Superare la crisi attraverso la C.S.R.

I volti della crisi sono molti. E non è il caso qui fare un’ulteriore analisi delle cause, generali e particolari.

Ma la crisi economica ha intaccato soprattutto alcuni principi e metodi del vivere, alcuni valori, che una volta perduti, si fatica a riprendere il cammino, si fatica sempre più grande a trovare fiducia e speranza.

Ma c’è una crisi dell’economia vicino a noi che tocca proprio la produzione della ricchezza.

E un paese che non cresce è destinato a dipendere da altri.

C’è confusione!  C’è disorientamento! Non si capisce la strada per avviare una nuova avventura positiva che generi più sicurezza, più stabilità, una vera sostenibilità nel tempo.

La stessa tecnologia che velocemente dava risposte a domande, che solo anni fa richiedevano risposte con tempistiche anche prolungate, oggi introduce elementi di destabilizzazione, soprattutto nella valutazione del ruolo del tempo.

Processi che richiedevano programmazione e tempistica oggi sono quasi dimenticati.

Il tempo, che la tecnologia ha azzerato, non è più misurabile.

Le variabili economiche infine impediscono la valutazione di processi, di previsione.

La lenta burocrazia, che deve controllare tutto, la scarsa efficacia della giustizia amministrativa, la politica che trova sempre meno risorse, una malavita cresciuta nel tempo e infiltrata nei meandri della società, accrescono la paura e l’incertezza.

Un complesso di impedimenti che bloccano e non fanno ripartire.

 

La C.S.R. quali condizioni pone per una ripresa generale? Offre suggerimenti per un contrattacco positivo del vivere sociale ed economico? Quali metodi suggerisce?

 

Riprendiamo alcuni concetti tratti dall’articolo di Mario Molteni su “Impresa progetto” del 2015 dal titolo “Concezioni d’impresa in competizione”.

  • Il primo suggerimento è un “vigore di rinnovamento concettuale” che sa cogliere le grandi teorie dei maestri dell’economia mondiale. Sembra una indicazione astratta, ma non lo è.

La C.S.R. per sua natura coglie gli aspetti positivi che provengono da coloro che si sono soffermati sulla situazione sociale ed economica e hanno avuto il modo, il tempo e le risorse per fare analisi con la prospettiva di dare suggerimenti. Non hanno fatto indagini e basta. Hanno operato nella ricerca per cogliere gli elementi positivi e negativi.

Il rinnovamento della concezione è un parametro del pensiero innanzi tutto. Non si improvvisa lo sviluppo, ma si stabiliscono con precisione i processi e con vigore si leggono i dati provenienti dalla realtà dei fatti.

Un aiuto che proviene dall’esterno è sempre un beneficio da cogliere se sono noti coloro che lo hanno formulato.

 

  • Il secondo suggerimento è dato dalla necessità di cogliere e insistere sulla bellezza e sulla convenienza di un ‘modo armonico’ di fare impresa, perché solo da una attrattiva può scaturire un nuovo impeto etico. Vi sono due parole come bellezza e attrattiva che normalmente non fanno parte del vocabolario economico.

Pensare ad esempio alla Pubblica Amministrazione e abbinare queste due parole per una verifica  e un riscontro di un impossibile collegamento.

Il tema dell’ambiente è un esempio di questa impossibile coniugazione.

Non si tratta di migliorare il territorio, ma di operare con la lungimiranza della C.S.R.

Il tema dei rifiuti nell’ambiente, ad esempio, coglie insieme privato e pubblico.

Sembra che tra i due non vi sia dialogo. Ma soprattutto non c’entri la bellezza. E non vi sia alcuna attrattiva etica per fare bene.

L’attrattiva smuove la persona davanti alla bellezza. Naturalmente.

E qui entra l’uomo che opera: non solo per bene, ma anche per la bellezza con la forza della ragione. Certa.

Occorre rivoluzionare la mentalità di tutti per promuovere la bellezza con una tensione ideale forte e attiva.

L’attrattiva suggerisce un impeto etico, una misura di Responsabilità Sociale che viene prima. Che è la base di ogni progetto. E così dovrebbe essere recepito ogni processo economico dalla P.A. e non per accelerare le misure di approvazione e di consenso oltre che di aiuto.

