La Corte Costituzionale si pronuncia sull’inquadramento costituzionale di coprogrammazione, coprogettazione e accreditamento. E il Terzo settore esulta. «La sentenza 131 – commenta la portavoce del Forum del Terzo settore Claudia Fiaschi – segna una importante svolta. Si riafferma il valore costituzionale del Terzo settore». La sentenza è del 20 maggio scorso ma è stata pubblicata venerdì 26 giugno e riguarda una legge della Regione Umbria. Stabilisce in estrema sintesi che il rapporto che si instaura tra i soggetti pubblici e gli Ets è alternativo a quello del profitto e del mercato: la «co-programmazione», la «co-progettazione» e il «partenariato» si configurano dunque come «fasi di un procedimento complesso espressione di un diverso rapporto tra il pubblico ed il privato sociale, non fondato semplicemente su un rapporto sinallagmatico».

La Corte Costituzionale fornisce un importante approfondimento e chiarimento su una delle norme più innovative e qualificanti del Codice del Terzo settore, cioè l’articolo 55. «Con questa sentenza la Corte Costituzionale dà finalmente ragione alle tesi sostenute dal Forum e cioè che attraverso gli strumenti della co-programmazione e co-progettazione viene definita una prassi collaborativa tra istituzioni pubbliche ed enti di Terzo settore, nel riconoscimento di una comune finalità volta al perseguimento dell’interesse generale della comunità e in piena attuazione al principio costituzionale di sussidiarietà. La Corte non solo smonta la linea sostenuta, in alcuni casi, dalla giustizia amministrativa ma, attraverso una accurata disamina di tutta la normativa riguardante il Terzo settore e le precedenti sentenze della stessa Suprema Corte, ne consolida definitivamente il valore costituzionale. Si tratta di una svolta importantissima» precisa Claudia Fiaschi.

Il caso riguardava una legge della Regione Umbria (L.R. 2/2019) che, nel riconoscere e disciplinare le cooperative di comunità, prevedeva che la Regione, «riconoscendo il rilevante valore sociale e la finalità pubblica della cooperazione in generale e delle cooperative di comunità in particolare» disciplinasse «le modalità di attuazione della co-programmazione, della co-progettazione e dell’accreditamento previste dall’articolo 55. Il Governo però aveva impugnato la legge sostenendo che una siffatta formulazione non rispettasse il Codice del Terzo settore, nella parte in cui finiva per ammettere a co-programmazione, co-progettazione e accreditamento anche cooperative di comunità non in possesso della qualifica di ente del Terzo settore.

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Continua la lettura su corriere.it/buonenotizie del 27 giugno 2020

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