel tempo, che sempre meno le aziende operano in modo filantropico (un fenomeno molto presente negli U.S.A. ma in fase calante) e sempre più avvengono fenomeni di partnership. Il terreno della sostenibilità è quello di perseguire interventi e azioni in funzione dei valori e degli obiettivi aziendali. Nel percorso di un’azienda i prodotti, il loro impatto sul mercato, il territorio, l’ambiente esterno e interno, le attività di welfare impongono attenzione alle attività che anche il Terzo settore porta avanti, in modo diverso.

Infine la stessa attività commerciale, in un rapporto eticamente ben inquadrato, può crescere in reputazione e in conoscenza del brand attraverso la fattiva collaborazione del Terzo settore.

Non si deve immaginare nulla: si deve solo guardare quello che accade. Anzitutto, le stesse Fondazioni aziendali arricchiscono attraverso progetti utili per la vita delle persone, proprio in presenza di bisogni di qualità creativa delle Non Profit. Citiamo come esempio il “Caso Cometa” di Como in cui all’inizio più fondazioni e aziende hanno operato insieme per avviare una scuola, la Oliver Twist (www.puntocometa.org), che è diventata una sorta di “città nella città” per la formazione dei giovani e per l’accoglienza delle famiglie. Poi le grandi banche, come Cariplo, o grandi imprese, come Vodafone o Microsoft, che operano direttamente nella relazione con il Terzo settore. La prima con bandi di indirizzo, le seconde con collaborazioni dirette attraverso i loro prodotti.

Infine, le piccole e medie imprese, che si accorgono sempre più di come sia molto utile attivare una collaborazione con Imprese Sociali e ONLUS territoriali proprio per ampliare la rete degli stakeholder e accrescere la reputazione nel territorio o tra clienti.

Serve un cambio del processo culturale

Prima di discorrere di denaro, però, è indispensabile un cambio del processo culturale.
Il Terzo settore, che in gran parte dipende dal settore pubblico, deve trasformarsi: deve entrare a far parte di reti virtuose senza forzare le collaborazioni con il mercato, riducendole a quantificazioni di ricavi possibili e immediati. Così le aziende possono iniziare a collaborare con le realtà non profit che possono migliorare le stesse performance aziendali. Quest’ultima esperienza si verifica già nel settore della Formazione, dove sono possibili incroci utili ad approfondire l’azione delle imprese nella cura dell’ambiente e nelle relazioni con il territorio. Pensiamo ad esempio, all’apertura di sedi decentrate di aziende, di agenzie, di punti vendita, e la facilitazione che può avvenire attraverso la preventiva relazione con le realtà locali del Terzo settore che possono diventare partner di relazione. Insomma, da una parte il Terzo settore deve muoversi sempre più come un’azienda, dall’altra le imprese devono saper cogliere i valori e gli atteggiamenti tipici di chi opera nelle attività sociali.

di Bruno Calchera

 

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