(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera)

di Caludia Fiaschi*

In questi ultimi mesi la Riforma del Terzo settore ha fatto im­portanti passi avanti. Prima dell’estate sono stati approvati i Decreti correttivi dell’impresa sociale (D Lgs 95/18) e del Co­dice del Terzo settore, che hanno meglio definito un quadro nor­mativo ancora un po’ incerto. Si tratta di buone notizie per un mondo che, dopo oltre 4 anni di passaggi legislativi di Governo e Parlamento e numerosi confronti e dibattiti, sta vedendo arrivare a compimento il percorso di riforma. La nuova legislazione sta ac­quisendo un disegno coerente e le organizzazioni che svolgono «attività d’interesse generale» e che ogni giorno danno il loro contributo per la coesione sociale del Paese cominciano a misura­re le opportunità e i vincoli del nuovo quadro. Tuttavia per rende­re pienamente operativa la Riforma occorre ancora attendere l’emanazione di molti ulteriori atti normativi, di diversa natura.

Per quanto riguarda il Codice del Terzo Set­tore (D Lgs 117/17) sono stati adottati sola­mente 5 provvedimenti a fronte dei 26 previ­sti; per l’impresa sociale (D Lgs 112/17) 3 su 12, nessuno dei 4 previsti dal Servizio Civile Universale (D Lgs 40/17) così come nemme­no l’unico sul 5×1000 (D Lgs 111/17).

Tra i provvedimenti da adottare ce ne sono alcuni particolarmente urgenti:

  • L’Istituzione del Registro Unico al quale dovranno iscriversi gli enti di Terzo settore (ETS) per essere riconosciuti tali e poter usufruire delle agevolazioni fiscali e della le­gislazione di favore. Il Registro dovrebbe es­sere pienamente operativo nel febbraio 2019;
  • La definizione delle cosiddette attività ‘diverse’ (art. 6 D Lgs 117/17). Assolutamente necessario per procedere agli adegua­menti statutari degli enti;
  • L’adozione di strumenti di trasparenza e accountability: la defi­nizione delle linee guida per il bilancio, il bilancio sociale, la valu­tazione di impatto sociale, la raccolta fondi; la vigilanza sull’im­presa sociale
  • La definizione delle modalità di applicazione della coprogrammazione e coprogettazione, in modo da rendere sempre più praticabile una sinergia collaborativa, nel rispetto delle pro­prie specificità, tra i due portatori dell’interesse generale: la Pubblica amministrazione e gli enti del Terzo settore, in ossequio al principio di costituzionale della sussidiarietà;
  • L’armonizzazione normativa delle previsioni della Riforma con alcune discipline di settore, in particolare per quello che ri­guarda il mondo dello sport, della cultura, dell’agricoltura socia­le e della cooperazione allo sviluppo.

Peraltro i testi dei recenti decreti correttivi e integrativi non hanno previsto alcune importanti e necessarie modifiche tra cui:

  • La possibilità di autofinanziamento delle Organizzazioni di Volontariato (ODV), orfane di una disposizione che da oltre 20 anni consentiva di svolgere anche alcune attività tipiche dietro il pagamento di corrispettivi per sostenere le proprie attività;
  • La piena operatività delle Associazioni di Promozione Sociale (APS), che soprattutto nel mondo della disabilità e non autosufficienza svolgono una delicata attività per cui serve personale specializzato in nume­ro cospicuo e comunque superiore ai limiti imposti dalla nuova normativa;
  • II regime fiscale, che rischia di presentare ancora diverse anomalie tali da rendere di difficile comprensione e applicazione le di­verse disposizioni: la distinzione tra attività commerciali, gli effetti della perdita della natura di ente non commerciale, le imposte dirette e indirette; la decommercializzazio­ne o meno di diverse tipologie di attività, il regime del “de minimis”;
  • La modifica che permetta a molte delle ex Ipab che ora hanno la qualifica di onlus, di qualificarsi come imprese sociali.

Nonostante l’impegno profu­so in questi anni e i continui confronti con Governo e Parlamen­to rimane la forte preoccupazione che gli enti del Terzo settore siano costretti a compiere scelte determinanti per il proprio futuro, anche modificando i propri statuti, senza avere ancora un quadro normativo certo e completo. È necessario produrre un ultimo sforzo, bisogna fare presto e mettere nelle condizioni questo mondo, fatto di solidarietà ed impegno civico, di poter continuare ad operare per lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

*portavoce Forum Terzo settore

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 18 settembre 2018)

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