Il punto del Direttore

 

 

 

E’ la sintesi che ben introduce la definizione di Sostenibilità o di Corporate Social Responsibility.
Ma cosa significa fare meglio?
E’ difficile fare un elenco completo di cose che attengono al percorso dello sviluppo sostenibile.
La sintesi posta dagli SDGs è già utile per segnare un territorio. Ma non basta.
E’ apparentemente più facile fare dell’ambientalismo: il degrado del pianeta è tale che vi sono tante iniziative da intraprendere perché non si perda nulla di ciò che c’è: il mare, le riserve d’acqua, le foreste ovunque ma con attenzione alla Amazzonia, la cementificazione diffusa, le costruzioni e le vie, l’aria e l’inquinamento, i piccoli gesti individuali in casa e in giro. Ecc.

Ma le imprese per fare meglio, devono immediatamente comprendere il cosa e il come: ogni trasformazione comporta investimenti, impegno e programmazione, relazioni con gli stakeholder, rapporto con il mercato e la concorrenza, comunicazione.
Il “fare meglio” è un tema culturale più che un tema etico perché prima si tratta di avere o non avere una certa mentalità.
Il “cambio di paradigma” verso lo sviluppo centrato sulla sostenibilità, prima di ogni passo ha la necessità che chi guida, la Governance, la Leadership, abbia ben chiaro il complesso delle esigenze connesse con la CSR.

Prima di Sostenibilità si parlava molto della Responsabilità Sociale di Impresa.
E’ sempre stata una definizione interessante, perché usava due parole: un sostantivo e un aggettivo: responsabilità: implica già una relazione in atto, implica l’esistenza di altri che pongono una chiamata cui si risponde. In effetti qui è la realtà stessa che pone domande a tutti.
L’aggettivo sociale ha il compito di indicare a chi rispondere. La società è fatta di soggetti, di tanti “io” che hanno bisogno di una vita migliore per loro e per le loro generazioni.
Ma ci sono anche soggetti impersonali, come le imprese, le istituzioni, le associazioni destinatari della responsabilità. Tutti chiedono un miglior livello di vita, di partecipazione, di inclusione, di soddisfazione comune.

Nel mondo della comunicazione – e ora lo dicono davvero tutti – la parola Sostenibilità è il prezzemolo del dialogo. C’è sempre! Anche se a volte il suo significato è applicato per fattori anche marginali.
La Responsabilità Sociale è più complicata da affermare.
Pensiamo ad un claim che al posto di dire “Siamo Sostenibili…” dica invece “Siamo Responsabili verso…”
E più impegnativo e meno autoreferenziale.
Indicare la propria responsabilità verso qualcuno implica un definire – se non è generico l’impegno “verso tutti, verso la società” – il destinatario.

Potrebbero essere categorie sociali fragili o svantaggiate, gruppi sociali: le donne, i bambini, ecc.. Entrerebbero anche altri destinatari: ma il mare Adriatico e non genericamente l’ambiente marino, non solo le foreste, ma più direttamente, esempio, il territorio montano della Basilicata.
Culturalmente si comprende immediatamente che si tratta di definire il soggetto con cui si interagisce. (Potrebbe benissimo essere la vita stessa dei dipendenti di una grande impresa!).
La cosa è tanto più clamorosa se si pensa ad alcune vertenze aziendali in Italia che non si chiudono mai. La gente per strada che protesta non sa con chi se la deve prendere.
Penso ALITALIA: nessuno è responsabile individualmente e socialmente. Lo sono tanti, ma è un elenco indefinibile.
ArcelorMittal di Taranto.
E non ben definibili, in quanto a responsabilità, sono le stesse fusioni aziendali, partecipazioni azionarie.
Le aziende di Stato declinano la responsabilità in così tanti rivoli che si confondono nella politica, nel management, al punto che non si capisce in modo chiaro come procederà la trasformazione in chiave sostenibile.

Responsabilità Sociale di Impresa è una bella definizione. Impegnativa.
A volte ritornare sulle parole del passato non guasta ma illumina il cammino se viene posta una più chiara linea di indirizzo.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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