Sostenibilità e Politica

In clima di elezioni politiche è opportuno guardare, pur in assenza di risultati politici davanti ai nostri occhi, all’argomento Sostenibilità così come si è posto durante la campagna elettorale.

La CSR: questa sconosciuta!

Tranne i Verdi che ne hanno fatto un programma politico di natura ambientalista: uno sguardo intelligente, ma evidentemente parziale, abbiamo notato la marginalità di contenuto da parte di tutti.

Il cambiamento, l’innovazione, lo sviluppo sono sempre ancorati a programmi in cui sono assenti contenuti sulle necessità di operare trasformazioni sostenibili: ovvero la Sostenibilità come contenuto e non come parola.

Ma è stata proprio l’Europa che ha dato un segnale, un avvio forte ai processi di Sostenibilità e di CSR con la Direttiva 95 del 2014 recepita da tutte le nazioni europee, alcune in modo estensivo, altre in modo abbastanza ridotto, come il nostro paese.

 Parliamo del Decreto 254 del 30 Dicembre del 2016 che ha introdotto l’obbligatorietà dell’inserimento, nel Bilancio Aziendale delle Aziende quotate, con livelli di fatturazione e dipendenti abbastanza alti (fatturato oltre i 40.000 e una media di dipendenti superiore a 500) di parole di natura non finanziaria (DNF).

Un recepimento che ha iniziato a funzionare quando sono state proprio le quotate in Borsa che dopo un periodo di incertezza hanno compreso che questa linea operativa obbligata era una vera opportunità di miglioramento, di innovazione.

Cosi la DNF ha iniziato a produrre risultati.

Questo fatto è divenuto sempre più un punto di riflessione culturale che ha coinvolto direi tante realtà economiche, anche quelle che non avevano questi obblighi.

La politica oggi usa la parola “sostenibilità” e l’aggettivo “sostenibile” anche eccessivamente, senza dare contenuto vero e profondo alle parole.

Gli interventi del governo italiano oggi non offrono incentivi pratici per favorire: Economia Circolare, Welfare, Sviluppo, Programmazione Innovativa, Organizzazione delle Risorse, Sgravi Fiscali, Formazione ed Educazione, Infrastrutture, Facilitazioni e Credito per le Trasformazioni Operative, Attività Culturali ecc.

Chi opera per la CSR non è aiutato economicamente, non è valorizzato e incentivato a perseguire risultati per migliorare prodotti, servizi, ambiente, impatto sociale, distribuzione e relazioni con il cittadino.

La programmazione Economica in tema di Responsabilità Sociale, in Italia, è ancora al palo.

Eppure i vantaggi sarebbero vincenti e conformi tra l’altro alle indicazioni dell’ONU con l’Agenda 2030.

Si chiude la Campagna Elettorale, i programmi per l’Europa delle forze politiche includono tutto, ma nessuno fa cenno a quel fatto che ha dato origine a un percorso virtuoso che ha contagiato tutti: una Direttiva che nessuno ricorda più e forse nessuno ha mai conosciuto, che prendeva sul serio il bene comune e indicava una rotta da seguire.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

Leggi tutti “Il punto del Direttore”

 

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