Il punto del Direttore

 

 

 

Stiamo assistendo in questi giorni alle sfilate della moda a Milano.

I commenti che abbiamo registrato sono tutti, o quasi, riferiti al dopo Covid. Gli stilisti hanno fatto a gara per dare un segnale di ripresa e di ottimismo. Persino la casa Dolce & Gabbana ha sottolineato che per la prima volta dopo 37 anni circa non presentano un capo di color nero.
Vediamo una esaltazione dei colori che indicano una grande voglia di vivere, di riprendere la strada con positività.

Noi di CSRoggi abbiamo anche notato segnali importanti verso la Sostenibilità, e ne abbiamo scoperto il ruolo centrale nella vita delle aziende.

Ci pare interessante sottolineare il lavoro di molte grandi firme che hanno introdotto novità in questo settore. E’ evidente che questo processo non è partito durante il primo semestre del 2020, Abbiamo provato a registrare alcuni segnali importanti di alcune case di moda, segnali diversi, tutti però improntati a dare una linea di indirizzo dentro la CSR.
Citiamo solo spunti di alcune aziende, ma gli esempi sarebbero tantissimi.

Desideriamo incuriosire i lettori invitandoli a visitare i siti internet delle aziende della moda per scoprire la creatività delle griffe.

Il marchio MARQUES’ ALMEIDA ha lanciato un importante manifesto: “addio alle vecchie pratiche produttive!”  L’impegno per l’ambiente comporta alcuni indirizzi: 1) Usare i materiali riciclati; 2) ridurre il consumo di acqua; 3) Ridurre i prodotti chimici inquinanti.
Viene lanciato un head line interessante: “fatti un regalo con le novità dell’ultima collezione: scoprile su Farfetch@ perché offre spedizioni sostenibili e reso gratuito per tutti prodotti.”

UNIQLO, il marchio della nota azienda giapponese, lancia una proposta: “i vostri vestiti possono contribuire ad un futuro migliore”. La clientela può portare gli abiti dismessi, se in buono stato, per aiutare le Associazioni che danno soccorso. L’Azienda da parte sua ha messo a disposizione 630.000 piumini nuovi.

MANGO, il marchio della ditta spagnola, ha chiamato a collaborare Sofia Sanchez de Betak perché aiuti a selezionare e presentare i capi di abbigliamento preferiti e sostenibili. Mango è membro della Sustainability Apparel Coalition, una organizzazione leader nel tessile che ha come obiettivo quello di promuovere le buone prassi nella catena di fornitura e misurare l’impatto ambientale e sociale dei marchi. L’impegno aziendale è scritto a chiare lettere “stiamo lavorando per la sostenibilità”.

ZEGNA è al 110 anniversario di fondazione. Ha deciso di coinvolgere la sua Community per annunciare una grande novità. “Chi ha detto che per creare bisogna partire da zero? Use the Existing”. (Usa quello che c’è già).
E’ la filosofia di Alessandro Sartori creativo di Ermenegildo Zegna che per la Fall-Winter 2020 che apre ‘Milano Uomo’  lancia il suo Claim“ vestirsi con capi del guardaroba esistente ma totalmente reinterpretati.”

Fanno parte della filosofia gli abiti cuciti con tessuti ricavati da scarti di altre lavorazioni e ritessuti in modo che i materiali siano realizzati in modo sostenibile.
Infine lancia il progetto “Zegna Forest” con l’invito alla clientela a contribuire alla riforestazione delle Oasi Zegna nella Alpi biellesi acquistando una scultura lignea.

H&M, fondata nel 1947 dallo svedese Erling Persson con il nome di Hessen e sede a Stoccolma, afferma che la sostenibilità è direttamente connessa con l’impatto ambientale e che tutti i prodotti sono stati realizzati rispettando il pianeta.I tessuti riciclati sono ampiamente usati in tutta la produzione di abbigliamento e si fa uso di cotone biologico. Un altro must della casa è la trasparenza relativamente a come e dove vengono realizzati i prodotti.
Una frase è decisamente importante “più condividiamo, più impariamo e più siamo in grado di individuare le aree su cui concentrarci”. Nello spazio sul sito web riservato alla Sostenibilità del Prodotto è possibile conoscere i materiali usati per la realizzazione, in quale paese esso è stato realizzato, con quale fornitore si è lavorato, quale stabilimento l’ha confezionato e le informazioni sul riciclaggio.

TOMMY HILFIGER, lancia Make it possible: una piattaforma digitale dedicata alla Sostenibilità.
L’head line è: “non sprecare niente per accogliere tutto e tutti”. Il programma: 1) un modello di economia circolare; 2) un uso ridotto dell’acqua; 3) un ambiente di lavoro inclusivo per valorizzare il capitale umano. Tra le novità lanciate da Make it possible troviamo il più recente programma “People’s Place Program” per una maggiore rappresentanza delle comunità di colore e indigene nella moda e nei settori creativi.
Ad oggi l’80% degli stilisti di Hilfiger ha seguito una formazione sulle strategie della moda circolare e nel 2019 il 72% del cotone utilizzato dall’azienda a livello globale proveniva da fonti sostenibili. L’azienda americana fondata nel 2008 a New York è in costante crescita di fatturato e nella linea dei prodotti.

Intimissimi, ASH, Timberland, Gucci, Ferragamo, Armani (“la filosofia alla base del mio marchio è da sempre la sostenibilità”); Dolce & Gabbana, Versace, Cucinelli, Prada, Calzedonia, Max Mara, Benetton; OVS, e tanti altri che vorrei citare: ciascuno ha riservato spazio alla Sostenibilità e alle innovative azioni di sostegno.

La creatività è la cifra del modo della Moda, e le imprese italiane sono al primo posto grazie proprio alla capacità di leggere il tempo, interpretarlo attraverso forme e colori di abiti per ogni circostanza.

Ebbene le case della moda sono le più creative nei programmi di Sostenibilità, primeggiano nella Capacità di Relazione, nella Attenzione all’Umano, nel Realismo, Innovazione, Uso delle Tecnologie. Interpretazione del Contesto Sociale  ecc.

Leggere la storia di ciascuna Maison è imparare concretamente lo sviluppo sostenibile con creatività.

Bruno Calchera
Direttore Responsabile

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