Il rapporto 2019 dell’ASviS, (a pagina 93 e 94), si occupa di risorse e investimenti destinati al sistema sanitario.

Non si può che partire da qui oggi, facendo riferimento a quanto veniva detto in un tempo in cui era inesistente il Coronavirus e nessuno poteva certo immaginare una catastrofe così enorme che avrebbe toccato ogni paese d’Europa e l’Italia specialmente.

Il rapporto faceva alcune considerazioni sulla Legge di Bilancio Italiano 2019 che sono attualissime oggi:

“…l’entità delle risorse e la penuria del personale del sistema sanitario; il ‘patto della salute’; il regionalismo e la richiesta di maggiore autonomia da parte delle regioni del Nord. (…). La legge di Bilancio 2019 ha introdotto la tendenza alla diminuzione delle risorse destinate al Servizio Sanitario Nazionale, stanziando 114,439 miliardi di euro per il 2019 (1 miliardo in più del 2018!) e prevedendo un incremento di 2 miliardi per il 2020. (…). Cui vanno aggiunti i finanziamenti aggiuntivi destinati alle Regioni per l’acquisto dei medicinali innovativi e oncologici innovativi (pari rispettivamente a 164 e 500 milioni di euro a decorrere dl 2019.

(…) Nonostante queste decisioni l’Ufficio Parlamentare di Bilancio prevede che continui a diminuire l’incidenza della spesa sanitaria pubblica sul PIL dal 6,6% del 2018 al 6,3% nel 2021, livello inferiore a quello europeo.

Peraltro, oggi non si riscontrano risorse aggiuntive per la promozione e la diffusione degli stili di vita sani, che consentono di prevenire molte patologie croniche. (…) La carenza di personale sia medico sia sanitario, considerata una delle cause principali delle ‘liste di attesa’ rappresenta un ulteriore punto critico in quanto le risorse stanziate per rinnovare i contratti di lavoro risultano insufficienti”.

Il rapporto guarda la situazione esistente e molto prima dello scoppio della epidemia, ma nota:

  • la diminuzione delle risorse sanitarie
  • l’assenza di professionalità mediche e infermieristiche sufficienti
  • una situazione complessa (in questo testo non specificato) nelle relazioni tra Stato e Regioni del Nord (Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna) per la richiesta di maggiore autonomia.

Il rapporto per sua natura guarda alla situazione in un certo momento del tempo e valuta una legge di bilancio sulla base dei dati riferiti alla conoscenza viva nel presente.

È evidente che questo approccio, alla luce attuale, mostra limiti di interpretazione.

Le risorse destinate alla salute, come quelle per territorio, alle catastrofi naturali cui non ci abituiamo, gli sconvolgimenti dettati dal cambiamento del clima, le nuove risorse tecnologiche che ci spingono verso il digitale, dicono molto di più.

La previsione verso la prevenzione e i cambiamenti imponderabili non sono mai accennati.

Si guarda a cosa esiste, cosa immediatamente si rende necessario. Si fanno i programmi guardando allo Storico-Presente.

Lo sviluppo sostenibile richiede proprio uno sguardo per programmare innovazione.

Dentro l’innovazione sta proprio l’imprevedibile. Che è prevenzione ma pure spinta al cambiamento.

Guardando proprio alla sanità si vede che le strutture in essere non offrono garanzie davanti alla crescente esigenza di salute. Che tecnologia e personale vanno insieme. E che il servizio sanitario italiano è un’eccellenza nel mondo, ma il suo sviluppo dipende dalla qualità degli investimenti e dalla lungimiranza della programmazione.

Gli stili di vita cambiano, si accresce il bisogno di competenza. Le nuove tecnologie applicate alla sanità e già presenti in altri Paesi nel mondo vanno valutate e nel caso introdotte per migliorare la qualità dei servizi.

Giustamente la prima richiesta posta da Enrico Giovannini al Governo (pag. 7 del Rapporto) è questa:

“Con la prossima Legge di Bilancio (il Governo, n.d.r.) trasformi il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) in CISS (Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile) così da orientare le scelte sugli investimenti pubblici al perseguimento degli SDGs”

È nel DNA dell’ASVIS avere attenzione al cambiamento.

E il cambiamento a volte dipende dalla nostra attività a volte è imprevedibile (lo abbiamo visto negli sconvolgimenti climatici che ci hanno trovato impreparati e oggi sono evidenti in modo anche ossessivo con il Coronavirus).

È indispensabile avere dei traguardi che hanno tempi diversi ma che comprendono non solo lo status-quo da gestire, ma soprattutto l’imponderabile novità che spesso la realtà riserva.

“L’impensabile” di oggi diventa realtà proprio per quell’evidenza davanti ai nostri occhi: l’imprevedibile non lo possediamo, la realtà come la misteriosità del vivere non la dominiamo: dipendiamo.

Per chi ha fede questa frase è molto concreta, per chi non ha fede ogni imprevedibilità sarà sempre una sfida alla ragione verso l’inconoscibile.

di Bruno Calchera

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.1, Febbraio/Marzo 2020, pag. 22)

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