Senza l’ingresso di una novità affascinante si deprime la relazione

Nell’incontro del 6 Novembre in Università Cattolica abbiamo visto succedersi diverse testimonianze sulla collaborazione tra Aziende profit e Non Profit. Un fatto accomuna queste testimonianze: ciascuno ha raccontato come  l’inizio della collaborazione è stato suscitato da un interesse portato avanti dalla vivacità di una realtà Non Profit che ha interpellato una Impresa.
Poteva accadere anche il contrario.

Ci si può chiedere in cosa consiste questa vivacità che suscita interesse.
La prima considerazione nasce dall’aver visto la determinazione dei promotori.
Un desiderio, una certezza di fare una cosa importante.
Una non arrendevolezza davanti alle difficoltà anche economiche, ed infine l’abitudine a guardare e cercare e bussare non per farsi dare soldi, ma per interpellare soggetti economici a collaborare.
Diceva un noto autore moderno ” le persone che vivono si incontrano!”

Così accade che sono le persone che fanno la differenza
Sia nel Profit che nel Non Profit.
Il peso della determinazione, della  imprevedibilità di una proposta innovativa, la creatività nell’impegno di alcuni è indispensabile per accendere la consapevolezza.
Non si fa un passo se si dà tutto per scontato.
Se il libro dei desideri e delle possibilità è chiuso all’esistente, a quello che si sa già o a quello che si è analizzato a tavolino senza guardare fuori della propria finestra, non nascerà mai “il nuovo”.
Il guaio della abitudine, della autosufficienza rende impossibile beneficiare della innovazione, della imprevedibile novità.

Non occorre eliminare nessuno, ma accendere delle speranze di cui tutti beneficiano.
La luce dell’entusiasmo e del fascino che suscitano alcuni che battendosi contro tutto e tutti alla fine riescono a fare quel cammino impervio che, fatto di sacrifici e determinazione, rende nuova la vita e apre nuovi scenari.

Penso a Dianova e ad Ansaldo ed anche a Unipol e la Caserma Archelogica solo per fare due accenni concreti.
Storie bellissime.
Esempi da imitare.

di Bruno Calchera

 

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