Si tratterebbe di sostenere ogni sforzo teso a migliorare non solo il territorio ma la vita stessa di coloro che lo abitano.

 

  • Il terzo suggerimento è la valorizzazione dei tentativi prima della sottolineatura dei limiti.

Prima di dire “non si può fare” perché c’è quella legge o quel regolamento andrebbe esaminato il progetto e rinvenuto nel progetto ogni spunto positivo con una visione critica ma tesa al bene comune. I dettati legislativi dovrebbero tendere proprio a questo.

Magari sono proprio i regolamenti che vanno modificati per valorizzare una innovativa esperienza.

Viviamo in un tempo in cui le valorizzazioni sono a senso unico, sono riservate a soggetti di alta reputazione –fatta dai media, dal sentire comune – con una valutazione acritica sul presente, priva di dati che bene potrebbero giungere dalla C.S.R., da un Bilancio Sociale, o dalle valutazioni previste per le Società Benefit.

Molteni afferma tra l’altro:” Non si può rassegnare a proporre un discorso chiaro e pulito, per poi constatare che esso non viene ascoltato e, di conseguenza, lamentarsi della scarsa capacità di ascolto o dello scarso vigore morale degli interlocutori – “sigh…quanti discorsi motivazionali non compresi, quante lamentele su tale e tal altro, quante minacce e promesse…” – Chi condivide l’opportunità, la necessità o meglio, di promuovere una concezione armonica d’impresa, deve fare tutto il possibile per entrare in dialogo sia con la sfera razionale sia con la sfera emotiva degli interlocutori. Se la cultura dominante rema contro i valori del bene comune, se i ragazzi e a maggior ragione i manager arrivano con una immagine angusta dell’impresa (…) questo anche in modo non esplicito, poco importa, (…) al di là delle parole occorre testimoniare una passione; occorre far vedere che una concezione armonica è praticabile e umanamente interessante”.  (ibid.)

 

  • Il quarto suggerimento è la passione per una concezione di impresa armonica, cioè ricca di valori condivisi, di impegno vissuto nella relazione. La passione imprenditoriale non è soltanto riducibile al fare quattrini, ma essa si afferma quando raggiunge e vive per realizzare il Bene Comune, riscontrabile da stakeholder e da tutti coloro che ne percepiscono la vita. Pensiamo agli imprenditori come Adriano Olivetti e ai tanti che in Italia hanno costruito il nostro sistema economico.

Era una umanità che si affermava dentro un impegno ricco di ragioni, di operosità per l’armonia in tutto, dentro e fuori l’impresa e attuato con fermezza, con tenacia e con visione spesso sconosciuta ai più che ne condividevano l’attrattiva.

 

E non erano i sindacati ad affermare in che consisteva il Bene Comune, ma i lavoratori stessi e le loro famiglie, la città, il territorio, che riconoscevano il Bene Comune come esperienza.

“Per attrarre occorre andare al di là delle parole. Occorre proporre esempi positivi, favorendo l’incontro con imprenditori e manager mossi da un ideale che ha saputo calarsi nel concreto della vita d’impresa.” (ibid.)

 

Sembra una astrazione, sembra di descrivere un sogno impossibile.

Eppure è l’unica speranza perché rinasca una imprenditoria illuminata, capace di operare per il bene comune, che colga i suggerimenti della C.S.R., capaci di armonizzare diverse tendenze e i tentativi di giungere ad obiettivi condivisi.

Gli stakeholder diventano portatori di interessi ricchi di valore, di passione per dare testimonianza e incoraggiare chiunque opera a tener conto della realtà.

Così si sconfigge con una magia  una vita piena di trucchi per fare i propri comodi, ogni spinta a vincere attraverso le apparenze o il successo di un istante, e ogni furbizia per eccellere su qualcuno.

Così si vince anche nella P.A. e nel privato ogni tendenza a riposarsi dopo aver vinto un concorso, o ad approfittarsi del proprio ruolo.

Si vince il menefreghismo, l’appagamento di chi dice “ce l’ho fatta!”.

Si riportano le essenzialità del vivere al punto originale.

Bruno Calchera
Direttore di CSRoggi

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