Fate la prova. Osservate per un chilometro il ciglio del marciapiede o i lati della carreggiata. Se non siete in alta montagna o in aree estremamente curate, sarà difficile che non vi imbattiate in rifiuti gettati a terra. Lanciati dal finestrino o abbandonati mentre si cammina. La plastica del pacchetto di sigarette, la bottiglia d’acqua, il chewing gum, il biglietto del tram, solo per fare qualche esempio.

Gli esperti chiamano littering il malcostume di disfarsi dei rifiuti gettandoli a terra. Un fenomeno che è tutto, tranne che solo una questione di decoro. Può causare gravi incidenti stradali, produce inquinamento (pensate alle discariche abusive e al ruolo della criminalità organizzata). Inoltre, è costoso: lo paghiamo con la bolletta della tari. Ma, soprattutto, è illegale: solo per un mozzicone si possono pagare fino a 300 euro. Che salgono a migliaia se si abbandonano rifiuti pericolosi. Multe e leggi non mancano. E altre sono in arrivo. Allora perché tante strade, soprattutto le provinciali, restano piene di pattumiera? I problemi sono un cortocircuito di competenze e la mancanza di prevenzione e monitoraggio del fenomeno.

I compiti di Anas
Punto primo: la legge dice che la raccolta dei rifiuti sulle strade spetta ai comuni su cui si trovano. Anas, il maggior gestore delle strade italiane, ha l’obbligo di rimuoverli se sono di ostacolo al traffico. Vista l’emergenza, in alcuni comuni vi sono convenzioni per cui Anas, con ditte specializzate, raccoglie i rifiuti, ne effettua la differenziazione e li lascia pronti perché i comuni, entro tre giorni, li ritirino. Ma ciò a volte non accade, per le ristrettezze dei bilanci dei comuni. Si potrebbe anche arrivare al paradosso, con la polizia locale che multa il sindaco, perché non rispetta la normativa di rimozione. «È ovvio che ciò non accade, ma è uno degli esempi che fanno capire la situazione», sintetizza Giorgio Ghiringhelli, docente alla Liuc di Castellanza (Varese) e consulente ambientale, da anni studioso del fenomeno. «Non servono nuove leggi, anzi, c’è un eccesso di sovrapposizione normativa, che coinvolge tanti soggetti, dai comuni fino a tutte le forze dell’ordine».

Ognuno di questi fa la sua parte, ma senza un coordinamento efficace. «Per semplificare: non serve fare le multe a tutti, ma farle ben mirate e poi darne notizia sui giornali. A quel punto abbiamo visto che gli abbandoni, in quel territorio si dimezzano. Fondamentali, poi l’educazione ambientale e la comunicazione, con campagne di cui va verificata l’efficacia». Stimare l’entità delle tonnellate di rifiuti sulle strade è impossibile. «Non è mai stato fatto un censimento in modo sistemico». Tuttavia, altri numeri sono noti e altrettanto preoccupanti. È di 1 miliardo 200 mila euro l’anno la stima del costo che servirebbe a ripulire il territorio nazionale: calcolo fatto dal docente, con una comparazione fra costi analoghi relativi alla provincia di Varese e la media di alcuni paesi Ue. È significativo, poi che in Sardegna nel 2016 Anas abbia raccolto 700 tonnellate di rifiuti su 3 mila chilometri di strade.

Secondo l’Ue, ogni anno finiscono nell’ambiente fra 75mila e 300 mila tonnellate di microplastiche: 2 mila potrebbero trovarsi sulle spiagge italiane liane, secondo l’Università di Pisa. Tredici i milioni di tonnellate di plastica riversate nei mari secondo l’Onu. Dall’oceano al canale, stesso problema. Il Consorzio Villoresi, che gestisce i canali in 435 comuni lombardi, dovrebbe smaltire ogni anno 45 tonnellate di rifiuti naturali e se ne ritrova 250: la metà è pattumiera domestica. Nel littering a fare la parte del leone, ci sono i mozziconi. In Italia se ne fumano 58 miliardi l’anno. E un numero esorbitante ne resta a terra. Una cicca, che sarà mai? Ma contiene anche il Polonio-210, a elevato potenziale cancerogeno questo dà l’idea del rischio di contaminazione ambientale. Levare un chewing gum dal suolo costa invece da 1 a 2 euro.

L’esempio del Consorzio
«Buttare le cose a terra è un comportamento tollerato, invece è antisociale e pericoloso. Contrastarlo è più facile su territori meno vasti. Un esempio è la campagna in atto in ventuno comuni del Milanese, riuniti nel Consorzio Navigli», dice Ghiringhelli. Due leggi nuove sono in arrivo: lTJe ha annunciato entro il 2025 la messa al bando di stoviglie di plastica, cannucce e cotton fioc. Quanto alle sigarette, è all’esame del Senato un disegno di legge che imporrà alle ditte produttrici di utilizzare filtri biodegradabili.

di Giovanna Maria Fagnani

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 16 ottobre 2018)

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