AGOSTINO SANTONI, Amministratore Delegato Cisco Italy

Penso che quello della gestione del dati digitali non sia più un argomento esclusivo per tecnici, ma che sia diventato un tema che ha a che vedere con la cultura dell’azienda, il posizionamento che questa ha all’interno del contesto competitivo.

Vorrei raccontare l’esperienza che stiamo vivendo da questo punto di vista in Cisco, partendo da tre elementi fondamentali.

Il primo è relativo al contesto dei dati. Quanti dati stiamo creando come universo-mondo? Nel 202025 arriveremo a 163 Zettabyte, misura che corrisponde a un miliardo di miliardi di gigabyte. Il secondo è che il traffico internet è composto da circa 50 miliardi di abitanti della rete, non solo persone ma anche “cose”. Il terzo è che ogni giorno nel mondo blocchiamo circa 80 miliardi di attacchi cyber alla rete. Questo è il quadro generale, poi c’è il contesto nostro, aziendale. Non so se siamo stati i primi, ma da molto tempo, a un certo punto del nostro percorso di azienda tecnologica, abbiamo preso una posizione forte nei confronti della privacy digitale, sostenendo che si tratta di un fondamentale diritto dell’uomo che va difeso attraverso due elementi irrinunciabili: la sicurezza e la trasparenza.

Per spiegarmi meglio faccio un esempio. Tutte le nostre piattaforme tecnologiche devono avere quattro caratteristiche, devono essere: semplici, aperte, programmabili e sicure. Per molti anni sicurezza e privacy non sono state alleate tra loro, hanno anzi ricoperto un ruolo di competitor. Noi pensiamo invece che queste due entità debbano saper essere partner nel guidare la trasformazione del nostro settore e, nello specifico, del modo in cui noi in Cisco sviluppiamo le nostre soluzioni.

Questo vuol dire che pensiamo che la sicurezza e la privacy debbano accompagnare tutto il ciclo di vita della creazione del nostro prodotto e quindi noi diciamo che si debba trattare di una sicurezza by default e by design. Abbiamo un’organizzazione che si occupa di questo, abbiamo creato dei ruoli, ingegneri che si occupano di privacy. E quando sviluppiamo nuove tecnologie, queste devono essere conformi a tutta questa attività.

Un altro tema fondamentale è quello legato alla cultura dell’azienda. Noi abbiamo notato che i consumatori, i colleghi e tutti i nostri collaboratori hanno molto a cuore il tema della privacy.

Se pensiamo alla conversazione che è avvenuta in Italia in questo periodo, relativamente alla famosa app “Immuni”, ci accorgiamo che le barriere significative che stanno bloccando l’implementazione sono principalmente due. La prima è la paura di essere rivelati come infetti dal Covid mentre invece si sta bene. La seconda è dovuta al fatto di non sapere che cosa accadrà dei dati raccolti. Nessuno ha però nel frattempo discusso di questo parlando ad esempio di Faceapp, un’applicazione che sta andando per la maggiore in questo periodo tra gli utenti dei social e che consente il riconoscimento facciale, uno dei più grandi modi per andare contro la privacy.

In tutti gli studi che abbiamo fatto abbiamo riscontrato che i nostri clienti e colleghi valorizzano il tema della privacy al punto tale che è diventato anche uno strumento competitivo nel nostro settore ma anche in altri. Cioè: chi è più capace di rendere trasparenti e visibili tutte le attività, le iniziative nello sviluppo di prodotti – hardware, software e servizi – assume un vantaggio competitivo che, riteniamo, deve esser usato anche come valorizzazione dell’aspetto culturale. Lo scopo di Cisco, ad esempio è quello di alimentare un futuro inclusivo per tutti. E quando pensiamo a concetti come privacy e sicurezza pensiamo anche che il ruolo della responsabilità sociale debba essere fondamentale.

Proprio su questo tema il 24 gennaio scorso abbiamo aperto un posto speciale al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano: il Centro mondiale di innovazione su due temi: cyber security e privacy. Fa parte di un network globale in cui i nostri ricercatori, insieme a tutti coloro che vogliono collaborare su questi temi trovano un posto dove si possa discutere di tutto questo.

Ma se lo guardo dal punto di vista della responsabilità sociale, garantire un futuro inclusivo per tutti vuol dire ad esempio che noi pensiamo che il digitale non debba dividere ma debba unire. È l’esperienza che stiamo facendo con le nostre Accademy, dove formiamo in Italia 50mila persone all’anno su questi temi, che abbiamo aperto ora anche alle carceri – Bollate, Monza, Secondigliano e Regina Coeli – dove stiamo aiutando a dare una seconda chance ai detenuti e l’esperienza che stiamo facendo è davvero incredibile. Così come con la Comunità Sant’Egidio, con cui stiamo collaborando per i senza tetto, con l’obiettivo di formarli per fornire loro un’opportunità futura di lavoro.

Noi di Cisco siamo sempre molto orgogliosi di parlare di questo e di proiettarci e aiutare a collaborare un po’ il mondo a vedere la tecnologia e l’innovazione fatta in questo modo. Io mi auguro anche che non solo la tecnologia ma anche il nostro Paese possa diventare semplice, aperto, programmabile e intrinsecamente sicuro. Perché la nostra visione è quella di essere il ponte tra come vediamo la tecnologia e come ci immaginiamo il futuro del nostro Paese».

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.4, Luglio 2020, pag. 20)

 

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